Tra tutti i castighi che toccano al Sud, ora ci si mette pure la retorica. Ma non quella autoctona, foss’anche nella sua variante del meridionale polemico che, dall’alto, guarda alle punte delle scarpe, nella fattispecie la punta dello stivale, criticando – bontà sua – per troppo amore.
No, ci tocca la retorica di Gramellini. Uno che di meridionale, di sud, non tiene manco il fondoschiena.
L’editorialista quotidiano de La Stampa, che quanto a retorica è secondo solo a Severgnini, oggi non ha potuto fare a meno di commentare con la verve della lavatura, della scolatura dell’acqua che ha cotto la pasta, i dati dello Svimez, dati che fotografano la desolante situazione del meridione d’Italia quanto a nascite e tasso di sviluppo.
Dati alla mano, lo Svimez però non fa che misurare la palla al Sud. Tant’è che, infatti, scopre quello che sanno pure le pietre. E cioè che il Sud d’Italia, afflitto com’è dalla piaga dell’emigrazione di giovani diplomati che vanno a fare semenza altrove, vede ogni anno diminuire la propria popolazione. Tutto uguale a prima però. I valori aumentano, ma la derivata è sempre la stessa. Da tempo pure.
Il fatto è che per cambiare i coefficienti angolari alle rette, in casi come questi, non ci si può affidare alla politica. Perché la politica viene dopo che si è sistemata la base che l’elegge a sua rappresentante.
Occorre dunque convincersi del fatto che prendersi la laurea lontano da casa non è un valore. Non conferisce chissà quali poteri magici. Semmai rappresenta la realizzazione pratica di un pezzo di federalismo fiscale. Di fatto, ogni mese, per tramite di affitti, famiglie calabresi, siciliane e pugliesi tornano al Nord produttivo quella parte di surplus che secondo il Nord rappresenta un mal tolto.
In cinque anni, ogni famiglia del Sud per ogni figlio, tra tasse e affitti universitari conferisce al Nord almeno cinquanta mila euro. Cifra che va raddoppiata tenendo conto del vitto e della cosiddetta stiratura.
Ora se in un paese del Sud di cinquantamila abitanti, diciamo che ogni anno prendono il diploma 500 studenti e che di questi 250 decidono di trasferirsi al Nord per intraprendere il proprio percorso universitario, in 5 anni abbiamo un trasferimento di 25 milioni di Euro. 25 milioni di Euro ogni cinqantamila abitanti.
A fare i conti per bene, dunque, estesi all’intero meridione la sola partita universitaria, se solo si riuscisse a tenere i giovani a casa propria varrebbe una manovra di governo.
Ma con il vantaggio più grande in termini sociali, e antropologici perfino. A quel punto altro che governo 5 stelle, governo di froci, di ottimati, di mafiosi. Ne verrebbe fuori una generazione molto migliore dei propri antenati che impedirebbe a chiunque, a maggior ragione quattro scappati di casa di editorialisti da formaggino mio, di fare la pipì sulla punta delle scarpe. Nella fattispecie sulla punta dello stivale.

Ovviamente l’autorevolezza di quanto scritto è legittimata dal fatto che chi scrive è meridionale che ha studiato al Nord. Così come Gramellini si dispera delle poche nascite al Sud essendo lui senza figli.

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