Parliamoci chiaro. Evviva la sincerità. Quindi un plauso all’economista Tito Boeri, voluto da Matteo Renzi alla presidenza dell’Inps, che sinceramente ha voluto mettere in evidenza ieri i buoni numeri sui nuovi occupati.

La passione civile di Boeri, e il cuore che batte per il centrosinistra, hanno indotto Boeri, fondatore con Francesco Giavazzi dell’imperdibile lavoce.info, già direttore scientifico della Fondazione Debenedetti, nonché per anni editorialista del quotidiano Repubblica, a tramutarsi in una sorta di trombettiere del governo. Con un effetto un po’ partigiano dell’istituto previdenziale.

Ma tant’è. Sono le innovazioni dell’era renziana, evidentemente. Forse sono preferibili presidenti di enti statali che invece di fare piedino sotto il tavolo ai governanti esplicitano preferenze e passioni. D’altronde, vedere Boeri la mattina che aspetta l’autobus in una via centrale di Roma per andare in ufficio, fa pensare che forse qualcosa sta davvero cambiando su auto blu e dintorni…

La premessa (lunga) serve per inoltrarsi nei numeri sul primo trimestre dell’anno che ieri ha diramato e un po’ enfatizzato l’Inps, con tanto di tweet esplicativo di Boeri: “Il lavoro che cresce è più stabile. Non solo grazie alla decontribuzione ma anche al contratto a tutele crescenti”. Insomma, tutto merito degli sgravi fiscali (fino a 8.060 euro all’anno per tre anni per ogni assunto) ma anche del Jobs Act entrato in vigore solo dagli inizi di marzo.

Ecco i numeri e crudi targati Inps.

Nel primo trimestre 2015 aumentano, rispetto al corrispondente periodo del 2014, le assunzioni a tempo indeterminato (+91.277),  mentre diminuiscono i contratti a termine (-32.117) e le assunzioni in apprendistato (-9.188). Nel periodo considerato l’aumento complessivo delle nuove assunzioni è di 49.972 unità. Nello stesso periodo diminuiscono di 135.684 unità le cessazioni di rapporti di lavoro, per cui il saldo netto dei rapporti di lavoro è pari a 185.656 unità”.

Nei primi tre mesi del 2015  le nuove assunzioni a tempo indeterminato stipulate in Italia, rilevati da Inps, sono state 470.785, il 24,1% in più rispetto all’analogo periodo del 2014. Le trasformazioni a tempo indeterminato di rapporti a termine, comprese le “trasformazioni” degli apprendisti, sono state 149.041 (l’incremento rispetto allo stesso periodo del 2014 è del 5%).
Pertanto, la quota di assunzioni con rapporti stabili è passata dal 36,61 % del primo trimestre del 2014 al 41,84% del primo trimestre del 2015. In particolare, nel corso del mese di marzo 2015 la quota di nuovi rapporti stabili ha raggiunto la misura del 48,2%”.

Da ricordare, comunque, che i dati dell’Inps si riferiscono alle «comunicazioni obbligatorie» delle aziende sulle assunzioni e le cessazioni, dalle rilevazioni dell’Istat sull’occupazione. Come ha osservato il presidente dell’Istat, Giorgio Alleva, le comunicazioni obbligatorie non si riferiscono alle persone ma ai contratti attivati, cessati o trasformati (molti da tempo determinato a indeterminato) relativi al solo lavoro dipendente e parasubordinato del settore privato. Siccome una stessa persona può avere più di un contratto in un certo periodo, il saldo tra attivazioni e cessazioni non può tradursi automaticamente in una variazione del numero degli occupati. Occupati che sono invece rilevati per tutta la platea dei lavoratori (compresi pubblici e autonomi) dall’indagine Istat.

L’effetto dello sgravio fiscale per il triennio sull’occupazione è indicato comunque dai numeri ieri dell’Inps: “Sul complesso delle assunzioni e trasformazioni a tempo indeterminato effettuate nel corso del mese di marzo 2015, oltre il 57% fruisce dell’esonero contributivo  triennale introdotto dalla legge di stabilità 2015”.

Il fattore sgravio fiscale per le nuove assunzioni fa chiedere a Mario Seminerio, curatore del blog Phastidio.net: “Che accadrà allo scadere del triennio di decontribuzione, se il costo del lavoro risulterà “strutturalmente” troppo elevato, ipotesi per nulla peregrina?”.

Qui non si tratta di gufi e rosiconi, ma di analisi spassionate che non indulgono a piaggerie. Come quella di Michele Tiraboschi, giuslavorista, allievo di Marco Biagi: “A fine anno avremo così quasi un milione di nuovi lavoratori a tempo indeterminato, ma difficilmente un solo posto di lavoro in più rispetto all’anno passato trattandosi di trasformazioni di vecchi contratti a termine precari in nuovi contratti a tempo indeterminato altrettanto precari. Un’operazione molto costosa, ancora senza copertura certa (si stima che solo per il 2015 manchino 3 miliardi di euro), che ha come obiettivo una stabilizzazione del lavoro precario che tale non è se è vero che il nuovo contratto a tempo indeterminato non avrà più quella stabilità che solo l’articolo 18 poteva garantire“.

Per il 2015 il governo ha stanziato 1,8 miliardi circa per la misura pro occupazione. Miliardi che potrebbero non bastare. Se il governo Renzi volesse prorogare gli sgravi, per rendere strutturale il taglio del costo del lavoro, ci vorrebbero 5 miliardi l’anno, secondo i tecnici.

La questione è comunque ben presente anche ai consiglieri governativi. Ecco infatti quello che l’economista Tommaso Nannicini, renziano e leopoldino della prima ora, adesso consigliere economico del premier Renzi, ha detto ad Antonella Baccaro del Corriere della Sera negli scorsi giorni.

Domanda della Baccaro: “Cosa ne sarà nel 2016 del taglio del cuneo contributivo che dovrebbe promuovere l’uso del contratto a tutele crescenti per i più giovani?”.

Risposta di Nannicini: “È il tema dei temi. Oggi questa misura congiunturale è una specie di droga, bisognerà inventarsi qualcosa di strutturale nella legge di Stabilità, altrimenti si creerà un incentivo perverso a cambiare forza-lavoro ogni tre anni. Penso a una riduzione strutturale del cuneo contributivo che dovrebbe, per il tempo indeterminato, attestarsi su livelli più bassi”.

E‘ il tema dei temi, dice il bocconiano Nannicini. Ben detto. Altro che gufi e rosiconi.

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