Ai fatti non si possono contrapporre argomenti, come dire con Chesterton che le foglie sono verdi d’estate.

Sabato, a Roma, c’erano diverse centinaia di migliaia di persone, famiglie con i loro figli di molte e diverse razze e appartenenze religiose, perlopiù cattolici e cristiani, ma non esclusivamente.

La manifestazione per la difesa dei bambini e per una educazione che rispetti i diritti della famiglia, dei genitori e dei figli, non mi ha sorpreso. Mi sorprendono invece le riflessioni di coloro che, da un lato negano l’evidenza dell’ideologia gender, delle proposte e dei programmi “ricostruttivi” (neocolonialisti, direbbe Papa Francesco) nelle scuole italiane, dall’altro si dicono stupiti per la quantità della gente in piazza San Giovanni.

Dire che l’ideologia del gender non esiste è avvicinarsi alla bugia, affermare che non esistono programmi scolastici che la promuovono viola la realtà.

Sul piano filosofico, la più accanita promotrice del gender e della sua ideologia (Butler) e i suoi ‘maestri’ degli scorsi decenni, ben hanno teorizzato e promosso le loro idee e diverse amministrazioni pubbliche in diversi Stati hanno introdotto programmi propri per diffondere questa ideologia (noto a tutti il report on line delle indagine svedese sul programma decennale e sul suo fallimento).

In Italia, per un malsano senso di ‘arretratezza’, così sbagliato per un Paese che è al centro delle cultura mondiale, negli ultimi anni si sono (ufficialmente e informalmente) introdotte forme di educazione sessuale fondate sulla teoria/ideologia del gender. Dopo la diffusione degli ‘Stadards per l’Educazione sessuale in Europa’ (Ufficio Regionale OMS Europa et BZgA) del 2013 e la diffusione del programma triennale della ‘Strategia nazionale per la prevenzione e il contrasto delle discriminazioni basate sull’orientamento sessuale e sull’identità del genere’ dell’Unar, si sono diffuse pratiche e insegnamenti fondati su questi programmi e su questa ideologia. Si sono cancellate le feste di papà e mamma nelle scuole del quartiere africano Roma nel marzo 2013 (per non discriminare i figli di famiglie diverse), si è fatto leggere il romanzo ‘Sei come sei’ al Liceo G.Cesare di Roma e sempre a Roma 200 insegnanti delle scuole d’infanzia hanno seguito il Progetto ‘la scuola fa la differenza’ (‘costruzione delle identità di genere’), a Venezia in 10 asili nido e 36 scuole di infanzia si è letto e commentata la ‘favola’ ‘E con Tango siamo in tre’, così come a Perugia e in moltissimi comuni e istituti scolastici in tutta Italia. Si vuole attuare il cuore della ideologia gender, ‘ri-costruendo’ l’infanzia e l’identità dei bambini sin dai primi anni attraverso le maestre e le scuole.

Perciò sono esterrefatto dal prendere atto che autorevolissime “prime penne” di grandi quotidiani italiani, neghino l’esistenza e l’attuazione in Italia di questa ideologia. Sono altrettanto stupito che nessuno di loro si sia reso conto delle preoccupazioni crescenti di milioni di genitori italiani su questo argomento, ogni dato ed evidenza sociologico-statistica, dimostra la sensibilità degli italiani su questa materia. Sarebbe stato sufficiente assistere o seguire l’attività e i molteplici incontri in ogni dove d’Italia dei ‘Giuristi per la Vita’, della ‘Manif pour Tous Italia’, dei circoli di ‘Voglio la mamma’, ‘Nonni 2.0’ e di tanti e tantissimi esperti che ogni giorno da almeno due anni sono in pellegrinaggio in centinaia di sale parrocchiali, teatri, cinema italiani per spiegare cosa stia accadendo in Italia.

C’è una fortissima preoccupazione e un grande desiderio di protesta e proposta verso la politica su questi argomenti, a partire dai diritti dei bambini e dei loro genitori, cioè a partire dalla famiglia. Col massimo rispetto per tutti, si vuole essere rispettati e si chiede rispetto; le accuse di ‘inciviltà’ e ‘indegnità’ nei loro confronti sono solo offensive.

Nel corso degli ultimi anni di incontri pubblici, non è stato raro che parroco o vescovo non abbiano appoggiato questi incontri, talvolta tacendo e talaltra pubblicamente prendendo le distanze dai diversi relatori invitati. Perciò non stupisce per nulla che i vescovi italiani non abbiano ‘organizzato’ nulla di ciò che è accaduto sabato scorso. Concludo, cosa è accaduto? Un popolo ha deciso di scendere unito in piazza per mostrare a tutti la propria preoccupazione e chiedere il rispetto dei propri diritti. E’ un popolo che ha una proposta da fare, fondata sulla riaffermazione della propria esperienza, dei propri diritti e della storia italiana. Questo popolo, ancor più massicciamente, è pronto a coordinarsi e a riprendersi altri spazi pubblici più consistenti nei prossimi mesi, con o senza il supporto ufficiale della Chiesa, perché le preoccupazioni sono ben lontane dall’essere svanite. A questo avvenimento di sabato, non si potrà rispondere solo con parole di assicurazione o con silenzi, la politica dovrà rispondere con i fatti.

E’ vero, qualcosa di nuovo è nato in Italia, ciò che era accaduto in moltissimi paesi cattolici europei negli scorsi anni è avvenuto anche qui, laici che liberamente si assumono responsabilità pubbliche in nome della società civile. Non in rottura con la Chiesa, né mostrando segni di sudditanza psicologica verso la cultura di sinistra. Ci saranno occasioni, in Italia e in Europa, perché questo popolo dimostri sin dai prossimi mesi quanto sia adulto e in corsa. I bambini non si toccano, le famiglie italiane combatteranno sino alla fine per dimostrare che le ‘foglie son verdi d’estate’.

N.B. I parlamenti di Austria e Romania hanno,nelle scorse settimane, bocciato ogni introduzione di leggi sui ‘matrimoni gay’. Altri fatti storici di cui si tacita l’evidenza, ma contro i fatti a ben poco si possono opporre censure o argomenti.

(LE FOTO DELLA MANIFESTAZIONE A PIAZZA SAN GIOVANNI A ROMA)

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