In principio, abbiamo bisogno di credere in qualcuno. Poi, crescendo, abbiamo bisogno di credere in qualcosa. Ma, proprio perché siamo cresciuti, non possiamo credere a un qualcosa in cui crediamo solo noi. Ci fa sentire meglio credere in qualcosa in cui credono in tanti. È sempre meglio stare dalla parte dei più numerosi. Religioni trascendenti, laiche, ideologie, settarismi vari sono le alternative che la storia dell’umanità ha posto sul banco dell’offerta.
Un’offerta vastissima, disponibile per colmare il bisogno diffuso dell’uomo di sottomettersi,(come sostiene Houellebecq), o di rimettere la propria anima nella misericordia di qualcun altro (Carrère nel Regno). Il fatto è che questo calare testa dell’uomo, ciascuno al proprio credo, è nel tempo diventato un atto che passa, si è no, per il sistema nervoso simpatico. Mero riflesso, dunque. Conformismo. Batti petto, inginocchiamenti, veli, rosari. Tutta una liturgia, spesso, vuota e farisea.
Un po’ come gli amici che non potevano guardare e parlare della montagne. Perché, in quell’acquario metaforico, straordinario e immaginifico, che si è inventato Buzzati in “Le montagne sono proibite”, una legge impediva agli abitanti di quel paesino della Valle di guardarle e di parlarne pure, “possibilmente”. Ecco, come se della legge si vergognava perfino il legislatore.
Non ne puoi parlare, e anziché chiederti il perché, condividere con i tuoi amici le tue perplessità, vivi inquieto bordeggiando il divieto, sempre sul filo pronto a sconfinare, a origliarne i rumori a sbirciarne i colori di quelle presenze che, mirandole, avrebbero condotto il tuo sguardo in alto. A godere della bellezza che nasce dall’entrare in sintonia con questi giganti del creato che, attraverso la potenza che riuscivano a sprigionare interagendo con le forze della natura, sapevano parlare ai cuori di chi le guardava.
Siamo ridotti come quei tre amici. Anziché fidarsi l’uno dell’altro, ciascuno teme di esprimere il suo desiderio di guardare le montagne temendo di essere spiato.
E di fronte a uno straniero, che vi fa notare l’assurdità della limitazione imposta, reagite con chiusura e disprezzo. Con il malcelato pregiudizio nei confronti del diverso, del “forestiero”.
C’è insomma tutta la polpa da cui la politica può distillare composti etilici elettorali. Ci sono tutti i mostri sociali del nostro tempo .

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