L’Italia e il merito, i risultati (sconfortanti) della prima comparazione europea

L’Italia e il merito, i risultati (sconfortanti) della prima comparazione europea
Esiste uno spread molto più pericoloso di quello sui bond per il futuro dell’Italia: è lo spread del merito, che ci vede buoni ultimi in Europa a livello di meritocrazia

Il merito è una delle variabili chiave nel determinare i livelli di benessere e sviluppo di un paese. Di questo ne sono convinti più o meno tutti, ma spesso solo a parole. Nei fatti, la realtà è molto distante dai desiderata. In particolare in Italia, dove il dibattito sul merito ha subito un pericoloso ridimensionamento proprio a cavallo della crisi, e i framework del tessuto istituzionale e economico, i meccanismi che regolano la selezione della classe dirigente, ma anche la vita quotidiana delle amministrazioni e delle organizzazioni, sembrano essere molto distanti dalle prassi dei paesi più virtuosi.

Tuttavia, mentre per le principali performance del sistema socio-economico esistono indicatori oggettivi dai quali far discendere analisi e politiche, sul merito – almeno fino ad oggi – si è ricorsi a indagini basate sulla percezione di cittadini e lavoratori. Per questo il Forum della Meritocrazia (FdM) – associazione non profit che si propone di diffondere la cultura del merito nel nostro Paese – ha elaborato il “Meritometro”: il primo indicatore quantitativo di sintesi e comparazione del merito alla cui definizione ha lavorato un team di ricercatori dell’Università Cattolica con il contributo di esperti e uomini d’azienda.

Una prima grande questione, parlando di merito, è tentare di darne una definizione, senza incorrere in luoghi comuni o strumentalizzazioni. Per questo la costruzione del Meritometro è partita proprio dall’individuazione delle componenti principali del merito, i sette “pilastri”.

Libertà
L’insieme delle condizioni normative, istituzionali, finanziarie, sociali, politiche e di mercato in grado di determinare il grado di libertà degli individui e delle organizzazioni in un dato Paese.
Pari opportunità
Un Paese meritocratico garantisce a donne e giovani condizioni di eguale accesso alle posizioni di leadership nell’economia, nella società e nella politica.
Qualità del sistema educativo
Un sistema educativo efficace e efficiente garantisce elevati livelli di istruzione per tutti, aiuta i singoli a sviluppare le proprie doti, limita le uscite premature dal ciclo di studi e favorisce l’acquisizione di risultati soddisfacenti in termini di apprendimento.
Attrattività per i talenti
Un Paese che sa attrarre e trattenere i talenti riconosce e valorizza le competenze dei singoli. Nell’economia della conoscenza i talenti generano innovazione e ricchezza, elementi indispensabili per essere competitivi a livello internazionale.
Regole
Un Paese dove i diritti, la sicurezza, le regole e la giustizia sono realmente efficaci nel garantire i cittadini e le imprese è in grado di generare un ecosistema favorevole al merito e alla sua valorizzazione.
Trasparenza
Un Paese corrotto è caratterizzato da meccanismi premianti diametralmente opposti a quelli del merito e della competenza. Ciò è vero, sia nelle attività relative alla Pubblica Amministrazione, sia nei rapporti economici dei privati con la PA.
Mobilità
Il livello di mobilità sociale di un Paese è garanzia per la valorizzazione del merito. In particolare, l’accezione di mobilità adottata nel Meritometro si riferisce alla possibilità di accesso ai gradi di istruzione superiore da parte di allievi con genitori dal titolo di studio non elevato.

Ciascun pilastro del merito è misurato attraverso uno o più indicatori quantitativi. Qui i requisiti posti sono, oltre alla coerenza con la dimensione a cui fanno riferimento, la misurabilità e la disponibilità attraverso fonti ufficiali e autorevoli. Questo consente non solo di avere dati affidabili ma anche di poter avviare una serie storica di monitoraggio dell’andamento del Meritometro e delle sue componenti.

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In ambito europeo, considerando le 12 realtà nazionali per le quali risultava disponibile il set completo dei dati, i Paesi più meritocratici risultano essere quelli scandinavi, seguiti da Germania, Paesi Bassi, Gran Bretagna, Austria e Francia.

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L’Italia è in un’ultima posizione, con un punteggio di 23,3 pari a meno della metà della Finlandia (67,7) Paese europeo più virtuoso, ma anche inferiore di oltre dieci punti alla Polonia (38,8) e alla Spagna (34,9).

