Di norma lenta, improvvisamente la giustizia amministrata dalla magistratura si fa veloce e, come la gatta frettolosa fece gattini ciechi, così, nella fretta di considerare il caso chiuso, si fa approssimativa rispetto all’accertamento della verità e lacunosa nel prendere per buona la versione stilata dalle non ineccepibili forze dell’ordine, come Polizia Roma – Mafia –  Capitale.

Però non si pensi e non si dica che la magistratura è una casta, altri parlamentari e medici, giornalisti e avvocati, possono esserlo, ma Essa, la magistratura, no! E non si osi chiedere che anche per loro come per altre categorie deve valere la responsabilità civile: loro, i magistrati, numi tutelari del diritto non sbagliano! Sì puo’ capitare un caso Tortora, ma….

La magistratura dispone ed esercita un potere? I tribunali sono il luogo del loro potere? False e perniciose credenze del popolino maligno e ignorante: loro, i magistrati, sono al di sopra di ogni sospetto, sono i sacerdoti integerrimi e intransigenti del diritto: un tabù inviolabile che spesso obbliga il cittadino a farsi investigatore per l’accertamento della verità dei fatti!

Orbene, due settimane fa, il 7 aprile, un medico 35enne R.P. è rimasto coinvolto tra le 13.30 e le 13.35 in un incidente stradale su Muro Torto a Roma: stando alla versione dei vigili Polizia Roma – Mafia – Capitale, II Gruppo, arrivati, in tre, sul posto ma mezz’ora dopo l’automedica e l’ambulanza del 118, avrebbe con il suo motoveicolo Kimco tamponato un anonimo autocarro targato EH924PM.

Nonostante le straordinarie, accurate e tempestive cure prestategli dall’equipe chirurgica del Policlinico Umberto I, dove il medico 35enne, giuntovi alle 14.00 in codice rosso, stava ultimando la specializzazione in anestesia, non ce l’ha fatta per il politraumatismo corporeo e alle 17.55 si è spento.

Lo stesso giorno i vigili di Polizia Roma – Mafia – Capitale, II Gruppo hanno trasmesso alla Procura della Repubblica di Roma i verbali di sequestro aventi ad oggetto 1) autocarro targato EH924PM, 2) motoveicolo Kimco targato DY76852 e caso da motociclista.

Il sostituto procuratore Roberto Felici, a sua volta, ha emesso, visti gli atti del procedimento penale n. 17286/15, (c/Moro), la convalida del sequestro visti i verbali redatti da Polizia Roma Capitale in data 7.4.2015…. Inoltre ha disposto la visione della salma e non l’autopsia e non previsto la prova cinetica o digitale irripetibile ai fini dell’accertamento della verità.

Insomma, il caso è chiuso: tamponamento e conseguente decesso. E l’informativa ai prossimi congiunti del deceduto di procedere per la visione invece dell’autopsia? E della disposizione per cui i prossimi congiunti del deceduto coadiuvano alle indagini per l’accertamento delle responsabilià? Niente di tutto ciò.

E qui scatta l’obbligo per il comune cittadino di farsi investigatore, di andare alla ricerca di testimoni, di superare mille e mille cavilli burocratici per la privacy, di fornire lui elementi consistenti per non considerare il caso chiuso, quando ad altri basterebbe pochissimo per acquisire e visionare, ad esempio, i tabulati del 118 con i cosiddetti dati sensibili, o eventuali telecamere che nella zona ci sono, fino ad ascoltare eventuali testimoni oculari!

Come si può considerare il caso chiuso e prender per buona la versione della pattuaglia dei tre solerti, veloci vigili di Polizia Roma – Mafia – Capitale, arrivata sul posto quando oramai i primi soccorritori, una dottoressa sui 30 anni, capelli biondi o castani chiari, se ne erano andati?

E come puo’ su una strada a doppia corsia, senza semafori, verificarsi un tamponamento? L’autocarro anonimo, trattasi di un furgone della Hertz, rispetto al motoveicolo Kimco che percorreva la corsia di sinistra dove stava? Era fermo o in marcia? E se si fosse immesso, come pare verosimile, da viale del Galoppatoio su Muro Torto senza rispettare l’obbligo della precedenza ed è andato a urtare il motoveicolo, tagliandoli la strada?

Ci sono tante, troppe falle nella versione colabrodo dei vigili che il magistrato ha preso per buona: l’onere di togliere l’infamia, l’onta di scriteriato, scavezzacollo al 35enne medico motociclista spetta così ai prossimi congiunti che pretendono la verità dei fatti non per vendetta ma per giustizia, meglio per una giustizia giusta che dovrebbe essere assicurata sempre e comunque dalla magistratura se non vuol sentirsi delegittimata.

 

 

 

 

 

 

 

 

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