Sabato scorso sono “volati gli stracci”, in concomitanza con il Consiglio Nazionale del Partito Liberale Italiano (PLI), riunito in assise a Roma presso il centro Congressi Cavour. Un CN convocato in tutta fretta, per arrivare alla revoca della figura del Coordinatore Nazionale Organizzativo (C.N.O.), come anticipato da Formiche.net in altri racconti digitali. Un ruolo, fino a sabato, coperto “degnamente” da Daniele Toto, già deputato di centrodestra (nelle ultime politiche si è presentato con il FLI). Degnamente sì, tranne che per i vertici del Partito Liberale Italiano, perché il suo super-attivismo organizzativo li ha quasi spaventati.

Toto si è difeso come un leone, ma non c’è stato niente da fare, perché la mozione di revoca di questa figura politica è stata votata da 33 membri del partito (contro 12 pro Toto), “amici” anche personali di Stefano de Luca (presidente PLI) ormai sulla crisi di nervi nel rapporto con il turbo-liberale abruzzese. Soprattutto quando, durante il CN, Toto, giustamente ha ricordato all’ex deputato e sottosegretario siciliano, che un bravo politico è quello che si presenta alle elezioni e che nel territorio di riferimento (la Sicilia e Palermo nel caso di de Luca) fa la differenza in termini di voti.

Un po’ per l’età (il presidente del PLI ha oltre 70 anni) un po’ perché la politica italiana, in questi ultimi anni, è profondamente cambiata, de Luca non ha molte carte da giocarsi in una competizione elettorale presente, ma anche futura. Il timore di prendere pochi voti è diventato un alibi/incubo anche per altri dirigenti del partito, che non riescono, da tempo, a mettere in campo liste elettorali (trincerandosi dietro la pezza a colori dell’assenza di condizioni politiche idonee) e tantomeno si presentano mettendoci direttamente la faccia.

D’altronde, se non lo fa il “generale” (de Luca), perché dovrebbe farlo il soldato semplice del partito?. Tant’è che dalle politiche 2013, dove il PLI, a Roma, aveva raccolto appena 3.500 voti, si è scesi prima a 1.500 con il candidato-sindaco Edoardo De Blasio (attuale coordinatore della segreteria politica del partito) accompagnato in lista dall’ex parlamentare dei Radicali, Ilona Staller, più popolare in Italia come “Cicciolina”. Per arrivare alle Europee, dove il rappresentante dei liberali nella maxi circoscrizione Lazio-Umbria-Toscana e Marche non è andato oltre i 580 voti (numeri da primo dei non eletti in un quartiere medio di Roma). Un vero successone, verrebbe da dire.

La fiamma liberale non interessa più anche perché, ormai, sono tutti liberali (gli stessi Renzi e Salvini si presentano come tali),  almeno a parole,come si permise di dire (giustamente) l’ex presidente del CN Paolo Guzzanti (tornato alle Europee a candidarsi con Forza Italia, senza che nel PLI, dove in quel periodo era ancora in carica – nessuno si permettesse di mandagli neppure una lettera di diffida). Non si capisce perché ci sia tutto questo astio nei confronti dell’ex parlamentare abruzzese. Toto durante il CN ha parlato chiaramente di gelosie e invidie personale, che di politico hanno ben poco. Comunque, adesso, De Luca ha raggiunto il suo obiettivo: Toto non è più il CNO, ma è un partito senza motore. Tutti fermi ad incontrarsi in sterili riunioni di partito che non portano a nulla, compresa la lotta inutile del PLI sulla privatizzazione della RAI, come se la tv di Stato avesse paura di 10 bandiere sventolate stancamente lungo viale Mazzini per qualche ora. Non è difficile pensare che Daniele Toto possa, prima o poi, decidere di non perdere più tempo migrando in altri lidi liberali, dove mettere a sistema la rappresentatività raggiunta in Abruzzo e il “tesoretto” di relazioni politiche costruite ai tempi di AN e poi PDL. Se ciò dovesse avvenire anche Ivan Catalano, ex deputato M5S, uscito dal gruppo misto per seguire Toto nel PLI, potrebbe abbandonare il partito di de Luca.

