Tu quoque Brute-Renzi, fili mi! Sì, sì, proprio Matteo il miglior prodotto del promettentissimo vivaio piddino, ha inferto il mortal colpo agli eredi del vecchio Pci. Proprio la news entry della logora vetusta politica consociativa, il miglior prodotto di quella cara ditta che, da tanta parte del rosso orizzonte di liberazione dell’uomo, il socialismo esclude e ha pervicamente escluso, si permette con tanta sicumera di assestare il colpo di grazia all’amalgama mal riuscito per dar vita al partito della nazione.

E chi, in fondo, è causa del suo male, non ha che da piangere se stesso e magari se gli riesce di scusarsi con il comandante Leone delle Brigate Rosselli, con quel gran signore che risponde al nome di Bruno Trentin quando nel lontano 2006 si sgolava a chiedere orrei morire socialista. Meglio guardare adTu quoque Brute fili mi! Sì, sì, proprio Matteo Renzi il miglior prodotto del promettente vivaio piddino ha inferto il colpo mortale agli eredi compossati del vecchio Pci. Proprio il miglior prodotto di quella cara ditta che, da tanta parte del rosso orizzonte di liberazione dell’uomo, il socialismo che pervicamente escluso, si permette con tanta sicumera di assestare il colpo di grazia all’amalgama mal riuscito per fare il partito della nazione.

E chi in fondo è causa del suo male non ha che da piangere se stesso e magari se gli riesce di scusarsi con il comandante Leone delle Brigate Rosselli, con quel gran signore che risponde al nome di Bruno Trentin, quando non più tardi del 2006 si sgolava: meglio guardare a una Federazione piuttosto che a un indefinito, immaginario Partito Democratico. Vorrei morire socialista.

Pacatamente, i finti ribelli nipotini della doppiezza togliattiana, sia di bella Speranza che dal volto D’Atto(r)re, dovrebbero riconoscere, rimembrando i convulsi natali in casa Cuperlo o la falsa kermesse livornese in salsa Civati, di essersi messi fuori gioco da soli: Renzi il viola ha giocato con loro come il gatto con il topo.

Patetico sbracciarsi e urlare, appellandosi alla Costituzione più bella del mondo vigente dal 1° gennaio 1948 e madre della consociativa Repubblica parlamentare, alla dittatura imminente del miglior prodotto del vivaio piddino che, senza colpo ferire, aveva già messo al bando la bobbiana distinzione tra destra e sinistra in nome della modernità e aveva traghettato senza nessuna titubanza il Pd nel Pse.

Agli eredi del vecchio Pci, ai nipotini della doppiezza togliattiana, non resta altro che stringere la mano all’uomo in felpa rossa metalmeccanica e riabbracciare i reduci dell’armata rossa di bertinottiana memoria: la mai avvenuta Rifondazione comunista, magari per far l’ultimo giro giro girotondo attorno al mondo, poi…tutti giù per terra, intonando il rosario di quanto era forte il Pci quando c’era lui, il Migliore.

Già il Migliore, di Antonio Gramsci gran fustigatore, che arrivato dal Cremlino con in tasca la svolta di Salerno con il Maresciallo fascista Badoglio, mise a segno due eccelsi colpi di mano: l’art.7 di pacificazione religiosa della Costituzione e la lavata di spugna sui crimini fascisti con l’amnistia di pacificazione nazionale, sotto la vigile regia del Vaticano e l’assistenza dell’Alcide gesuita De Gasperi.

Di cosa si lagnano ora i nipotini eredi della doppiezza di Togliatti che brindò con i miglioristi Re Giorgio e Em.ma alla gita fuori porta dei tanks sovietici a Budapest prima e poi a Praga? Semmai stupisce, ma non poi tanto, che nelle loro fila militi l’ineffabile Epifani, il Guglielmo intellettuale di provenienza, si racconta, giolittiana, dall’integerrimo Antonio Giolitti che non partecipò alla gita fuori porta a Budapest nè a Praga.

Insomma, il pestifero Matteo, abilissimo giocoliere come lo sono i gesuiti, li ha messi tutti, nessuno escluso, nel sacco, anche l’esperto compagno Fassina, forse l’unico a serbare in se il fulgido ricorso di Trentin, il lombardiano del Pci. Vincerà la partita dell’Italicum e del partito della nazione, il miglior prodotto del vivaio piddino? Risposta facilissima, sì per mancanza di avversari credibili, affidabili e validi.

Non resta da ultimo che fare, non già come la Russia di baffone che si è estinta, ma come i saggi compagni della rossa Emilia-Romagna, terra delle potenti Cooperative dispensatrici di tangenti e di libri altamente istruttivi ‘I miei Primo Maggio‘ sandinisti, i quali non soltanto non hanno votato Pd ma neanche Sel: si sono astenuti in massa, un modo per dire che nel loro Pantheon c’è più Gramsci che Togliatti, più Trentin che Landini, più Giolitti che Vendola!
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