Papa Francesco con la nuova enciclica rinnova in modo sempre più forte il messaggio affidato al suo pontificato. Il commento di Fabrizio Pezzani, professore ordinario di Economia aziendale all'università Luigi Bocconi di Milano

A distanza di poco più di due anni dalla sua nomina a Pontefice, Papa Francesco con la nuova enciclica Laudato si’ rinnova in modo sempre più forte il messaggio affidato al suo pontificato. Il Papa con la scelta del nome aveva dato subito il senso di una missione volta a rendere l’attuale società rispettosa della dignità di persona di ogni uomo,oggi diventato oggetto – cosa o ancora puro strumento di finalità esterne assoggettate ad un potere di signoraggio esercitato con lo strumento della finanza.

Le povertà, la disuguaglianza, l’emarginazione, la disoccupazione, il degrado morale, la sofferenza sono diventati non più problemi da affrontare nel rispetto dei diritti universali dell’uomo sottoscritti da tutte le nazioni nel 1947 alla fine della seconda guerra mondiale in occasione della costituzione dell’Onu, ma solo “danni collaterali” ad un disegno di realizzazione egemonica di pochi rispetto ai tanti.

Siamo diventati una società “totalmente” asimmetrica a quella disegnata e sperata in quegli anni di rinascita del mondo al senso ed al valore della vita umana. L’asimmetria che si evidenzia nel collasso sociale è l’espressione di un modello socioculturale fallito e che la crisi che stiamo affrontando è di natura antropologica e culturale; in questo senso l’enciclica parla di “rivoluzione culturale” come necessità di cambio di un paradigma che non è più in grado di rispondere alle domande ed ai problemi che dobbiamo affrontare.

Il paradigma “tecnico-razionale” del nostro tempo che ha trovato nella finanza la sua estrema espressione è fallito nei fatti e va cambiato. La necessità di rivederlo e ripensarlo è posta con drammaticità, come ammonisce Papa Francesco, dall’evidenza dei fatti: “vedere i fatti e gli eventi dell’economia ma specie del suo surrogato, la Finanza, che condizionano il divenire delle nostre società in modo diverso impone l’assunzione di “paradigmi” culturali differenti e coerenti con la mutata realtà.

L’epistemologo Kuhn definiva questo cambiamento di abito mentale come”un processo rivoluzionario” – come dice il Papa – ma è un passaggio indispensabile per arrivare ad una più raffinata e dettagliata interpretazione dei fatti e del loro divenire in modo più costruttivo all’evoluzione delle società dell’uomo” (F. Pezzani, “È tutta un’altra storia. Ritornare all’uomo ed all’economia reale”, Aprile 2013, UBE).

L’enciclica, pertanto, va al di là di una posizione solo religiosa, ma va vista per la ricerca di una totalità di pensiero che possa rispondere ai problemi in una lettura anche sociale, economica, politica e culturale.
Il messaggio di Papa Francesco, peraltro, si è fatto sempre più alto, chiaro, forte e diretto senza inutili fraintendimenti, quest’enciclica volta a preparare il Giubileo della “Misericordia” a fine anno si pone come un richiamo alle coscienze di tutti con una denuncia alle distorsioni, anche criminali, di un modello socioculturale che ha fatto dell’interesse personale da raggiungere ad ogni costo lo scopo supremo della vita anche a costo di normalizzare comportamenti illeciti.

In questo modo ha segnato il confine entro cui ogni singola persona, secondo il suo libero arbitrio, deve decidere dove stare: o per una società umana rispettosa delle singole individualità in un contesto di solidarietà oppure in un sistema giugulatorio di interessi personali a scapito degli altri. La linea è chiara e le reazioni di opposizione a livello internazionale legate al mondo anglosassone, quello della finanza, non hanno tardato a condannare questa dichiarazione di degrado sociale minimizzando il senso della disuguaglianza o anche innalzandola, come ha fatto il sindaco di Londra, a elemento fondante dello sviluppo economico, quello sociale viene dopo; che la città di Londra sia considerata dagli stessi inglesi come la città con la peggiore qualità di vita del paese è un fatto che non lo sfiora per niente.

Le reazioni nel paese sono state orientate ad una visione superficiale e banalizzante – il Papa verde – oppure opportunistiche e strumentali – la disuguaglianza non è un problema sociale come riportava in un editoriale il Corriere della Sera (la pensavano allo stesso modo Luigi XVI, la Corona Inglese, i Romanov, l’ultimo imperatore ed anche adesso gli Usa, terzo Paese al mondo per disuguaglianza).