In Friuli Venezia Giulia il coordinatore del Triveneto Maurizio Facchettin sta osservando, con grande attenzione, gli sviluppi di questo disastro (non ha partecipato per scelta al CN, perché è stanco di questo litigi inutili), con articoli che hanno messo in piazza (in Rete) il malessere interno al partito, ma soprattutto i numeri da prefisso telefonico del PLI (nel 2013 su scala nazionale è stato raggiunto lo 0,08 per cento e liste in appena sei circoscrizioni). Se dovesse “migrare” anche il giovane liberale triestino, corteggiato in FVG da grandi partiti come Forza Italia (sul territorio si parla solo di lui e del sindaco di Cividale del Friuli Balloch, anch’egli di FI) o dall’incubatore liberale “Rivolta l’Italia”, tutti gli sforzi di rappresentatività del PLI verrebbero azzerati in un battere di ciglia. Il PLI tornerebbe nell’anonimato da cui anni fa l’ha tirato fuori proprio Stefano de Luca, che, oggi, rischia di passare alla storia come il politico che sta per chiudere definitivamente il rilancio di questo storico e bellissimo marchio politico.

Un destino segnato anche dal fatto, che, nessuno oggi dei 33 votanti, ha avuto il coraggio di dire all’”amico” De Luca, che probabilmente, dopo questi errori marchiani di strategia politica, c’è solo un titolo: THE END.

Il “re è nudo” e il partito è un gruppo di “amici”, con una passione per le teorie politiche liberali, ma niente di più. A torto o a ragione è così e il caso Toto lo conferma chiaramente.

A fine maggio ci saranno sette regioni che andranno al voto (per le amministrative) e il PLI non avrà liste in nessuna di queste regioni. Aveva poi così torto l’ex CNO Daniele Toto? Secondo me, no! D’altronde, se in una riunione pre-Europee, cui ho partecipato, il prof. senatore Pietro Ichino (allora Scelta Civica, oggi PD) invitò proprio Edoardo De Blasio (PLI) a riporre nella tasca (non vi dico la faccia del dirigente del PLI) un’idea di Scelta Europea, con all’interno il logo del PLI (tant’è che furono inseriti solo Centro Democratico, Scelta Civica e Fare per fermare il declino), che peso politico (nell’ambito di future alleanze) può avere un brand che, oggi, presumibilmente, è anche sotto lo 0,08 per cento, di cui ha parlato Daniele Toto sabato a Roma?

 

Di seguito il testo della lettera, a firma di Daniele Toto, di risposta alla mozione di revoca della figura di C.N.O.

 

 

Oggetto:  Documento da valere parte integrante del verbale del Consiglio Nazionale del 21 marzo 2015.

Ordine del Giorno: 

  • • Proposta di revoca dell’incarico al Coordinatore Nazionale Organizzativo e determinazioni consequenziali;
  • • Elezione di membri del Comitato dei Garanti;
  • • Dibattito politico.

 

Spett.le Consiglio Nazionale,

visto l’OdG che non riguarda solo la proposta di revoca dell’incarico conferito al sottoscritto da questo Stesso Consiglio nell’ottobre scorso. 

Premetto che:

Non mi è dato sapere se a Voi Tutti, Colleghi, è stato consegnato il verbale della riunione del 4 marzo u.s. della riunione della Direzione Nazionale convocata ad horas e con all’Ordine del giorno la sola “Convocazione urgente del Consiglio Nazionale”;

Non so se è stata del pari consegnata la diffida che, avvertito notte tempo informalmente del fatto che la riunione avrebbe avuto ad oggetto la mia espulsione e non potendo essere presente, mi sono visto costretto a far trasmettere dal mio legale auspicando che il buon senso in uno ai principi democratici che quotidianamente dovrebbero ispirare l’azione del Partito, al Suo interno, prima che verso l’esterno, avrebbero condotto ad un contraddittorio serio ed informato, e non ad una proposta dai toni esasperati e priva dei colori della politica che dovrebbe avere un occhio attento per le garanzie, il rispetto intesi nel senso di tutela anche delle minoranze.

