In queste settimane la tragedia Greca ha dominato la scena politica. Der Spiegel scriveva che la Germania era affetta da febbre greca e in effetti siamo arrivati al delirio. L’accordo che la Merkel celebra assieme a Martin Schulz e a tutti i leader politici europei è piuttosto il cedimento di Tsipras a un vero e proprio ricatto. Il documento contenente le proposte è una punizione alla Grecia e al suo governo. In questo scenario l’Unione Europea non ne è uscita bene.

Ha scritto oggi Paul Krugman che il progetto europeo è morto. Non credo sia così, ma certo è che è in stato comatoso. E le opzioni ormai sono due: o l’Unione si sveglia o muore.

La proposta imposta a Tsipras non consentirà alla Grecia di rimettersi sulle proprie gambe: sarà invece il colpo di grazia per atterrare sia l’economia già debole di questo Paese sia per decapitare il suo governo. Che dopotutto sia solo questo lo scopo? Fare fuori, politicamente parlando, Syriza per poter imporre di nuovo quell’ “equilibrio” che ormai si traduce con una genuflessione ad Angela Merkel? Una vendetta per il referendum e per il rifiuto delle imposizioni tedesche? Che succederà poi?

La Grecia ha 48 ore per approvare le “riforme” altrimenti l’accordo salta, gli aiuti non arrivano e l’Unione volterà le spalle al popolo greco. Ma tagliare le pensioni, alzare l’IVA in un periodo di depressione economica, offrire 12 miliardi per gli investimenti e 25 miliardi per le banche, tutto questo può essere definito “riformare il Paese”? A me sembra piuttosto uno scommettere sul tracollo della Grecia.

Tsipras rischia di cadere e non sembra improbabile che il Parlamento voti contro questo documento. Magari una volta tolto di mezzo Tsipras l’Unione Europea riscopre un volto umano e propone una ricetta più concreta e meno assassina? Sarebbe ancora peggio perché emergerebbe il gioco cinico dei Paesi ricchi contro i paesi poveri. Del giocare a risiko sulla pelle di uomini e donne. Mi dispiace dirlo, ma questa Unione Europea non è ciò che desidero, non è ciò che desideriamo è tutto ciò che non volevamo.

Sempre Der Spiegel settimana scorsa ha dedicato al ruolo della Merkel in Europa un dossier. I toni erano molto duri. L’immagine è molto forte: la Merkel siede sulle macerie del tempio greco, sorniona. La Merkel sta commettendo, con l’appoggio del partner di governo, l’SPD guidata da Sigmar Gabriel, almeno due gravi errori: 1) sta interpretando una politica economica fallimentare, turbo-liberista e che mira solo a tagliare senza investire, 2) sta creando le premesse per la fine dell’Unione Europea così come la conosciamo e diffondendo un sentimento antitedesco in tutti i Paesi dell’Unione.

I partiti anti-sistema e anti-Europa sono ormai anche anti-Germania. Podemos, Syriza, M5S, LegaNord, Front National, Ukip per citarne alcuni. Per non parlare della Gran Bretagna che dopo tutto questo sono sicuro avrà ancora di più gioco facile per imporsi in Europa o per lasciarla. I partiti socialdemocratici invece appaiono deboli, genuflessi sulle posizioni di un solo leader politico, quello tedesco che però è riuscito a creare attorno a sé una coalizioni di leader politici dei paesi nordici e dell’est. Un fronte basato più sul timore forse, per una Germania potente economicamente che sui contenuti e su un orizzonte politico.

Ed emerge così il problema centrale: l’assenza di un’Unione Europea politica. Ci sono solo i nazionalismi e gli egoismi nazionali, come affermava qualche settimana fa Romano Prodi in un’intervista a Repubblica. La Germania è leader politico ed economico e tenta un’egemonizzazione, quella che il sociologo tedesco Ulrich Beck ha definito come “germanizzazione dell’Europa”. Altri hanno parlato di una Merkelizzazione dell’Europa. Più forte ed evocativa come immagine. Ma dove è il fronte dei Paesi del Sud? Dove è l’Italia? Non pervenuta. Irrilevante.

In un comunicato inviato da Sigmar Gabriel e Martin Schulz ai militanti SPD ieri si leggeva un paragrafo in cui si sottolineava il ruolo della Francia, dell’importanza vitale per la Germania e l’SPD di avere una sintonia con il Partito Socialista francese. Dell’Italia e della Spagna nessuna traccia. Irrilevanti, ancora. Anche in questo caso possiamo dire che è fallito il progetto anti-austerità che invece l’Italia avrebbe dovuto difendere e sviluppare assieme a Spagna, Grecia, Portogallo e Francia. Niente da fare: siamo nani tra giganti.  E ce lo sbattono in faccia.

La vicenda greca è il bivio dell’Unione Europa. Un giornalista greco ospite oggi ad Omnibus ha detto: forse aveva ragione Schauble. Forse lui, sapendo che le ricette di austerità non avrebbero prodotto niente se non ulteriori danni ha prefigurato una Grexit. Forse sarebbe stato meglio.

Ecco, il dubbio ora viene anche a me. Forse era meno traumatico per il popolo greco, piuttosto che un’ulteriore umiliazione e un futuro ancora più incerto di prima. E vorrei ricordare ai nostri grandi e potenti leader che dopo Syriza c’è Alba Dorata. Ricordiamoci del nostro passato per evitare un futuro che nessuno desidera.

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