I pilastri della libertà e della mobilità sociale sono quelli che denotano le maggiori disparità tra i Paesi. In entrambi i casi il nostro Paese si presenta all’ultima posizione. I pilastri che vedono una negativa caratterizzazione del nostro Paese, insieme a Polonia e Spagna, ma una sostanziale “uniformità” tra gli altri, sono quelli delle regole e della trasparenza. C’è poi un terzo cluster di pilastri dove si notano differenze sostanziali tra i Paesi del nord e i restanti: ci riferiamo all’attrattività per i talenti e alle pari opportunità. Da ultimo il pilastro della qualità del sistema educativo che presenta dei valori sostanzialmente omogenei tra i vari Paesi, pur mantenendosi una marcata supremazia dei Paesi del nord Europa e un costante ultimo posto per l’Italia.

Nel complesso, la posizione del nostro Paese nel raffronto europeo è sconfortante. Siamo ultimi nella classifica generale, ma anche nelle classifiche relative ai singoli pilastri, con la sola eccezione dell’attrattività dei talenti, dove siamo in penultima posizione. Rispetto ai valori medi, i gap maggiori si riscontrano nei pilastri della trasparenza, delle regole e della libertà. Ne risulta la fotografia di un Paese che non consente un’adeguata valorizzazione del merito, sostanzialmente “opaco” nei meccanismi di selezione, con una bassa mobilità e un sistema di regole poco chiaro e trasparente.

Tutti sappiamo che da noi, le “conoscenze giuste” in molti casi contano più delle competenze e che per avviare un’attività è necessario affrontare ancora iter burocratici eccessivi. Ma ciò che non è ancora chiaro a molti è quanto questa “palude” ci stia immobilizzando e quanto la meritocrazia, generando ricchezza e maggiori opportunità, sia un fattore strategico per competere nell’economia della conoscenza. Non è un caso che l’Economist abbia recentemente dedicato un approfondimento al tema “An hereditary meritocracy”, interrogandosi sulle ragioni per cui l’american dream si stia appannando dietro il privilegio di nascere da genitori facoltosi e con prestigiose posizioni professionali, che possono assicurare la formazione scolastica migliore ai figli e analizzando le modalità attraverso le quali l’amministrazione Obama sta cercando di invertire la tendenza.

E’ necessario, quindi, agire anche da noi per recuperare uno spread ancora più preoccupante di quello sui bond, lo “spread del merito” che oggi è a quasi 30 punti dalla Germania. Si tratta di agire nel medio/lungo termine sulle condizioni di contesto che possono favorire il merito, rendendo il complesso di regole più chiaro ed efficace, ma anche ponendo la valorizzazione del talento al centro dell’agenda dei decisori in tutti i campi dalla PA alla scuola, dalle politiche giovanili alle pari opportunità, fino ad arrivare al settore privato. Un ruolo fondamentale di indirizzo e di esempio è giocato dai leader sia della politica, sia del settore privato. Sul fronte politico, ci si dovrebbe sforzare nel valutare l’impatto sul merito di ogni nuovo provvedimento adottato. Sarebbe auspicabile poter misurare l’impatto meritocratico di ogni atto della PA e saper dire, ad esempio, quanto merito è presente nel disegno di legge sulla pubblica amministrazione, nelle norme riguardanti la “buona scuola” o l’Università. Inoltre, i leader pubblici dovrebbero agire sui propri comportamenti e sui criteri in base ai quali vengono fatte le nomine nelle amministrazioni e nelle società a partecipazione statale, tanto più che il settore pubblico è il principale datore di lavoro in Italia. Troppo spesso, infatti, ci siamo abituati, per non dire assuefatti, a tollerare comportamenti che in altri paesi risulterebbero non tollerabili, assistendo a nomine in posizioni apicali di figure che non rispettano criteri meritocratici, ma piuttosto logiche di appartenenza. Questo paradigma va cambiato e la classe politica deve dare l’esempio in tal senso.

Nel settore privato è opportuno far comprendere, partendo dai CdA fino ad arrivare al management operativo, quanto investire sul merito sia in ultima analisi premiante per le performance delle imprese, la soddisfazione dei lavoratori nonché per rafforzare la responsabilità sociale delle imprese. Elementi indispensabili nella competizione internazionale per la quale occorre puntare sulla valorizzazione del talento e delle capacità di innovazione.

La strada è in salita, ma occorre percorrerla proprio per il bene delle giovani generazioni alle quali offrire un paese migliore da (ri)costruire su pilastri solidi e meritocratici.

Giorgio Neglia, consigliere Forum della Meritocrazia
Luigi Ferrata, responsabile affari istituzionali Forum della Meritocrazia

ultima modifica: 2015-03-22T07:22:07+00:00 da Giorgio Neglia e Luigi Ferrata

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