Per esprimere un voto sulla “proposta” è necessario leggere il verbale del 4 marzo (che pertanto allego in uno alla diffida trasmessa dal mio legale doc. 1 e 2), unico che mi è stato consegnato, mentre non è possibile leggere il verbale del 17 dicembre 2014 che nonostante sia stato chiesto per iscritto (anche con la predetta diffida) ad oggi non è stato trasmesso, con ciò violando il basilare principio di trasparenza, contraddicendo il metodo democratico.

La conoscenza dei fatti che mi vengono contestati e che non possono dirsi noti, in quanto non parliamo di vicende pubbliche con rilevanza sui quotidiani, ma di fatti che hanno riguardato il ruolo da me sinora svolto, è essenziale.

Tornando al verbale del 4 marzo u.s. si legge appunto che “vorrei portare avanti i miei interessi” non meglio specificati e non perché miei, necessariamente contrari al Partito; sul comunicato successivo alla riunione del 17 dicembre (il cui verbale è segregato) si parlava invece del fatto che avrei organizzato un evento, quello di Bologna, in gran segreto.

Circostanza questa smentita dai fatti, per cui allego e chiedo sia acquisita agli atti l’approvazione del comunicato da parte del Segretario Nazionale (doc. 3) a cui corre l’obbligo spiegare come può la Direzione Nazionale oggi contestarmi un qualcosa di cui tutto il Partito sapeva e per cui vi è stata la Sua approvazione. 

Diversamente opinando, dobbiamo concludere che siamo stati in due a sbagliare ed entrambi per aver agito nel rispetto delle rispettive prerogative previste da Statuto.

Ma se rientrava come difatti rientra nelle esclusive prerogative del Coordinatore Nazionale organizzare eventi, è evidente che non possa essere revocato per aver lavorato fattivamente su iniziative (ben tre e di rilevanza ed impatto su tutto il territorio) che gli spettavano.

Avrei invece dovuto essere revocato se non avessi organizzato alcunché.

Bisogna quindi considerare che in soli pochi mesi ho organizzato l’evento di cui tanto si discute a Bologna (approvato dal Segretario Nazionale ed apprezzato dall’ALDE), uno ad Arezzo nel febbraio scorso ed un altro si terrà sempre ad Arezzo prossima settimana.

Non sta a me rilevare l’importanza delle tematiche trattate e non meno delle personalità che hanno partecipato e che parteciperanno.

Devo invece aggiungere, mio malgrado, come l’inopinata idea di pubblicare un comunicato che contenesse una mozione di sfiducia nei miei confronti abbia comportato l’allontanamento di persone come Marco Spotti che avevano inteso far aderire liste civiche come Territorio ed Autonomie.

E questo solo perché qualcuno ha pensato di agire per colpire il Singolo che è stato nominato da questo Consiglio pochi mesi fa e quindi per un mero spirito di contrasto e non certo costruttivo o da costruire su valori che credevo fossero comuni a Tutti Coloro che sono ai vertici del Partito.

E’ chiaro invece che nel caso specifico si stanno utilizzando due pesi e due misure (il Segretario Nazionale ha ben agito, il C.N. no!, e ciò al di là della mancanza di realità nella rappresentazione dei fatti).

Di contro, neanche si può tacciare questo Coordinatore di aver agito contrariamente allo spirito del Partito per il sol fatto di essere stato contattato da altre forze politiche e ciò in quanto non ho mai nascosto le mie “Amicizie”; né tanto meno dei miei dialoghi personali e non necessariamente politici con gli Stessi può un uomo essere obbligato a doverne riferire, soprattutto se determinati rapporti sono nati molto prima e al di fuori del partito; di quelli politici siete invece stati sempre rese edotti e non credo mi si possa riferire un comportamento di poca correttezza nei confronti dei Colleghi di Partito. 

E veniamo quindi alla mia idea politica, al fine di verificare se la stessa si sposi o si scontri con quella di questo Partito.

