Il Primo Maggio è ormai alla porte con il suo consueto bagaglio di festeggiamenti, retorica e – immancabilmente – di polemiche. Polemiche che quest’anno sono iniziate prima del solito, eccitate dalla coincidente inaugurazione di Expo 2015. In realtà, sebbene scaturite da fatti molto diversi, tutte hanno a che fare con il Lavoro come diritto e valore fondamentale: ripercorriamole velocemente.

Ad inaugurare le polemiche, lo scorso ottobre, i sindacati di categoria (Slc Cgil) dei lavoratori del teatro La Scala di Milano, che avevano invocato la sacralità della Festa dei Lavoratori per opporsi alla messa in scena della Turandot per la serata inaugurale di Expo 2015, il primo maggio. Alla fine la crisi è rientrata e la serata si terrà con l’atteso parterre di vip.

E’ seguita poi la polemica che si è chiusa con l’esclusione della rock band romagnola Nobraino dal concerto del Primo Maggio di Taranto, versione più giovane e politicamente connotata del concertone di Piazza San Giovanni a Roma. La causa? Una infelice quanto incomprensibile battuta sui canali social a proposito della recente tragedia del Canale di Sicilia.

Infine, il più recente scontro nato dalla diserzione in massa, al momento della firma dei contratti, da parte dei giovani che avrebbero dovuto iniziare a lavorare ad Expo 2015 a partire dal 1 maggio, con le rituali reciproche accuse di sfruttamento e “fannullonismo”. Un episodio che rivela ancora una volta la debolezza di un sistema che fatica a creare valore dal punto di vista lavorativo anche in occasione di eventi di portata straordinaria come Expo 2015.

Ma siamo certi che in occasione della Festa del Lavoro non mancheranno anche le più consuete polemiche sulla situazione del mercato del lavoro in Italia e i primi effetti del Jobs Act. Polemiche a parte, guardando agli ultimi dati diffusi dal Ministero del Lavoro, il mese di marzo ha fatto registrare la creazione di 92.000 posti di lavoro in più, con un aumento anche dei contratti a tempo indeterminato (+31.000 unità rispetto al -36.000 registrato a marzo 2014).

Seppur con tutte le cautele del caso – molte cose sono cambiate in quest’ultimo anno e timidi segnali positivi provengono da più parti – il Jobs Act sembra dunque confermarsi  un passo avanti nella giusta direzione (come si era già detto). Ora non bisogna cantar vittoria, ma al contrario è fondamentale proseguire nel percorso di riforme intrapreso, ricordando che è il mercato che crea i posti di lavoro, ma le leggi possono e devono creare le giuste condizioni perché il mercato cresca con il suo bagaglio di posti di lavoro.

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