La Commissione di Bruxelles ha aperto due indagini formali su Google per abuso di posizione dominante e sospetti su Android. Ecco chi trae vantaggio da questa stoccata a Big G, sul fronte dell'e-commerce.

Big G sotto la lente di Bruxelles. La Commissione europea ha presentato ufficialmente le sue accuse contro Google per violazione della concorrenza. E lo ha fatto su due fronti: il primo – che rappresenta il naturale proseguimento dell’indagine iniziata nel 2010 – riguarda l’«abuso di posizione dominante nel mercato della ricerca su internet» nello Spazio economico europeo (SEE) per il quale è stata inviata uno “Statement of objection”, il secondo prevede l’avvio di un’indagine formale sulla possibile violazione delle regole antitrust Ue da parte di Android, il sistema operativo per smartphone del colosso di Mountain View.

TUTTE LE ACCUSE DI BRUXELLES

Nel documento preliminare, presentato dalla responsabile dell’antitrust europea Margrethe Vestager, la Commissione accusa Big G di aver messo in evidenza, almeno dal 2008, il servizio di “Google Shopping” nelle sue pagine dei risultati a prescindere dal merito specifico di una ricerca; di non applicare al suo sistema per lo shopping la logica delle penalizzazioni che normalmente applica sulla base di determinati parametri agli altri servizi analoghi. Non solo. La condotta di Google per Bruxelles avrebbe un impatto negativo sugli utenti, che non visualizzerebbero i risultati più rilevanti per lo shopping rispetto a ciò che hanno cercato, e sull’innovazione poiché la concorrenza – che sa già di non poter competere alla pari con Google – è disincentivata a investire.

I sistemi di Google estrarrebbero, spesso senza autorizzazione, informazioni da altri siti per dare risposte direttamente nelle pagine dei risultati, rendendo superflua la visita alla fonte dell’informazione. Secondo l’indagine dell’Unione Europea il colosso di Mountain View, inoltre, stringerebbe accordi commerciali per favorire il suo sistema di pubblicità online a scapito di quelli della concorrenza e imporrebbe agli sviluppatori di siti e applicazioni contratti che impediscono di passare facilmente a servizi diversi dai suoi per la pubblicità online.

AMAZON E EBAY: ECCO CHI TRAE VANTAGGIO DALLA MOSSA DELLA COMMISSIONE

Secondo il New York Times, la multa che la Ue infliggerebbe a Google potrebbe arrivare a 6 miliardi di euro (6,4 miliardi di dollari), circa il 10% dei ricavi annuali dell’azienda. Un gran brutto colpo. Ma mentre si attendono sviluppi nella vicenda, chi è che festeggia per la mossa della Commissione europea? In primis Amazon, l’impresa di Seattle lanciata nel 1995 e tra le prime a vendere merci su Internet, e eBay, la piattaforma che offre ai propri utenti la possibilità di vendere e comprare oggetti sia nuovi che usati, in qualsiasi momento, da qualunque postazione Internet e con diverse modalità, incluse le “aste online”. Si tratta di due tra i maggiori siti di e-commerce al mondo che, nonostante i fatturati da capogiro – 74,45 miliardi di dollari per Amazon e 14,07 miliardi per eBay -, farebbero volentieri a meno della presenza ingombrante di Big G.

IL COSMO DELL’E-COMMERCE TURISTICO

Sul fronte del turismo c’è Expedia, fondato nel 2001, che offre camere di hotel, voli aerei, autonoleggio, crociere, case vacanza, attrazioni e pacchetti completi e la cui strategia prevede una penetrazione forte anche nell’offline. Ancora, Booking.com, nato nel 1996 come una piccola start-up e adesso diventato un baluardo delle prenotazioni di alberghi e bed and breakfast online. Ma anche TripAdvisor e Yelp, veri punti di riferimento per le recensioni e le valutazioni di alberghi, ristoranti, locali e non solo. E Airbnb, il portale online che mette in contatto persone in ricerca di un alloggio o di una camera per brevi periodi con persone che dispongono uno spazio extra da affittare che nel giugno 2012 contava oltre 26.000 città in 192 paesi e ha raggiunto e festeggiato 10 milioni di notti prenotate in tutto il mondo. Un modello di business vincente a tal punto da spingere Forbes a definire Airbnb «il prossimo eBay».

IL COLOSSO CINESE ALIBABA GROUP

È molto probabile, secondo alcuni osservatori, che a gioire della tirata di orecchie a Google sia anche Alibaba Group, la compagnia cinese privata con sede a Hangzhou composta di una famiglia di compagnie attive nel campo del commercio elettronico, quali mercato online, piattaforme di pagamento e compravendita, motori di ricerca per lo shopping e servizi per il cloud computing. Nel 2012 due dei portali principali di Alibaba hanno gestito 170 miliardi di dollari in vendite, una somma maggiore delle vendite combinate su eBay e Amazon.com. La compagnia opera principalmente in Cina, e ha una valutazione stimata tra i 55 e 120 miliardi di dollari. Nel 2011 la Alibaba fu inserita nella lista delle 2.000 compagnie più importanti del mondo da Forbes, la Global 2000.

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