Pubblichiamo un breve estratto scelto dalla redazione del saggio scritto da Padre Francesco Occhetta sull'ultimo numero della rivista Civiltà Cattolica

Con la legge sul divorzio breve il legislatore ha scelto di regolare una situazione a valle per alleviare casi di violenze fisiche, verbali e psicologiche presenti nella vita di molte coppie che si stanno separando.

Tuttavia, se questa logica risale a monte, al significato e al valore del matrimonio, la cultura contemporanea finirà per ritenerlo un mero contratto privato a causa della sua de-pubblicizzazione, in cui dal matrimonio a vita si è passati al rapporto a termine nella logica dei due vasi comunicanti: cresce la libertà individuale e diminuisce la responsabilità sociale. Invece, «dovremo tutti essere più capaci di sopravvivere a rapporti instabili, sforzandoci di essere sempre all’altezza.

E saremo chiamati a pagare l’ebbrezza dell’autonomia con la moneta amara della solitudine […]. Saremo forse più autonomi, ma ci risulterà più difficile avere la pazienza che richiede il prenderci cura l’uno dell’altro o comprendere le esigenze della sostenibilità». Sono due i segnali che vanno in questa direzione: l’Italia è tra i pochi Ordinamenti in cui la pronuncia del divorzio si potrà ottenere senza la sentenza di un giudice; vi è poi un nuovo disegno di legge che propone gli «accordi prematrimoniali» per disciplinare i rapporti patrimoniali in caso di divorzio. In sede di approvazione si è cercato di far approvare un’equa compensazione «per i sacrifici fatti durante il matrimonio» che avrebbe liquidato una volta per tutte la parte più debole.

In Europa i tempi di separazione per ottenere il divorzio non sono omogenei. In alcuni Paesi la separazione di fatto avvia un’unica causa con tempi di attesa obbligati che vanno dai 5 anni dell’Inghilterra ai due anni del Belgio, ai sei mesi della Svezia e della Finlandia. In altri Paesi, come Spagna, Portogallo, Croazia, Svezia, Romania e Lituania, il divorzio può essere pronunciato immediatamente, se lo chiedono entrambe le parti.

In Italia la tipologia del «divorzio breve» si deve comprendere con quella del «divorzio facile» approvato alla fine dello scorso anno. Questa non incide sui tempi, bensì sulle istituzioni presso le quali è possibile divorziare. Permette, in caso di procedimento consensuale, di scegliere tra la negoziazione assistita nello studio di un avvocato oppure la sottoscrizione di un accordo presso l’ufficio dello Stato Civile. Alla negoziazione assistita possono accedere anche i coniugi con prole minorenne, maggiorenne non autosufficiente, incapace o con un handicap grave.

Al di là degli aspetti puntuali, ci poniamo queste domande: che cosa rimane del matrimonio pensato nel dibattito alla Costituente, che riportò al centro due categorie, quelle di persona e di reciprocità?

Nella cultura italiana è davvero tramontata l’idea personalista dei legami matrimoniali segnati dal «per sempre», fondati sulla reciprocità e del dono di sé che non si limita all’«essere con», ma è soprattutto un «essere per» sia nell’ambito privato che sociale? Il ruolo fondamentale di sostegno e di aiuto dello Stato al matrimonio si fonda proprio sull’aspetto sociale.

In questo nuovo scenario antropologico è più che mai opportuno che il credente impegnato in politica non abbassi la soglia del suo impegno per un discernimento critico sul senso del matrimonio, sul valore della propria testimonianza e sulla capacità di ricercare mediazioni politiche e legislative sincere e condivise per rafforzare la dimensione sociale e di responsabilità del matrimonio.

È ciò che il Papa ha ribadito nell’udienza del 29 aprile: «La testimonianza più persuasiva della benedizione del matrimonio cristiano è la vita buona degli sposi cristiani e della famiglia. […] Nei primi tempi del cristianesimo, questa grande dignità del legame tra l’uomo e la donna sconfisse un abuso ritenuto allora del tutto normale, ossia il diritto dei mariti di ripudiare le mogli, anche con i motivi più pretestuosi e umilianti. […] Il seme cristiano della radicale uguaglianza tra i coniugi deve oggi portare nuovi frutti. La testimonianza della dignità sociale del matrimonio diventerà persuasiva proprio per questa via […]. Per questo, come cristiani, dobbiamo diventare più esigenti a tale riguardo».

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