Vi racconto la manifestazione No Gender

Vi racconto la manifestazione No Gender
Le testimonianze, gli interventi, le dichiarazioni di sostegno e alcune curiosità. Resoconto della manifestazione organizzata ieri dal comitato "Difendiamo i nostri figli"

La manifestazione convocata ieri pomeriggio a Roma dal Comitato “Difendiamo i nostri figli, tenutasi pacificamente e senza scontri in una piazza San Giovanni gremita fino all’inverosimile, ha radunato oltre un milione di persone.

Un vero e proprio miracolo organizzativo che, senza finanziamenti pubblici né privati né della CEI, ha visto in soli 18 giorni il portavoce nazionale prof. Massimo Gandolfini e gli altri pochi membri del Comitato promotore dare vita ad una iniziativa interconfessionale, apartitica, che ha raggiunto un primo importante obiettivo per impedire il dilagare dell’educazione gender nelle scuole ed assicurare un futuro alla famiglia naturale fondata sul matrimonio nel nostro ordinamento.

Dopo che «per mesi e per mesi ci hanno detto, quelli importanti, che non si poteva fare», ha commentato il direttore del quotidiano “La Croce” Mario Adinolfi, uno dei promotori della mobilitazione, il successo di ieri ha colto nel segno: «Noi – aggiunge il giornalista -, per la verità, non volevamo ottenere nulla: volevamo solo testimoniare la verità. E la verità ha un elemento che la rende splendida: è convincente. Deve essere per questo che centinaia di migliaia di persone non si sono fatte convincere dai disfattisti e questa manifestazione di sabato 20 giugno 2015 è qui a sorprendere l’Italia» (Mario Adinolfi, A San Giovanni per difendere i nostri figli, in La Croce quotidiano, 20 giugno 2015, p. 1).

Nel suo intervento dal palco di piazza San Giovanni, Adinolfi ha additato in particolare il pericolo insito nell’art. 5 del ddl Cirinnà, che introduce la cosiddetta “stepchild adoption”, in pratica l’escamotage con cui lo Stato porrebbe il suo “timbro” all’atto di compravendita «di una madre che si vende il figlio a due ricchi borghesi».

ANCHE L’ISLAM ITALIANO IN PIAZZA PER LA FAMIGLIA

Fra i diversi esponenti delle altre confessioni cristiane e religioni coinvolti nell’iniziativa di piazza San Giovanni, quello effettivamente intervenuto e più applaudito è stato l’Imam responsabile della Moschea di Centocelle, Samir Khaldi. «Anche la comunità islamica – ha spiegato dal palco l’Imam – è contro questo progetto pericoloso per l’esistenza dell’umanità che vuole inquinare i cervelli dei nostri figli». Si tratta della conferma di una crescente partecipazione di un settore interessante dell’Islam italiano alla battaglia pro-vita e pro-famiglia nel Paese. Lo scorso mese, ad esempio, un intellettuale islamico, Abu Ismail Morselli, sul portale “Civiltaislamica.it” era intervenuto esplicitamente contro il “Gioco del Rispetto”, un’insidiosa attuazione dell’“educazione gender” destinata a bambini piccoli delle scuole di Trieste, difendendo un genitore che aveva reagito contro il Comune governato dal centro-sinistra (cfr. Intellettuale islamico italiano contro il “Gioco del Rispetto”, in “La Croce quotidiano”, 6 maggio 2015, p. 2).

Ma anche a Roma, il referente di Ostia della “Comunità Islamica italiana”, Yousef Al Moghazy, in un comunicato stampa “interconfessionale” pubblicato il giorno prima, ha aderito con affermazioni molto convincenti alla manifestazione di San Giovanni. Ha dichiarato infatti Al Moghazy: «Noi musulmani crediamo al diritto della famiglia naturale basata sul matrimonio fra uomo e donna in quanto la famiglia è la base fondamentale della società. L’ideologia gender è una violazione di tutti i valori spirituali e morali perché è contro la natura innata su cui  Dio ha creato tutti gli esseri  umani. E’ un fenomeno disgustoso non può causare altro che la distruzione della società che l’adotta. L’islam non è solo contro tale ideologia ma la condanna fortemente più dell’adulterio e le relazioni extraconiugali. L’islam conserva il valore dell’onore e la dignità umana e la legale discendenza fra l’uomo e la donna. Bisogna intervenire per salvare l’innocenza dei bambini, dei nostri cari figli da questa distorsione alla natura umana che Dio ha creato. Perché dobbiamo rinnegare il modo in cui Dio ha creato tutti gli esseri?» (cit. in Il Popolo di Dio è unito, capi locali delle Religioni: a San Giovanni per dire NO al Gender, in Diario di Bordo La Ciurma, Roma 19 giugno 2015).

