Ieri due notizie ci hanno profondamente toccato, non le viscere ma le fondamenta della nazione. Italia è a crescita zero, non si nasce più nel Paese e forse perché non è per nulla bello nascervi.

L’illusione dello scorso ventennio, basata sulla idea che i migranti in fondo sarebbero stati sufficienti, oltre che profondamente razzista, era non solo sbagliata ma anche irrealistica. Infatti, i migranti non sono sufficienti né in Italia, né in Germania dove le più rosee previsioni del prossimo trentennio dimostrano la gravissima crisi economica e demografica che attende il paese della signora Merkel.

Senza crescita demografica non c’è nessuna crescita economica, né sviluppo. Semplice, basterebbe pensare ai consumi che non crescono da noi e alla loro relazione con il tasso di anzianità e il numero di persone anziane del nostro Paese. Il Papa ha ragione da vendere, nel suo frequente sottolineare l’importanza di bambini e anziani, purtroppo il maggior calo che subisce l’Italia è quello di persone che vogliano sentir buone ragioni.

Nel 2014 siamo stati capaci di replicare, noi che abbiamo ricordato la Prima Guerra Mondiale come fosse un anniversario felice, gli stessi saldi demografici negativi di cento anni fa, centomila morti in più dei nati, esattamente come nel 1917-1918.

Eppure di guerre il nostro Paese non ne combatte più da tempo, tranne una guerra sistematica e metodica contro la natalità e la famiglia che ormai impazza, in molte e variopinte forme, da oltre un trentennio. Siamo un Paese nel quale la politica di ogni schieramento ha sempre dimostrato attenzioni elettorali notevoli verso le famiglie e talvolta ci si è anche spesi ad inserire nei programmi elettorali misure significative nei confronti della natalità.

Altre volte, raramente e temporaneamente, si sono introdotte geniali misure di sostegno a giovani coppie, edilizia famigliare e sostegno alla maternità e paternità, troppo spesso queste a queste misure non si è dato tempo di svolgere i loro effetti benefici. Un poco come accade da trenta anni alla scuola, ogni Governo ha voluto cambiare e molte modifiche hanno lasciato ‘brutti’ segni.

Nel commentare i dati tragici di ieri, si è voluto mettere in evidenza il positivo allungamento della vita e l’innalzamento della vita media, questo vorrà dire che si dovrà lavorare di più e/o ridurre ulteriormente le pensioni, nei prossimi decenni non ci saranno sufficienti lavoratori né consumatori nel nostro paese. Non dimentichiamo che il 40% dei nostri giovani non lavora e molti hanno lasciato o stanno per lasciare l’Italia. La perdita di PIL per Germania e Italia nei prossimi decenni, dovuta alla mancanza di natalità e dunque di cittadini lavoratori/consumatori sarà molto alta, di diversi punti percentuali. Saremo più poveri, più pochi e meno felici.

Certamente l’Italia merita ben altro, una delle riforme strutturali che si devono approvare, ben più strutturale delle tante promesse degli ultimi decenni, è quella della riforma fiscale fondata sul “fattore famigliare” e indirizzata verso la natalità. E’ una decisione da prendersi oggi, se vogliamo che i nostri pochi figli non se ne vadano da questo Paese e i nostri nipoti vivano in terre sconosciute. E’ una scelta di realismo, urgente e impellente, oggi sappiamo che finiremo male e in pochi, vogliamo essere degni del nostro paese o vogliamo farlo finire? Sulla natalità e sulle politiche famigliari si lasciano i segni nella storia italiana, nei prossimi decenni nessuno si ricorderà dell’Italicum e pochi del Jobs Act.

Nessuno si potrebbe più ricordare della “Buona scuola”, perché molte scuole chiuderanno e ci sarà ben poco di buono in tutto ciò. Confidiamo che ci possano essere ancora cittadini italiani e che essi possano far memoria del passato e di chi in questi mesi saprà aver investito sul futuro del nostro Paese: i figli, il miglior investimento sul futuro.

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