L'editorialista della Stampa, Gianni Riotta, ha stroncato chi pensa a cosa avrebbe detto e fatto oggi il fondatore di Cl. Il filosofo Massimo Borghesi, tra gli intellettuali più vicini a Carron, rilancia: "Un autore è cristiano solo se suggerisce oggi l'attualità di Cristo, se lo si può incontrare nel proprio tempo". Ecco fatti, parole e curiosità

Guai a tentare di attualizzare il pensiero di don Luigi Giussani, a cercare di calarlo nei problemi di oggi. Gli scritti del fondatore di Comunione e liberazione vanno considerati per quello che sono, rispetto al momento storico in cui sono stati realizzati. Possono, sì, essere utili per riflessioni di ogni tipo, ma non per avere indicazioni chiare e concrete davanti alle sfide dei nostri tempi; sarebbe un errore azzardarsi in un approccio del tipo “don Giussani oggi avrebbe detto o fatto così”. Con buona pace di Papa Francesco, che all’udienza del 7 marzo scorso in piazza San Pietro aveva redarguito i ciellini a non “pietrificare” il carisma e a non ridurre l’eredità del loro fondatore a “un museo di ricordi”, Gianni Riotta ha proposto alla platea del Meeting un nuovo e singolare approccio alla figura del sacerdote brianzolo.

L’ANALISI DI RIOTTA…

L’editorialista della Stampa, già direttore del Tg1 e del Sole 24 Ore, invitato sabato a Rimini all’incontro dedicato al fondatore di Cl scomparso 10 anni fa, è andato subito al punto: “C’è la tentazione di pretendere di applicare le cose dette e fatte da don Giussani ai tempi di oggi, di fare parlare i grandi del passato sui nostri guai. Il gioco che facciamo è sempre questo: cosa direbbe don Giussani di fronte alle questioni di oggi? Ma in questo modo quello che otteniamo non è quel che don Giussani farebbe ora, ma quello che noi pensiamo che si dovrebbe fare ora, colorato da qualche citazione”. Tuttavia, ragiona l’ex direttore del Tg1, “questa impostazione sfugge alla sfida della radicalità che don Giussani avrebbe posto”. Riotta tira in ballo pure don Julian Carròn, attuale guida di Cl, il quale “lo spiega con precisione sempre, guardate a quel che don Giussani diceva, non a quel che avrebbe detto oggi”, e questo perché “su quel che avrebbe detto e fatto, la mia opinione vale zero”. Per chi non avesse chiaro il concetto, Riotta è ancora più netto: “E’ sbagliato pretendere di applicare le cose dette e fatte da don Giussani ai tempi di oggi. Nel trattenere il suo insegnamento, non dobbiamo avere la presunzione di sapere come si sarebbe posto di fronte alle sfide che ci si presentano. Non pensiamo a cosa direbbe oggi don Giussani di fronte all’Isis, al governo Renzi, allo scontro intorno alle dichiarazioni della Cei, ma guardiamo cosa diceva nel suo periodo storico. Quel che pensiamo noi di come si sarebbe comportato”.

… E LA REPLICA DEL FILOSOFO BORGHESI

L’applauso a un guru del giornalismo italiano non si nega. In platea però si è notata più di un’alzata di sopracciglio per l’intervento di Riotta. D’altronde, il cuore dell’esperienza di Cl non sta proprio nel confronto quotidiano con i testi di don Giussani? Una delle chiavi del metodo ciellino non è proprio il paragone costante con le parole del fondatore del Movimento, l’attualizzazione del suo pensiero che supera il periodo storico nel quale è stato esternato?
A fare chiarezza ci pensa quindi Massimo Borghesi. Filosofo e docente all’Università di Perugia, tra gli intellettuali più vicini al pensiero di don Carròn (ha di recente pubblicato il libro “Luigi Giussani” per le edizioni Pagina) nel suo intervento corregge il tiro. “Si può incontrare un autore nel proprio tempo solo se ci è contemporaneo” esordisce, spiegando come “grandi figure, anche cristiane, non riescano a travalicare il passato”. “E’ possibile incontrare don Giussani oggi – incalza – solo perché lui ha incontrato il suo tempo secondo una sensibilità non reattiva ma moderna, più attuale che mai. Questa prospettiva spiega l’attualità di don Giussani: una posizione è attuale quando sa riconoscere le istanze positive del proprio tempo, quando si sottrae all’alternativa tra i tradizionalisti, che sono reattivi, e i modernisti, che si omologano al proprio tempo”.
E a proposito di Riotta, convinto che il fondatore di Cl avesse visto negli anni ‘70 “la crisi e la fine della modernità”, Borghesi sostiene piuttosto che “la sua è una sensibilità religiosa squisitamente moderna”. Di più: “Oggi siamo chiamati a mostrare la modernità di don Giussani, cioè la sua attualità: si nutre del tomismo aperto, della grande scuola di Venegono, della lettura assidua del cardinale Newman, della sua posizione così esistenziale e leopardiana che lo rende atto a intercettare le generazioni del dopoguerra”.
La chiosa finale di Borghesi non lascia scampo ad equivoci: “Come possiamo noi ora, dopo 2000 anni, incontrare Gesù Cristo? Questa è la domanda fondamentale – dice -. La risposta a questa domanda motiva l’originalità dell’impostazione di don Giussani. E’ possibile oggi incontrarlo perché lui ha suggerito come potere incontrare Cristo oggi, nel quotidiano. Un autore cristiano è attuale solo se è in grado di suggerire l’attualità di Cristo”.

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