LE FAMIGLIE PER LE FAMIGLIE

Dopo gli interventi, letti o pronunciati di persona dagli esponenti delle altre confessioni o religioni dal palco, hanno preso la parola, tra gli altri, anche Vincenzo e Sara Aquino, genitori di 11 figli, i quali hanno raccontato le difficoltà e le gioie incontrate nell’educare la loro numerosa prole e il ruolo della scuola e dell’associazionismo. E’ poi arrivato il messaggio di un’altra associazione di famiglie, molto significativo in questo caso, perché composta da genitori ed amici di persone omosessuali (AGAPO). L’Associazione Genitori e Amici di Persone Omosessuali boccia infatti la proposta di legge Cirinnà perché «Non fa il bene delle persone omosessuali», scrive nel messaggio letto dal palco di San Giovanni, che conclude dichiarando il “matrimonio” gay «un non senso sul piano antropologico oltre che un’ingiustizia».

Scalfarotto: «Bizzarro manifestare contro i diritti»

Fra i promotori dell’iniziativa più acclamati dal palco c’è stato il giornalista Mario Adinolfi, direttore del quotidiano “La Croce”, soprattutto quanto ha replicato alle dichiarazioni del sottosegretario alle Riforme e ai rapporti con il Parlamento Ivan Scalfarotto, che ha definito l’iniziativa “Difendiamo i nostri figli” una «manifestazione inaccettabile», rincarando poi la dose bollando come «bizzarro manifestare contro i diritti». Il fatto, però, ha spiegato il portavoce del Comitato Massimo Gandolfini, Docente di Neurochirurgia presso il Diploma di Laurea in Scienze Infermieristiche dell’Università Cattolica di Roma, è che non tutti i diritti sono “a costo zero”. La sfida del Comitato “Difendiamo i nostri figli” contro i DDL Scalfarotto, Cirinnà e Fedeli, è quella di «proteggere l’innocenza dei bambini e il loro diritto ad avere un padre e una madre e per ribadire la più netta contrarietà ad ogni tentativo di cambiare la nostra bella Costituzione, equiparando le convivenze omosessuali al matrimonio».

UN ARCOBALENO SI’, MA DI GENTE E ASSOCIAZIONI DIVERSE

Molte le realtà e associazioni che sono scese in piazza, tra cui il Cammino neocatecumenale, il neonato gruppo dei «Parlamentari della famiglia», le «Sentinelle in piedi», gli Evangelici, il «Movimento per la vita», la «Manif pour tous» e l’«Associazione Famiglia e Scuola-Faes». Ma tanti soprattutto i manifestanti intervenuti singolarmente o in gruppo, arrivati da tutte le regioni d’Italia, persino le “regioni rosse” (colpisce in particolare la risposta all’appello di Gandolfini dal palco da parte dei numerosi drappelli dell’Umbria e della Toscana).

ANCHE VESCOVI IN APPOGGIO “A TITOLO INDIVIDUALE”

La CEI, come pure Comunione e Liberazione ed il Forum delle associazioni familiari non hanno aderito ufficialmente alla manifestazione ma, agli organizzatori, è giunta la «vicinanza» di molti vescovi italiani “a titolo individuale”. Diversi di questi hanno anche concretizzato la loro vicinanza fornendo l’appoggio logistico ed organizzativo delle rispettive diocesi. Ne ricordiamo solo alcuni, cominciando dall’arcivescovo di Campobasso-Bojano, monsignor Giancarlo Bregantini, che ha dichiarato nel suo messaggio al Comitato promotore di condividere gli «obiettivi di difesa dei diritti dei minori e di tutela della famiglia come ‘società naturale fondata sul matrimonio’» incoraggiando «la partecipazione delle famiglie e delle persone di buona volontà».

