Ieri sera a Otto e Mezzo, a un certo punto, come sempre, è stato il momento del Punto di Paolo Pagliaro. Tutto un susseguirsi di cifre sulla situazione dei migranti. Quanti ne sono arrivati, la ripartizione percentuale del “da dove” provengono, e la ripartizione percentuale di “dove” sono sbarcati. Tutti numeri, quelli snocciolati senza appesantire, presi pari pari dal Ministero dell’Interno.
Alla fine del Punto in cui Pagliaro giustamente non commenta perché, appunto, dovrebbero essere i numeri a parlare – come si suo dire a buon intenditor poche parole –lo studio e gli ospiti collegati non reagiscono. Nessun commento. Insomma i numeri parlano chiaro: quest’anno è esattamente come l’anno scorso. In numero, provenienza e destinazione.
Nessuna emergenza particolare. Nessun allarme particolare. Eppure, gli ospiti: nulla. In studio il Punto di Pagliaro passa come uno stacco pubblicitario per fare la pipì se scappa. E così la parte di sostanza della trasmissione, quella quantitativa, quella giornalistica va perduta a scapito di un’opinione pubblica che è convinta che quest’anno il Canale di Sicilia si aprirà come il Mar Rosso per l’esodo degli esodi.
Detto questo, il problema esiste e l’unico modo per affrontarlo è utilizzarlo come elemento di scambio in un negoziato con l’Unione Europea. Se dobbiamo gestire “soli” il problema dell’immigrazione dal sud del mondo, allora o dobbiamo avere la possibilità di sforare sul debito, o di commerciare con l’Unione Sovietica.

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