Più voci e sempre più insistenti raccontano di una mediazione, rispetto al Piano originario del presidente Jean-Claude Junker in materia di suddivisione del numero dei migranti.

Dalle quote fisse si passerebbe a quote su base “volontaria”. Ciò darebbe un’ennesima scossa alle fondamenta della solidarietà e unità delle istituzioni europee. A ben vedere, il rieditato “direttorio” di Francia e Germania, che appare sempre più guidare l’Unione europea, non è in grado di accettare la proposta di quote fisse. Non lo è per ragioni di politica interna e le conseguenze che una tale scelta avrebbero per Front Nationale, Pegida e Allianz für Deutschland.

Il fronte di nazioni che bloccheranno l’originale proposta Junker-Renzi-Tsipras è molto vario e comprende diversi Paesi che già stanno nei fatti sospendendo il trattato di Schengen.

Junker cercherà tutte le mediazioni possibili ma non avrà nessun sostegno da parte del Presidente del Consiglio Europeo, Tusk. In Polonia alle scorse elezioni presidenziali è stato il Partito conservatore a vincere con il proprio candidato e nei prossimi mesi ci saranno le elezioni parlamentari, nelle quali il partito di Tusk potrebbe essere sconfitto.

Se questo scenario si realizzasse nelle prossime settimane, l’Italia e la Grecia sarebbero lasciate totalmente sole rispetto al drammatico esodo di centinaia di migliaia di profughi. Il nostro Paese certo potrebbe “chiudere” gli occhi e far passare dai propri confini verso altri Paesi della Ue i migranti, ma questo aggraverebbe ancor più la tenuta interna dell’Unione e porrebbe di fatto fine al Trattato di Schengen.

A Bruxelles nelle prossime settimane si giocherà, in questo senso, una partita delicata e storica per il futuro dell’Unione. Le istituzioni europee e i Paesi dell’Unione non decideranno solo e semplicemente una suddivisione del numero di migranti, non saranno chiamati solo a una semplice prova di solidarietà, ma a considerare se e come potrà evolvere la natura della stessa Unione.

Dalla solidarietà e condivisione di un grande progetto di futuro vennero i Trattati, Schengen incluso. Se si perdessero questo spirito e questa volontà non basterebbero “nuovi direttori” per salvare ciò che resta dell’Unione e della sua importanza che essa rappresenta per i Paesi che la compongono e per il mondo intero.

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