Obama ha presentato ufficialmente la versione definitiva del Clean Power Plan dell’Agenzia per la protezione ambientale, definendolo “il passo più importante che gli Stati Uniti abbiano mai fatto per contrastare il cambiamento climatico”. Si tratta di un piano che ha l’obiettivo di ridurre le emissioni di CO2 andando a incidere nel settore che da solo genera più inquinamento di quanto ne generino auto, aerei e abitazioni messi insieme: le centrali elettriche.

I DETTAGLI

Dopo due anni di lavori, il Clean Power Plan stabilisce che entro il 2030 le centrali elettriche dovranno ridurre il 32% delle proprie emissioni rispetto ai livelli del 2005, con un incremento di due punti percentuali rispetto alla proposta iniziale che il presidente aveva fatto l’anno scorso. Agli Stati Usa è richiesto di presentare i propri piani di azione entro il 2018 – non più 2017 – e di conformarsi alla normativa entro il 2022, non più 2020.

LE PAROLE RISERVATE AI CRITICI

Ai critici, Obama risponde ricordando che “a seguito degli standard per i combustibili delle auto posti in essere circa due anni fa, l’industria automobilistica ha avuto il coraggio di reinventarsi producendo auto ibride e più efficienti, dando ai consumatori più scelta, risparmi alla pompa della benzina, senza per questo diminuire il proprio giro di affari”. “Stiamo inventando nuove tecnologie e nuove industrie. Non guardiamo indietro ma avanti” ha affermato il presidente.

Obama ha poi richiamato l’Enciclica di papa Francesco: “Avere degli standard ambientali è un obbligo morale. Se non lo facciamo noi, oggi, nessuno lo farà. Siamo la prima generazione a sentire l’impatto del cambiamento climatico e l’ultima che ha la possibilità di fare qualcosa”.

L’AZIONE DELLA CASA BIANCA

Riferendosi alla Cina Obama ha messo in evidenza l’importanza dell’azione del suo Paese: “L’unica ragione per cui la Cina si sta muovendo, è perché noi lo stiamo facendo. Quando il mondo deve affrontare delle sfide così grandi come il cambiamento climatico, sono gli Stati Uniti a indicare la direzione. È questo quello che rappresenta il Clean Power Plan”. “Si tratta di una sfida difficile, ma nessuna singola azione, nessun singolo Paese può invertire da solo la rotta del riscaldamento globale. A dicembre, con gli Stati Uniti in prima fila, abbiamo l’opportunità di siglare uno degli accordi più ambiziosi della storia dell’uomo”.

I NUMERI DELLA SFIDA

Ai cinici e a chi pensa che l’uomo non sia in grado di affrontare il climate change, Obama risponde che si sbagliano: “Possiamo affrontare la sfida, ma dobbiamo andare avanti insieme”. Tra il 2005 e il 2013 gli Usa hanno avuto una riduzione delle emissioni dalle centrali elettriche del 15%. In pratica, al momento dell’ufficializzazione definitiva della normativa, sono già a metà percorso.

CHI APPOGGIA OBAMA

Sono molti gli imprenditori che appoggiano le mosse di Obama e che definiscono il Clean Power Plan come “la giusta misura al momento giusto. Un piano flessibile, pratico ed economico per promuovere la transizione americana verso un futuro a basse emissioni di carbonio”, come dichiarato da Mindy S. Lubber, presidente di Ceres, network di investitori attenti allo sviluppo sostenibile. Mindy Lubber insieme ad altri 365 uomini d’affari e società – tra cui Unilever, L’Oreal, Levy Strauss, SunEdison e Trillin Asset Management – hanno sottoscritto e inviato una lettera a 29 governatori Usa per far comprendere come gli obiettivi del piano non solo avranno effetti benefici in termini di cambiamento climatico, ma daranno una spinta anche all’economia e creeranno nuovi posti di lavoro.

LE PAROLE DEL CONSULENTE OBAMIANO

Un punto, questo, di particolare importanza e su cui ha posto l’attenzione anche il consulente della Casa Bianca Brian Deese in un articolo pubblicato di recente sul mensile Formiche. Si legge tra le sue righe: “Da quando quarant’anni fa è stata fondata l’Agenzia per la protezione ambientale abbiamo ridotto l’inquinamento atmosferico del 70%, mentre il nostro Pil è triplicato. Le riduzioni di CO2, in genere, sono state associate ai periodi di debolezza economica. Questo fino allo scorso anno, quando, in uno storico ma sottovalutato cambiamento, l’inquinamento da carbonio proveniente dal settore energetico è rimasto stabile nonostante l’economia globale sia cresciuta del 3%”.

CHI SI OPPONE

Non manca tuttavia chi si sta opponendo al Clean Power Plan. Con questa normativa si darà una spinta fondamentale all’industria delle rinnovabili, solare ed eolico in particolare. Di conseguenza, una delle industrie che maggiormente ne risentirà è quella del gas, verso cui inizialmente si era rivolta l’attenzione per ridurre le emissioni causate dall’industria del petrolio.

LE CRITICHE

La World Coal Association, si legge su The Guardian, minaccia di aumentare il costo dell’elettricità per i consumatori americani. Anche gli Stati fanno sentire la loro voce. The New York Times riferisce che il senatore repubblicano Mitch McConnell del Kentucky ha richiesto ai governatori di astenersi dal rispetto della normativa. Secondo alcuni esperti, sono circa 25 gli Stati che si opporranno alle regole – tra essi Wyoming e West Virginia, Stati fortemente dipendenti dall’industria del carbone – e, molto probabilmente, la discussione arriverà ai tavoli della Corte Suprema. Insomma, un percorso non facile, ma neanche impossibile, soprattutto se si pensa che anche l’ObamaCare ha subito una serie di attacchi legislativi ed è sopravvissuta quasi indenne a due sfide che hanno anch’esse visto coinvolta la Corte Suprema.

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