Fatti, ricostruzioni e indiscrezioni

Il decreto Comunicazioni è svanito, proprio sul più bello, quando avrebbe dovuto dare il via al piano sulla banda ultra larga sul quale il governo lavora da almeno quattro mesi.

LA VERSIONE UFFICIALE

Atteso in Cdm per più di un’occasione, il decreto è slittato fino a giovedì scorso, quando sulle misure previste per lo sviluppo della banda ultra larga è arrivato il parere del Dipartimento affari giuridici e legali (Dagl) di Palazzo Chigi retto da Antonella Manzione (leggi qui il suo profilo). Dandone notizia, Antonello Giacomelli, sottosegretario allo Sviluppo economico, ha spiegato che “per una serie di strumenti non c’è bisogno di una norma primaria e si andrà direttamente al Cipe, per un’altra parte è difficile motivare l’urgenza e dunque nei prossimi giorni vedremo come procedere a Palazzo Chigi”.
Risultato: il consiglio dei ministri di venerdì scorso, 26 giugno, ha approvato nulla.

LE IPOTESI SULLO STOP

Perché? Le ipotesi sono diverse. In principio si era parlato di perplessità della Commissione europea sulla destinazione dei fondi così come si era vociferato di rilievi del Quirinale sui requisiti di necessità di urgenza del provvedimento. Ipotesi che fonti convergenti tendono ad escludere.

LE PERPLESSITA’ SUPERATE

Anche gli adombrati dubbi del ministero dell’Economia, e in particolare della Ragioneria generale dello Stato, ad esempio su voucher e credito di imposta, sono stati poi superati visto che sul testo definitivo del provvedimento c’era stato il visto del Mef, comprese le misure alle quali aveva lavorato il super consigliere renziano Yoram Gutgeld.

IL NO DEL DAGL

Quando tutto era pronto, con un decreto asciugato negli articoli, e ridenominato da “Comunicazioni” a “Banda larga”, è giunto a sorpresa un parere del Dagl (Dipartimento degli affari giuridici e legislativi) in cui si attestava che il decreto non aveva i requisiti di necessità e di urgenza. E lo si scopre dopo mesi di gestazione, preparazione, limature e concertazioni? Chissà.

EVITARE IL TRAFFICO PARLAMENTARE

Evidentemente – è la chiave di lettura prevalente – Palazzo Chigi non ha voluto accelerare sul decreto, temendo magari che il decreto si sarebbe arenato in Parlamento che è già impegnato su altri provvedimenti dell’esecutivo, tra Buona Scuola, Riforma Madia e Riforma Boschi.

CHE FARE ORA?

Conclusione? Per alcuni degli strumenti ipotizzati, a partire dall’allocazione dei fondi europei e statali, si procederà con tutta probabilità entro l’autunno prossimo con il Cipe (Comitato interministeriale per la programmazione economica), mentre per altri strumenti, come il credito d’imposta, i voucher e il fondo di garanzia sarà a breve deciso come andare avanti; magari inserendo queste misure in un provvedimento in discussione in Parlamento.

FANTASIE E DIETROFRONT

Ripercorriamo gli eventi. Le parole di Renzi sulla centralità dello sviluppo della banda larga sono sempre risultate convincenti per gli operatori del settore. Fin dalla approvazione a marzo scorso della Strategia italiana per la banda ultralarga e per la crescita digitale 2014-2020. E il via libera, seppur con alcune modifiche al testo, ricevuto dal ministero dell’Economia e delle Finanze (Mef), hanno fatto ben sperare.

Cosa è accaduto, dunque? Le ipotesi circolate sono tante, ma alcune sono proprio da escludere: “Alla base della scelta di abbandonare la via del decreto non c’è stato il timore di un intervento dell’Europa per potenziali aiuti di Stato e non è stata fatta opposizione da parte del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella”, così come si è adombrato nei giorni scorsi dalla stampa specializzata, si dice in ambienti della maggioranza.

LE INDISCREZIONI

“Non è da escludere che dentro il governo possano esserci state resistenze a mettere sul piatto le risorse previste dal piano”, sottolineano alcuni addetti ai lavori. E pare che l’idea non sia piaciuta particolarmente ad alcune strutture del ministero delle infrastrutture. A non ritenere strettamente necessario un decreto – riferiscono altre fonti consultate – sarebbero stati ambienti di Infratel, la società in-house del ministero dello Sviluppo economico che ha il compito di attuare i Piani Banda Larga e Ultra Larga del Governo.

LE PROSSIME MOSSE

Dopo l’abbandono dello strumento del decreto legge – ha spiegato Giacomelli – prima della pausa estiva ci sarà “un confronto con gli operatori di tlc, Enel, le multiutility”. L’incontro previsto sarebbe l’occasione di “raccogliere tutte le indicazioni” in attesa del Cipe che dovrà deliberare alcuni strumenti previsti dal piano per la banda ultra larga, cioè l’intervento diretto, l’intervento a incentivo e le partnership pubblico-private.

IL RUOLO DI ENEL

La fiducia nei confronti di Enel e la consapevolezza che il suo intervento concentrato sulla aree rurali non andrà ad interferire con i piani degli altri operatori sono elementi più volte sostenuti dal ministero dello sviluppo economico: “Enel è un facilitatore, non un soggetto in competizione con gli operatori. Svolge un lavoro utile per tutti: mette a disposizione i suoi cavidotti esistenti e questo consente di alzare gli obiettivi e di abbassare i costi”, ha detto Giacomelli in un’intervista.

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