La vittoria di Vincenzo De Luca alle primarie del Pd in Campania, in vista delle regionali, conferma puntualmente la lettura di una linea renziana, sintesi tra vecchio e nuovo nella sinistra, ma ancora più radicalmente apre lo sguardo su qualcosa di mai visto nella politica italiana. Si tratta di un “ircocervo”, per dirla con Croce, un mix di parole “nuove” e personaggi vecchi proiettati direttamente verso la cosiddetta società civile, senza alcuna mediazione: il trionfo dell’Ego in politica. Altro che Berlusconi, che pure non mancava di peso nel campo dell’egotismo, ora siamo ben oltre. Se analizziamo i profili di Renzi e De Luca cogliamo aspetti che si sovrappongono nel metodo, nonostante la rilevante differenza di età. Non si sa quindi se sia stato De Luca a lanciare Renzi sul terreno della post-politica oppure il contrario.

Certo è che De Luca, sindaco di Salerno, città che conosco bene, figura tra il napoleonico e il levarsi del dito medio alla Masaniello, ha inaugurato un metodo politico già direttamente post-politico. Trasmissioni televisive a senso unico senza contraddittorio, con accuse dirette agli avversari e in generale a chiunque non godesse delle simpatie del super-sindaco, giudizi netti e radicali sui costumi dei cittadini e degli amministratori, con tanto di pendant nei comizi, che circolano su youtube come prodotto esemplare di questa mitografia costruita ad arte. Una scenografia in cui giganteggia l’uomo forte, il Capo “de sinistra”, ma che parla un linguaggio di destra, anzi spesso anche delle peggiore destraccia, ma nessuno se ne cura, perché – ecco il punto – in primo luogo viene dal PCI, quindi è santo a prescindere, e poi contano i risultati, in qualunque modo arrivino, e su questo terreno il super-sindaco si afferma come pragmatico amministratore senza ideologie – e quindi con la superideologia più pericolosa, come scriveva Augusto Del Noce – e portatore di risultati, il famoso personaggio che “porta a casa il risultato”. Un politico che si spaccia per tecnico-amministratore facendo della politica il terreno del superamento della stessa politica: ecco la post-politica. Fare politica superando la politica: un capolavoro del nichilismo italiota.

C’è sempre qualcosa di urgente da fare in questo benedetto Paese ed ecco spuntare alla bisogna il super-sindaco o il super-presidente che prendono il leggendario toro per le corna e si danno da fare, si rimboccano le maniche, insomma fanno come Berlusconi, solo con quel tanto di nichilistico senso di annientamento della loro stessa storia che Berlusconi non adoperò con la propria. “Citizen Berlusconi” è stato il cittadino imprenditore che ha tentato di fare politica attraverso il governo e l’opposizione, magari non riuscendoci, ma collaborando con i partiti a fare politica; Renzi e De Luca sono i professionisti della politica che fanno di tutto per fare politica superando la politica. Un capolavoro italiota. Piccolo particolare: il senso della misura è la cifra della vera politica, quella che porta i risultati duraturi, che durano nel tempo. Renzi e De Luca – che oggi ringhia contro la Legge Severino, che ieri andava bene, perché beffava il Nemico Berlusconi – tendono sempre a tirare la corda fino al limite. Alla fine, questa si spezza e si finisce per ravvisare verità nelle fonti antiche: il diavolo fa le pentole, ma non i coperchi. Renzi se ne accorgerà dopo Pasqua, dopo la polvere accumulata sulle chiacchiere relative alla banda larga, la riforma della scuola e la riforma del mercato del lavoro senza decreti attuativi e con il carico di una deflazione che comprime la domanda interna e dunque lo sviluppo delle aziende che dunque, decreto e detassazione o meno, non assumeranno con tanta facilità. Perché il cittadino che fa politica capisce che si debba partire prima dall’abbassamento delle aliquote fiscali, diciamo di tre punti; il professionista post-politico, invece, parla di “riforme strutturali”, “rottamazione” e “moralità”, dopodiché, come con il vecchio Nick Carter, “l’ultimo chiuda la porta”. E l’ultimo non sarà lui, questo è certo.

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