Dico immediatamente che il problema nei miei confronti è di alcune persone (e se fosse di Tutti lo vorrei certo sapere, per questo non mi sottrarrò al voto) che evidentemente hanno un’idea della politica che non sposa i dettami di cui all’art. 49 Cost.. 

Il mio pensiero è esattamente quello di un Liberale (e tale riconoscimento mi è stato dato anche dopo l’incontro di Bologna proprio dagli esponenti dell’ALDE doc. 4) che rispetta profondamente il significato dell’art. 49 della Carta Costituzionale oltre che quanto significativamente descritto dalle disposizioni del 2013.

La legge del 2013 ha chiarito prima di tutto un’esigenza fondamentale e cioè la necessità un sistema di regole che garantisca la democrazia interna dei partiti politici e la trasparenza del proprio funzionamento, “individuando un punto di equilibrio fra il principio di libertà di associazione politica che costituisce un fondamento di ogni democrazia) e le altrettanto rilevanti esigenze di legalità che devono assistere ogni intervento pubblico di sostegno”.

 E’ evidente che la mozione che è stata mossa nei miei confronti (e l’esito del voto chiarirà anche questo) dimostra che non vi sia una democrazia interna né si agisce in ossequio alla trasparenza e ciò quantomeno nella Direzione Nazionale. 

E’ sufficiente analizzare il fatto per affermare con serenità quanto sopra e rilevare che: i) non è stato osteso il verbale del 17 dicembre u.s. nella qual occasione sono state date ampie spiegazioni sull’evento di Bologna; ii) si preferisce dire ancora il 4 marzo u.s. (cfr. verbale) che l’On. Toto non si sarebbe giustificato pur avendone la possibilità, quando il 17 dicembre ha offerto ogni utile spiegazione e se ciò non fosse stato davvero ritenuto sufficiente perché non chiarirlo in un incontro della Direzione con un’apposita audizione invece di nascondersi dietro una non “palese” convocazione ordinata ad horas; iii) dal verbale del 4 marzo si evince chiaramente che i voti favorevoli sono più per “partito preso” che per una effettiva riflessione rispetto ai fatti ad oggi ignoti ai più, difettandone la conoscenza; iv)  democrazia interna impone un dibattito sui fatti che non deve essere tradito da (pre)giudizi sulle persone, ma alle stesse deve essere data la possibilità di agire, confrontarsi e dare il proprio contributo, prima di ogni giudizio; v) la trasparenza è garantita solo dalla conoscenza che nel caso di specie non può dirsi essere stata garantita; iv) e ciò che maggiormente ha difettato nel “procedimento” di convocazione di questo Consiglio è stata la sordità dimostrata anche a fronte della richiesta scritta e della diffida ricevuta.

Né miglior apprezzamento può avere il fatto che si sia inteso esautorare il Comitato dei Garanti – la cui composizione peraltro oggi si intenderebbe modificare e ciò in spregio al dettato dello Statuto –, nascondendosi dietro una decisione politica.

Chiaro è che se lo Statuto gli ha attribuito un ruolo, l’unico possibile all’interno del Partito è quello di sottoporre allo Stesso decisioni che afferiscono appunto a comportamenti rilevanti sotto il profilo “disciplinare” che altro non possono significare in una realtà propria dell’associazione politica, comportamenti rilevanti rispetto alla linea politica del partito, o anche rispetto ai compiti affidati dallo Statuto quando si ricopre un determinato ruolo nel caso di specie.       

Alla luce di tutto quanto esposto, sommessamente ritengo che un partito che debba funzionare secondo un metodo democratico abbisogna di regole che ciò consentano.

E se oggi si delibererà la mia revoca, vorrà dire che lo Statuto non contiene strumenti di democrazia interna e quindi applica un metodo non  democratico, posto che non prevede un istituto (pur prescritto dalla norma) che definisca i contrasti interni come nel caso di specie e pertanto dovrà essere oggetto di attenzione da parte dei competenti Organi. 

In attesa di un sollecito e puntuale riscontro, si porgono

Roma, 21 marzo 2015

Daniele Toto

 

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