Ecco la risposta pro-family contro il ddl Cirinnà

Ecco la risposta pro-family contro il ddl Cirinnà
Simone Pillon del Comitato difendiamo i nostri figli svela a Formiche.net la strategia per fermare le unioni civili: via a una raccolta firme, pressing sui senatori e una nuova manifestazione di piazza. Con un avvertimento sul caso Ici-scuole paritarie: nessun baratto sui valori

Il ministro Maria Elena Boschi gira le Feste de l’Unità di mezza Italia per assicurare che il ddl Cirinnà sulle unioni civili sarà legge entro la fine dell’anno? Pure il presidente del Senato Pietro Grasso chiede un’accelerazione in questa direzione? Ebbene, le associazioni pro-family che il 20 giugno hanno portato in piazza a Roma quasi un milione di persone per fermare quel provvedimento, sono pronte a rispondere con una mobilitazione estiva. Dal pressing sui senatori a una petizione in grande stile (si inizia oggi alle 15 in piazza delle Cinque Lune vicino al Senato), fino all’ipotesi di una nuova (e grande) manifestazione: ecco la strategia messa in campo dal Comitato Difendiamo i nostri figli e spiegata a Formiche.net da un suo esponente di spicco, l’avvocato Simone Pillon, che è pure consigliere nazionale del Forum delle associazioni familiari, realtà vicina alla Cei.

LA VIA SVIZZERA DEL REFERENDUM

Come ha scritto l’ex europarlamentare Luca Volonté su queste colonne, in Svizzera il Partito democratico popolare ha chiesto e ottenuto l’indizione di un referendum in difesa della famiglia naturale. “Ridare la parola alla gente è sempre un’iniziativa positiva, soprattutto in un momento in cui registriamo un progressivo allontanamento dagli strumenti di democrazia diretta”, esordisce Pillon. Il quale resta però convinto che “occorre pure considerare il bombardamento mediatico volto a demolire la famiglia di cui è vittima il nostro popolo”, per questo “la via referendaria non è una panacea da applicare ovunque”. Nel caso italiano, dove la Costituzione ammette soltanto referendum abrogativi, “c’è anche una certa riluttanza all’utilizzo dello strumento delle leggi di iniziativa popolare, visti i scarsi risultati che ha portato in Parlamento”.

Tuttavia Pillon ricorda il caso della sua Umbria, dove una decina d’anni fa è stata avviata una mobilitazione di popolo per chiedere una legge regionale che tutelasse la famiglia. “Invece delle 3mila firme necessarie ne abbiamo raccolte 12mila, e grazie anche a una forte azione di pressione sui consiglieri siamo riusciti a fare approvare il provvedimento. Significa che, per quanto difficile, questa strada non è impossibile anche a livello nazionale; ma invece delle 50mila firme, bisogna presentarne 10 volte tanto per avere un minimo di seguito politico”.

LA QUESTIONE STRATEGICA

Il punto però è quale strategia seguire per difendere della famiglia naturale. La Manif pour Tous Italia, tramite il portavoce Filippo Savarese, ha fatto sapere di puntare a una modifica costituzionale e di voler favorire una maggiore presenza pro-family in Parlamento. Dal canto suo, Pillon si interroga su un punto: “Dobbiamo capire – dice – se abbiamo la concreta possibilità di fermare questa deriva che pare inarrestabile e che sta calpestando i valori fondanti dell’Occidente, oppure se la nostra battaglia è senza speranza e conviene agire di anticipo sulle conseguenze”. Osservando quello che definisce “l’avanzato stato di decomposizione sociale in cui versano Paesi dove ormai è concesso di tutto”, l’avvocato è convinto che “quando il fiume è uscito dall’argine, ci sono morti e feriti, soprattutto tra i più deboli come i bambini, ma poi lascia dietro di sé un terreno molto più fertile, perché le persone che vivono in una società all’insegna del libertinismo continuano ad avere al loro interne sofferenze e richieste di senso della vita che sono insopprimibili. Paradossalmente, diventano più sensibili a certi valori come la stabilità della famiglia”. Pertanto, “dobbiamo essere pronti a entrambe le opzioni: da una parte essere chiari nel dire no, nell’agire contro queste ideologie come ha detto Papa Francesco, dall’altra tenere sempre spalancata la porta alla bellezza e alla meraviglia della verità sull’uomo, coniugando azioni di contrasto ad azioni propositive”.

PRONTI A BOICOTTARE IL DDL CIRINNA’

Dal Senato, assicura l’avvocato Pillon, “ci arrivano segnali molto chiari che nel partito di maggioranza relativa (il Pd, ndr) non c’è assolutamente un accordo per l’approvazione del ddl Cirinnà sulle unioni civili”. E come la mettiamo con la Boschi che lo sta promettendo a destra e a manca? “Insiste con questa ossessione per dare forza e coraggio al suo esecutivo, lei che per due volte ha pure rifiutato di incontrarci. Le condizioni politiche per il via libera a quel provvedimento attualmente non ci sono, anche se potrebbero crearsi. Per questo vogliamo aumentare la pressione sul Senato, avviando una raccolta firme contro il ddl Cirinnà che coinvolga milioni di cittadini. Deve essere chiaro che il popolo non lo vuole”. Detto ciò, “siamo pronti anche a un nuovo grande evento di piazza ma prima dell’eventuale approvazione della legge”.

NESSUN BARATTO SUI VALORI

Infine, dato che qualche leader della galassia cattolica ha posto il problema, l’avvocato Pillon chiarisce che “la battaglia in difesa della libertà di educazione e quella in difesa della famiglia naturale hanno ciascuna una loro autonomia e dignità”. Quindi, non si accettano cedimenti sul secondo fronte se si ottiene un risultato sul primo, soprattutto dopo la sentenza della Cassazione sull’Ici alle scuole paritarie. “Non possiamo come cattolici farci ricattare dalla politica, non ci stiamo al baratto di chi ci promette i soldi per le scuole in cambio di un cedimento su gender e unioni civili” chiosa Pillon. E questa volta il messaggio è indirizzato pure ai vescovi italiani.

ultima modifica: 2015-07-29T09:42:51+00:00 da Giovanni Bucchi

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