Il richiamo al rispetto della “casa comune” è la necessità di tornare a vedere la natura come “Madre” da cui il termine “naturale” che si usava per indicare la normalità dei comportamenti in linea con l’armonia della natura. La natura è diventata invece una miniera da cui trarre tutto il possibile per la soddisfazione di desideri illimitati la cui realizzazione si scontra con la limitatezza delle risorse e con la guerra reciproca per il personale uso anche a scapito della loro perdurabilità nel tempo.

L’assalto indiscriminato alle risorse della terra dipende da un modello socioculturale che ha messo come fine massimo la realizzazione dell’interesse personale e non il bene comune; l’economia che una volta aveva un fine esterno ad essa, la società giusta, ora ha un fine interno ad essa, la massimizzazione dell’economia come tale. Abbiamo scambiato i fini con i mezzi e l’uomo è diventato oggetto e sacrificabile esattamente come un bene di consumo.

La massimizzazione della ricchezza eretta come verità sacrale, dice giustamente il Papa, ha giustificato i mezzi che consentivano la più rapida realizzazione del fine, così la finanza ha assunto il ruolo per produrre il più imponente travaso e concentrazione di ricchezza che la storia ricordi. Il potere della finanza ha assunto la dimensione di un senato virtuale sovranazionale, non democraticamente eletto, in grado di forzare i processi politici dei singoli stati alle finalità dello stesso che sono interne ad esso e non condivisibili con altri.

La finanziarizzazione dell’economia reale è stata la conseguenza di un modello culturale privo di fondamenti scientifici ma legittimato dall’assegnazione di Nobel in economia che in realtà si occupano di finanza. L’economia, come tale, non viene più studiata come preminente ma subordinata alla finanza eppure le colonne della disciplina contabile si basano sull’evidenza che l’equilibrio finanziario dipende da quello economico e non viceversa.

Eppure nel 1509 un grande italiano Fra’ Luca Pacioli, nella “De Divina Proportione” illustrata in parte da Leonardo da Vinci, aveva gettato le basi della ragioneria e della partita doppia in cui i valori di scambio venivano e vengono rilevati al fine di registrare le operazioni per determinare il reddito separatamente da quelle correlate ad movimenti finanziari che sono subordinati ai primi; le fondamenta della ragioneria sono state ignorate per portare la finanza sopra l’economia reale.

La finanza altamente concentrata nel potere di pochi determina, così, le logiche sociali ed un dispotismo che avendo generato la spinta al debito oggi lo usa come”garrota”per perseguire i suoi interessi. Lo stesso Fondo Monetario Internazionale è diventato totalmente asimmetrico alle finalità di riequilibrio per le quali nel 1944 era stato costituito a Bretton Woods per il bene comune oggi dimenticato. Ma a chi risponde delle sue finalità il Fmi?

La democrazia è altra cosa, dice Papa Francesco, ed una rivoluzione culturale che riporti l’uomo al ruolo di soggetto e non di cosa è nei fatti se non ci vogliamo davvero trovare di fronte al caos e la finanza va riportata al suo ruolo di esercizio del credito funzionale all’economia reale. Il sistema monetario ha sempre avuto un ruolo importante nei sistemi di potere ma fino ad oggi tale potere era controbilanciato da altri che oggi, invece, ne sono sottomessi; in questo modo lo squilibrio ha effetti negativi in una politica di sviluppo armonica sia sociale che economica.

“Essere in possesso di un potere che non è definito da una responsabilità morale e non controllato da un profondo rispetto della persona significa distruzione dell’umano in senso assoluto, Sempre più minacciosa diventa la perversione del potere e con essa la perversione della natura umana. Poiché non c’è azione che si esaurisca nel suo oggetto… ogni azione afferra anche colui che la compie… L’uomo diventa continuamente ciò che egli fa. Perciò se l’uso del potere continua a svilupparsi lungo le linee indicate non si può prevedere che cosa avverrà in chi usa del potere: distruzioni morali e rovine spirituali di natura sconosciuta” scriveva Romano Guardini nel 1954 in “La fine dell’epoca moderna. Il potere”; è stato tutto esattamente così!

In questa chiave di lettura va interpretata l’enciclica, come un invito alla “misericordia” cioè alla solidarietà perché se”le società dell’uomo non hanno superato lo stadio in cui il soddisfare un certo numero di loro partecipi – la minoranza – ha come presupposto l’oppressione di altri suoi partecipi – la maggioranza – è comprensibile che gli oppressi sviluppino un’ intensa ostilità contro la civiltà, da essi consentita con il loro lavoro ma da cui ricevono una parte insufficiente.

È inutile aggiungere che una civiltà che lascia insoddisfatti un così gran numero di suoi partecipanti e li spinge alla rivolta non ha prospettive – né merita – di durare a lungo”( Sigmund Freud,”L’avvenire di un’illusione” 1927 ).

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