Fatti, ricostruzioni e indiscrezioni in vista del prossimo vertice Cina-Ue, in programma a Bruxelles il 29 giugno, in cui si potrebbe parlare della dibattuta questione del riconoscimento da parte dell'UE dello status di economia di mercato alla Cina, che lo considera "automatico" dalla fine del 2016

Gli investimenti cinesi nel fondo Juncker e l’accordo bilaterale sugli investimenti, una dichiarazione congiunta sulla lotta ai cambiamenti climatici e le questioni d’attualità della politica internazionale (Ucraina inclusa) sono gli argomenti principali del prossimo vertice Cina-Ue. In programma a Bruxelles il 29 giugno, il summit (il 17esimo) suggella anche il 40esimo anniversario dell’avvio delle relazioni diplomatiche tra Europa e Repubblica popolare.

I PASSI CINESI

Gli obiettivi della Cina per quanto riguarda gli investimenti nel vecchio continente e la partecipazione all’EFSI (il fondo del piano Juncker) sono noti, così come il fatto che la Commissione europea li accetterebbe di buon grado. Come spiega il premio Nobel per l’economia Michael Spence, Pechino ha una nuova agenda internazionale e le autostrade fisiche e virtuali verso occidente ne sono parte costitutiva.

LE INDISCREZIONI

Ma, secondo indiscrezioni circolate nei giorni scorsi, il capitolo economico del vertice potrebbe toccare anche la dibattuta questione del riconoscimento da parte dell’UE dello status di economia di mercato alla Cina, che lo considera “automatico” dalla fine del 2016, in virtù degli accordi presi quando ha aderito all’Organizzazione mondiale del commercio, nel 2001.

 

LE PROTESTE DI CONFINDUSTRIA

Un’eventualità che turba l’industria manifatturiera europea, visto che significherebbe rivedere, a favore di Pechino, i criteri con cui si calcola il dumping, e quindi il principale meccanismo che le imprese europee hanno per difendersi dalle esportazioni sotto-costo della Repubblica popolare. “Una simile decisione rischierebbe di avere gravi conseguenze sulle prospettive di crescita dell’industria manifatturiera nazionale”, ha scandito la Vicepresidente per l’Europa di Confindustria Lisa Ferrarini nella sua audizione alla Camera dei deputati il 24 giugno scorso. “Il Market Economy Status renderebbe sterile lo strumento dell’antidumping verso la Cina – ha attaccato Ferrarini – è importante non lasciarsi blandire dalle pressanti richieste del governo cinese che si aspetta di ricevere lo status di economia di mercato pur non avendone attualmente i requisiti”.

I TIMORI DI TAJANI

 

A complicare il quadro, la rivelazione del Wall Street Journal, non smentita, secondo cui il servizio legale della Commissione avrebbe dato parere tecnico positivo in merito. Il vicepresidente dell’Europarlamento Antonio Tajani ha presentato un’interrogazione alla Commissione su tutta la vicenda, chiedendo che l’UE “respinga la richiesta da parte della Cina”.

COSA DICE BRUXELLES

“La questione non è nell’agenda del summit e non sarà affrontata”, taglia corto una fonte della Commissione vicina al dossier. E’ molto probabile, tuttavia, che i cinesi cerchino di forzare per ottenere un’apertura su questo fronte, visto come una legittimazione politica anche più importante del suo valore economico. “Si tratta di una questione molto tecnica e qualunque cosa sarà decisa dall’UE non potrà essere frutto di un automatismo”, ha dichiarato l’Ambasciatore dell’UE in Cina Hans-Dietmar Schweisgut intervenendo in un convegno organizzato dal CEPS a Bruxelles il 26 giugno. “Qualunque cosa succederà – ha concluso il diplomatico – dovrà trattarsi di una decisione politica, con l’Europarlamento e il Consiglio chiamati a dare il loro via libera”. Posizione che coincide con quella che si sta formando dentro Palazzo Berlaymont, sede centrale della Commissione europea a Bruxelles: se l’argomento diventa politico, che sia la politica a prendere la decisione finale, con i tempi che sceglierà.

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