14_campionenon è necessario credere alla resurrezione dei corpi per nutrire orrore alla notizia che i feti abortiti sono divenuti merce, oggetto di un ricco business perché molto ricercati a scopi cosmetici e farmacologici.

“Nell’aprile 2011, l’avvocato Virginia Lalli, responsabile del Settore Donne perNuove Frontiere onlus, ha riepilogato in un articolo[10]  molti degli utilizzi del prezioso “materiale”. Scrive la Lalli che, quando i ricercatori dell’Università di Losanna hanno notato che i bambini ad aver subito interventi chirurgici mentre si trovavano nell’utero materno, non presentavano alcuna cicatrice una volta nati grazie alla capacità rigeneratrice delle cellule fetali, hanno pensato che tali cellule potevano essere utilizzate per il trattamento delle ustioni. Dalla medicina alla cosmesi il passo è stato breve: gli studiosi si sono associati al laboratorio privato Neocutis, autorizzandolo a commercializzare la prima crema antirughe a base di cellule di pelle di feto. La crema si può comprare negli USA su prescrizione medica al prezzo di 180 dollari, e via internet in Europa a 90 euro”.

i particolari del business risultano nelle dichiarazioni, registrate di nascosto da attivisti pro-life, di Melissa Farrell, direttrice della ricerca per la Planned Parenthood Gulf Coast, che così parla delle pratiche di interruzione della gravidanza  “Se noi alteriamo il nostro processo, siamo in grado di ottenere cadaveri fetali intatti», poi possiamo «inserire tutto nel budget». Chi effettua materialmente l’aborto modifica la procedura, al fine di ottenere intatte le parti del corpo richieste o addirittura l’intero organismo: «Possono farlo», ammette. Ciò consentirebbe anche, cinicamente, di «differenziare il flusso delle entrate»: più gli esemplari sono di elevata qualità e difficili da ottenere, più il prezzo è alto».

scrive Biagio Pascal:  “L’uomo non è né angelo né bestia, e disgrazia vuole che chi vuol fare l’angelo fa la bestia”. disgrazia vuole.

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