Ah che mento, ah quel collo. Quella sera, che tripudio generale, complice l’oscurità che, propizia, scese costruendo l’occasione furtiva di là in disparte anche all’amante senz’arte né parte.
Si fece piccolo l’amante e iniziò a scalare quel pendio che profumata e liscia, scopertissima e inarrivabile la pelle foderava, facendo magico.
Ah quel mento, ah che collo. Quella sera s’avviò l’uomo lungo la salita, prendendo forza a poco poco, volando di loco in loco sulle ali dell’Ardor, mosso dal coraggio della passione che ne muoveva il passo al battito del cuor.
Poi, d’un tratto dal cielo una luce lo gettò allo scoperto e lui, di corsa, sotto l’ombra del mento di lei riparò mentre il passo, incerto, indietro stava per franar.
Sotto la musica l’aere riempiva, da ogni lato le risate scrosciavano mentre di lato il vento era che l’intontiva. Fu allora che, confidando nel favor della sorpresa, su quel collo si gettò.

– l’immagine è tratta dai Frammenti di Franco Sarnari (Gruppo di Scicli – RG) –

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