Tutti in piazza per Tunisi

Tutti in piazza per Tunisi
Indigniamoci, prima che sia troppo tardi. Indigniamoci per le vite troncate dalle lame degli assassini, per le donne degradate e violate, per i bambini trasformati in mostruosi carnefici. Altro che la Bce, altro che Wall Street, indignarsi per Tunisi, di questo c'è davvero bisogno, per questo vale la pena scendere in piazza.

E adesso andremo in piazza contro il terrorismo islamico? Non lo abbiamo fatto per Charlie perché pochi sono bravi come noi italiani nei distinguo che coprono l’ignavia. Lo faremo per i nostri concittadini ammazzati a Tunisi? E lo faremo per i tunisini, gli eroici tunisini che, soli e orgogliosi, hanno scelto a stragrande maggioranza un governo laico sfidando non solo il Califfo, ma i tanti sepolcri imbiancati i quali preferiscono scendere a patti o magari s’illudono che esista un volto presentabile, moderato come si dice, del fondamentalismo musulmano da usare come cuscinetto.

E’ una domanda retorica la mia? In parte sì, perché temo di conoscere già la risposta (o meglio le risposte, anche qui i distinguo si sprecano). Ma in parte è un interrogativo sincero: non posso e non voglio escludere che le coscienze assopite vengano risvegliate dal sangue delle vittime innocenti e dalla consapevolezza che possa toccare anche a noi perché non si tratta di una guerra esotica, lontana, una delle tante da guardare in televisione.

A che cosa serve una manifestazione? E’ servita la grande adunata parigina? Certo non serve a sconfiggere un terrorismo diffuso che s’annida nel cuore dell’Europa, tanto meno a fermare nelle sabbie del deserto le armate del Califfato o a impedire che i boia neri taglino le gole ai prigionieri. Ma senza dubbio lancia un messaggio chiaro: siamo pronti a rispondere con le nostre armi, quelle della democrazia, dei valori umani, della libertà. Abbiamo paura, però non ci arrendiamo. Come non ci siamo arresi a Poitiers, a Lepanto o a Vienna, dove subì tre decisive sconfitte l’imperialismo islamico che comincia, meglio non dimenticarlo, subito dopo la morte di Maometto. Siamo stati in grado di fermare ben altri califfi, figuriamoci questo califfo straccione.

Ma in Italia chi prenderà l’iniziativa? La sinistra è bloccata dalle sue beghe interne e comunque per lei tutto ruota attorno alla questione palestinese; annichilita dalla vittoria di Netanyahu riparte in quarta solo per demonizzare l’avversario. La destra egemonizzata da Matteo Salvini pensa unicamente ai barconi, agli immigrati, ai blocchi navali, per lei l’Isis è un centro di reclutamento per vu’ cumprà. La destra moderata piange l’onore perduto di Silvio Berlusconi. Per i 5 stelle al-Baghdadi è un agente della Cia. E poi c’è il caso Lupi, quello sì che riscalda gli animi ed eccita Montecitorio.

Se questo è il quadro (sembra caricaturale, ma è solo realistico), sarà difficile che possa fare la prima mossa qualche legittimo rappresentante del popolo italiano eletto per difendere interessi particolari, piccoli e grandi privilegi di una società satolla e conservatrice, compiaciuta della propria stagnazione pur di salvare la roba (è questa la questione sociale che si nasconde dietro il debito pubblico). Tuttavia, chissà, meglio sperare che qualcosa accada nella coscienza collettiva, che un trauma risvegli la bella addormentata prima che il principe del male arrivi a darle il bacio della morte.

Indigniamoci, prima che sia troppo tardi. Indigniamoci per le vite troncate dalle lame degli assassini, per le donne degradate e violate, per i bambini trasformati in mostruosi carnefici. Altro che la Bce, altro che Wall Street, indignarsi per Tunisi, di questo c’è davvero bisogno, per questo vale la pena scendere in piazza.

ultima modifica: 2015-03-19T17:00:52+00:00 da Stefano Cingolani

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