Paure, falsi miti e scenari dietro l'accordo tra Facebook e alcune tra le maggiori testate di informazione per la condivisione di notizie e contenuti sul social network di Zuckerberg.

Notizia di queste ore, Facebook starebbe trattando da qualche mese con alcune tra le più importanti testate giornalistiche, in particolare New York Times e Guardian, per far sì che i loro contenuti siano fruibili direttamente sulle bacheche social degli 1,4 miliardi di utenti che popolano FB.

FACEBOOK, UNA MINACCIA PER IL GIORNALISMO?

Il progetto è ancora in fase di studio da parte di Palo Alto, ma la notizia di questa possibile partnership sta sollevando dubbi e domande su quali potrebbero essere i reali benefici per testate, come appunto il Nyt, che dispongono già di dispositivi che permettono di gestire, monitorare e in alcuni casi far pagare una quota di lettura ai loro utenti. Alcuni credono che un sistema simile sottrarrebbe loro parte del controllo che attualmente hanno sui dati sensibili dei lettori e sugli introiti pubblicitari derivanti da ogni articolo. Altri ritengono, in linea generale, che collaborazioni di questo genere potrebbero mettere in serio pericolo lo status – in verità già precario – del giornalismo, che in questi anni sta cercando faticosamente di adeguarsi al turn over imposto dai new media e dal digitale.

I TIMORI DI AGENZIE E GIORNALISTI

Secondo quanto riportato da Quartz – la testata digitale di Atlantic Media – tra giornalisti e commentatori si sarebbe levato un grido di disapprovazione rispetto alla suddetta ipotesi di partnership e molti avrebbero fatto appello a un articolo di David Carr che lo scorso anno, dalle colonne del New York Times, scriveva che una tale mossa avrebbe trasformato le media company in «servi della gleba in un regno dominato da Facebook». I principali motivi di preoccupazione di giornali e agenzie stampa sono: la possibilità di essere soggetti ai capricci di algoritmi misteriosi, la cessione di dati personali dei lettori direttamente a Mr. Zuckerberg – che si tradurrebbe nella perdita di introiti pubblicitari -, ed essere potenzialmente minacciati in maniera costante dall’arma della censura da parte di Facebook.

LA VERSIONE DI “QUARTZ”

Secondo Quartz, questa visione dei fatti è ingiustificatamente apocalittica. «Nessuna società ragionevole penserebbe mai di “svendere” tutti i suoi contenuti giornalistici esclusivamente a Facebook» scrive Leo Mirani. L’interesse dimostrato da alcune testate nei confronti di questo nuovo modo di pubblicare e diffondere le notizie, deriva piuttosto «dalla presa di coscienza che alcuni contenuti sono più adatti a formati diversi da un sito web di proprietà». Del resto, l’idea di fare giornalismo al di fuori delle pagine di un giornale o di un sito web non è nuova. Giornalisti e reporter sempre più spesso ormai «danno le notizie su Twitter, prima di andare a scrivere le loro storie per siti web o giornali, per esempio. E in ogni caso, ne fanno un uso molto diverso e molto più libero di quanto fanno con i canali più tradizionali. Un tweet non è una storia» spiega Mirani.

L’USO DI PIATTAFORME COME SNAPCHAT E YOUTUBE

Alcuni media, compreso lo stesso New York Times, utilizzano già da tempo altre piattaforme come Snapchat o postano video su YouTube e, in alcuni casi, incorporano i video sui propri siti web. «È più economico e più facile che firmare contratti costosi con servizi di hosting e distributori di contenuti che fanno essenzialmente la stessa cosa – spiega il giornalista -. Ma, questo, ovviamente significa anche cedere un certo controllo a Google che controlla Youtube, per esempio».

COME SARANNO LE NOTIZIE SU FACEBOOK

Ma come si configurerà una notizia su Facebook? Per Quartz non c’è bisogno di fantasticare molto perché ne abbiamo già degli esempi. Le enormi quantità di traffico Facebook ha diretto verso siti web di notizie da un paio di anni, infatti, hanno già portato alla creazione di contenuti specificamente orientati verso gli utenti del social network più famoso al mondo. Articoli che una volta potevano essere considerati come “stravaganti” oggi dominano i social network e scatenano il dibattito tra gli utenti. Stessa cosa per quel che riguarda le storie di vita comune. La loro caratteristica principale è quella di generare traffico sulla piattaforma social ed è proprio per questo motivo che hanno sopraffatto molti siti web. I media online spesso utilizzano strumenti come Crowdtangle per monitorare i concorrenti e individuare i post che generano maggiore traffico su Facebook, spesso con il preciso intento di riscrivere e postare quella notizia nel minor tempo possibile.

FACEBOOK: IL LUOGO D’INCONTRO TRA LETTORI, SPETTATORI E ASCOLTATORI

Nonostante tutti questi discorsi, la paura che Facebook possa essere in grado di esercitare una quantità eccessiva di potere sugli editori resta. Ma anche in questo caso, per Quartz si tratta di finti allarmismi. «Ritengo che si viva in un mondo di pura fantasia, se si pensa anche solo per un momento che Facebook non eserciti già questo potere. E da tempo. Basti pensare al passaggio ai video» spiega la penna di Quartz. «I giornalisti, come chiunque altro, possono essere resistenti al cambiamento, alcuni di noi mancano di lungimiranza – si legge -. Ma siamo tutti d’accordo su una cosa: vogliamo che il nostro lavoro sia letto, visto o sentito». E perché ciò accada, continua, «dobbiamo intrufolarci lì dove  lettori, spettatori e ascoltatori si riuniscono. Non possiamo continuare a insistere che vengano da noi. E oggi, quel luogo di ritrovo è proprio Facebook».

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