Le parole del ministro dell'Economia, il discorso del premier e gli umori ciellini...

Il popolo di Comunione e Liberazione dal ministro dell’Economia Padoan questa mattina al meeting di Rimini si aspetta più impegni di quanto Renzi non abbia preso ieri. Riforme economiche, sburocratizzazione, una fiscalità di vantaggio per le famiglie. Con una pressione fiscale che supera il 50%, e con una marea di adempimenti tributari l’Italia continua a rimanere uno dei paesi fiscalmente meno ospitali. E Padoan, in un’intervista al quotidiano vicino a Cl, Il Sussidiario, in qualche modo anticipa i temi del suo intervento ribadendo che la tendenza è far calare ancora le tasse e che, per quanto riguarda la crescita, viene confermato il quadro del Def.

Ma che tipo di interventi fiscali il governo è disposto a mettere il campo? Padoan dice che “il processo di riduzione delle tasse è un percorso cominciato già nel 2014 con il decreto legge 66, quello degli 80 euro, e proseguito con la Legge di stabilità per l’anno in corso. Fin dall’esordio di questo governo al centro della politica economica c’è stato il mondo del lavoro: lavoratori e imprese, appunto. Abbiamo ridotto il cuneo fiscale e creato incentivi per le imprese che riescono a essere competitive e ad assumere nuovi lavoratori. Abbiamo introdotto incentivi per l’assunzione di lavoratori a tempo indeterminato”.

” Sta migliorando la quantità ma anche la qualità della occupazione – continua il ministro – Noto peraltro che nel dibattito pubblico corre l’impressione che si debba sempre ricominciare da zero, mentre il governo sta perseguendo in modo coerente una politica di medio termine, e ogni misura si inserisce in un solco scavato da quelle precedenti. Per il 2016 e gli anni successivi continueremo così”.

Le vicende della Cina dimostrano che il quadro è economico mondiale si è intiepidito, ma l’Italia per Padoan non dovrebbe correre troppo rischi perché se è vero che “la zona dell’euro nel suo complesso cresce poco, ma le recenti cifre di crescita per l’Italia confermano il quadro del Def”. E come se non bastasse, la modernizzazione è una sfida che “riguarda tutti i paesi, non solo la Grecia. Tutti devono fare le riforme necessarie ad adeguarsi a una realtà nuova. L’Italia sta facendo riforme attese da molti anni, e questo lavoro ci ha riguadagnato la fiducia dei partner europei, e ci ha consentito un margine di flessibilità già riconosciuto per il 2016. Se per flessibilità si intende deficit, però, non dobbiamo dimenticare che al di là dei vincoli dell’Ue il nostro vincolo principale è un altro: l’enorme debito pubblico che si può ridurre soltanto con una combinazione di crescita sostenuta e disciplina di bilancio”.

Forse ieri i vertici di Cl avrebbero gradito che quanto detto oggi da Padoan venisse detto da Renzi. Ma servivano anche parole più chiare su come cambiare l’Europa affinché non sia solo a trazione germanica, su come rilanciare il ruolo pacificatore dell’Italia nella risoluzione delle crisi internazionale specialmente nel Mediterraneo, sulla difesa delle radici cristiane dell’Europa che invece rischiano di smarrirsi. Nessun accenno alle unioni civili, ma il tema non era in programma. Probabilmente si attende che il ddl Cirinnà riprenda il suo cammino parlamentare, per tornare poi a ribadire che unioni tra persone dello stesso sesso e famiglie tradizionali non possono essere sullo stesso piano.

Ed ancora, una società meno atomizzata. È singolare che in un dibattito al meeting di Rimini lunedì sera, a cui hanno partecipato il segretario della Cisl Anna Maria Furlan e l’economista Giulio Sapelli, si sia ribadito il valore dei corpi sociali, e che ieri, da Pesaro, Renzi abbia detto che in Italia ci sono troppi sindacalisti. Soprattutto la Compagnia delle Opere, braccio operativo di Cl, fa della sussidiarietà, della possibilità per i privati di intervenire laddove non arriva lo Stato un modo di agire quotidiano. Renzi invece tende a saltare a piedi pari tutte le organizzazioni, tutte le associazioni rappresentative di questo o quel settore e tale atteggiamento rende più difficile intervenire in settori cruciali come il welfare. La riforma delle banche popolari, quella in divenire del credito cooperativo, sono operazioni per rivedere il funzionamento di ambiti che hanno sempre puntato sulla mutualità.

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