Adesione anche da parte dell’Osservatorio Cardinale Van Thuan, presieduto dal vescovo di Trieste monsignor Giampaolo Crepaldi, che in un comunicato ha denunciato come, sul gender, siano all’opera «poteri molto forti, presenti e attivi nella politica, nell’economia e nella società, che stanno imponendo, in modo violento anche se apparentemente democratico, un’etica nuova e addirittura una nuova visione di uomo e di donna».

Mons. Vincenzo Paglia, presidente Pontificio Consiglio per la Famiglia, ha scritto una lettera al Comitato “Difendiamo i nostri figli”, augurando alla manifestazione «un pieno successo, con la certezza che porterà un contributo prezioso alla vita della Chiesa e di tutte le persone che hanno a cuore il bene dell’intera umanità. Chi fa esperienza della bellezza e della serenità che scaturisce da un matrimonio felice sa bene il valore che apporta alla società un legame stabile e fruttuoso: è un capitale sociale su cui investire attenzioni, riflessioni ed energie. […] Se la società si fa liquida noi proponiamo una famiglia forte, salda, fondata sulla roccia del Vangelo e della Chiesa».

Il card. Gualtiero Bassetti, vescovo di Perugia-Città della Pieve, ha espresso «il proprio compiacimento per la manifestazione di sabato 20 giugno a Roma, che vedrà la partecipazione del laicato cattolico, di esponenti di altre confessioni cristiane e fedi religiose e di numerose sigle della società civile. Condividendone gli obiettivi di difesa dei diritti dei minori e di tutela della famiglia come “società naturale fondata sul matrimonio”, incoraggia la partecipazione delle famiglie e delle persone di buona volontà».

Non poteva infine mancare Mons. Luigi Negri, il quale ha chiesto a tutti gli Italiani di reagire all’attuale manovra diretta a «distruggere la radice profonda e culturale del nostro popolo. Quello che è in questione non è soltanto la difesa del grande tesoro della tradizione della famiglia cattolica – che è stata il soggetto vivo ed attivo per secoli della vita sociale – ma la possibilità di una libertà autentica della persona in tutte le fasi della sua vita, dalla nascita fino alla fine».

La manifestazione del 20 giugno a Roma, aggiunge l’arcivescovo di Ferrara-Comacchio proveniente da Comunione e Liberazione, «travalica i confini stessi della tradizione cattolica, travalica i confini del nostro popolo per diventare una forte difesa del bene comune della nazione; perché dove non c’è libertà di esprimere pienamente le proprie posizioni culturali, religiose, sociali e politiche la democrazia è gravemente offesa. E coloro che si presentano come una minoranza vilipesa dalla violenza ideologica, in sostanza sono una maggioranza che si pone in termini di assoluta indiscutibilità e intolleranza. Questo ci stimola a lavorare seriamente per il bene del nostro Paese».

Dure critiche alla manifestazione sono arrivate invece dallo storico cattolico Alberto Melloni che, nel commento uscito venerdì sul Corriere della Sera ha denunciato «dietro la manifestazione tante ragioni strumentali», esprimendo la «sagace intenzione di insinuare che chi ha deciso di scendere in piazza a Roma farebbe meglio a occuparsi dei migranti, anziché dei propri ricchi privilegi familisti» (Correttore di bozze, Il professore vede «tante ragioni strumentali dietro la manifestazione» a Roma per la famiglia. Cattolici militanti, convertitevi e credete al Corriere, in Tempi.it, 20 giugno 2015).

A distanza gli ha risposto un’altra protagonista di piazza San Giovanni, la giornalista e scrittrice Costanza Miriano, che ricorda a tutti come il Cristianesimo sia «testimonianza pubblica e vita intima insieme, e non solo le due cose non contrastano, ma anzi si incarnano l’una nell’altra. Un cristiano non può manifestare in piazza senza portare i pesi del vicino ed essere segno di un modo diverso di essere e stare insieme. Un cristiano non può prendere una posizione pubblica senza cercare di farla carne nel segreto della sua stanza, anche quando questo può costare molto, tutto» (Costanza Miriano, È arrivato il giorno e noi abbiamo già vinto, in il blog di Costanza Miriano, 20 giugno 2015).

ultima modifica: 2015-06-21T06:50:31+00:00 da Giuseppe Brienza

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