Arrivato al 26esimo anno, il Ravenna Festival (quest’anno dal 22 maggio al 27 luglio) è l’unico in Italia che si può raffrontare con quello di Salisburgo. In effetti, si tratta di una successione di manifestazioni (stagione invernale di lirica e prosa, festival estivo, trilogia autunnale) che alimenta la cultura e l’economia della Romagna per tutto l’anno e la rende un polo d’attrazione internazionale, come documentato, tra l’altro, da uno studio del Centro di analisi sull’economia della cultura del Centro post-universitario di ricerche di Ravello.

Il festival estivo è tematico. Quello 2015 apre una serie di festival dedicati a Dante a 750 anni dalla nascita. Un impegno artistico e produttivo di grande rilievo. Non mancano i nomi di grandi interpreti internazionali e due prime mondiali di lavori commissionati dalla manifestazione in coproduzione con il Festival dei Due Mondi di Spoleto ed altre iniziative. Data la difficoltà di interpretare Dante, in passato si è fatto ricorso, nelle rare occasioni in cui si è messa in musica parte della sua immensa opera, allo strumento del poema sinfonico (ad esempio Liszt. In altre occasioni (le numerose “Francesca da Rimini” o “Pia dei Tolomei”, nonché “Gianni Schicchi”) a singoli episodi della “Commedia”, presentati però al di fuori del contesto filosofico, teologico e culturali.

Il Ravenna Festival, ormai considerato mondialmente come il più importante dei festival estivi italiani), si è posto la sfida di mostrare Dante in musica anche facendo ricordo a esperienze musicali di terre lontane (ad esempio, il Giappone) ed a generi differenti (dalla sinfonica e cameristica tradizionale, alla rock opera, alla video opera, al musical). E’ un’intrapresa titanica per la quale il festa merita ogni augurio che le somme saranno buone in tutti i sensi, da quello artistico a quello commerciale).

In altra sede ho trattato della Video-Opera L’amor che move il sole e l’altre stelle, commissionata dal Ravenna Festival al compositore Adriano Guarnieri che si cimenta con il Paradiso, e chi lo ha perso a Ravenna potrà, se vorrà, vederlo a Spoleto. Qui intendo esaminare La Vita Nuova di Nicola Piovani con Elio Germano (voce recitante) e Rosa Feola, nonché l’Ensemble Strumentale diretto da Nicola Piovani e strumentisti dell’Orchestra Giovanile Italiana. Presentata nel vasto Palazzo de André ed accolta con ovazioni e richieste di bis, verrà certamente replicata a Spoleto ed al Festival Armonie d’Arte a Roccelletta di Borgia, in Calabria.

Soprattutto, le verrà dedicato il prime time su Rai 5 la sera del 18 giugno. E’ una “cantata per voce recitante, soprano e piccola orchestra”.
Mi chiedo perché un serio e noto professionista, con all’attivo 150 partiture per film, un Oscar e numerosi altri premi, abbia voluto mettersi in un’intrapresa da cui lo stesso Franz Liszt face marcia indietro e che Arrigo Boito tentò, dichiarando però forfait.
La storia delle musica e del cinema è piena di grandi compositori che hanno lavorato con successo per la settima arte. Tutti conoscono i lavori di Prokofie’v per i tre film “patriottici” di Eisenstein e la “sinfonia del fuoco” composta da Pizzetti per Cabiria di Giovanni Pastrone.

E’ meno noto che l’ultimo (pagatissimo) lavoro di Stravinsky (l’unico dodecafonico) – The Flood – è per la televisione, con tempi su misura per il teleschermo e con un’interruzione programmata per la pubblicità di una marca di dentifrici che aveva pagato la commessa. Pochi sanno che uno dei maggiori compositori tedeschi (Erich Korngold) emigrò ad Hollywood per motivi razziali e si dedicò principalmente alla musica da film, ricevendo più di un Oscar e componendo per Robin Hood del 1938 una suite spesso suonata da grandi orchestre sinfoniche. Oppure che Giacomo Puccini, dopo Il Trittico, cercasse un film da musicare.

Probabilmente Piovani intende passare alla “musica alta” oppure gareggiare con Roberto Benigni che ha letto la Commedia di Dante a Piazza Santa Croce, in televisione ed anche in sedi istituzionali. Il compositore dà una lettura drammaturgica “moderna” al poema dantesco. Sottolineo “moderna”, non “contemporanea”. Nella stesse note di sala, Piovani ricorda che Dante era molto giovane al tempo del suo innamoramento (non si sa se ricambiato) con Bice Portinari, tanto che Guido Cavalcanti lo chiamava “Dantino”. Il trentacinquenne Elio Germano, star del cinema e della televisione, lo interpreta come se l’Alighieri fosse un adolescente tormentato ed in piena esplosione ormonale; preso, quindi, da un “grande amore inumano”, “epilettico” – parole di Piovani.

In effetti, Giordano pare assomigliare (non fisicamente, ma drammaturgicamente) al Carl Task del romanzo di Steinbeck East of Eden quale interpretato da James Dean in un celebre film di Elia Kazan del lontano 1955. La Beatrice di Rosa Feola è invece una ragazza matura dal temperamento forte, per cui Piovani scrive ariosi e vocalizzi di grande fascino e difficoltà, che il soprano canta con maestria ottenendo una risposta entusiasta dal pubblico. Anche la scrittura strumentale (non mancano intermezzi orchestrali) è moderna più che contemporanea. Quasi naturali gli echi da musica da film. Siamo in un post-romanticismo melodico, con momenti fortemente ritmici, che ricorda le opere per il teatro di Guido Pannain (ad esempio, Madame Bovary) e Roberto Rossellini (Uno sguardo dal ponte) che sono state in repertorio negli Anni Sessanta.

Una musica accattivante che, come si è detto, piace al grande pubblico. Facile prevedere numerose riprese non solamente in Umbria e Calabria.

foto: © Silvia Lelli

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