Il Burkina Faso, uno dei paesi più poveri del mondo, ex colonia francese nell’Africa Occidentale, da ieri è piombato di nuovo nel caos a causa di un golpe militare, ad opera della Guardia presidenziale guidata dal generale Gilbert Diendéré (nella foto). Speriamo che intervenga la comunità internazionale per ristabilire l’ordine democratico e non la Francia, come in altre crisi di questa parte del mondo nel recente passato.

Nell’ottobre 2014 un movimento democratico, il Balai Citoyen, aveva mobilitato la popolazione contro l’ennesima rielezione del dittatore Blaise Compaoré, in carica ininterrottamente dal 1987, che si era visto costretto alla fuga in Francia. Un governo provvisorio formato dalle opposizioni e dal partito di Compaoré aveva guidato il paese alle prime elezioni libere, previste per il 11 ottobre prossimo. Il 17 settembre il Presidente Kafando e tutto il suo governo sono stati arrestati e portati in un luogo segreto, questo ha spinto la popolazione a scendere in piazza nella capitale Ouagadougou per manifestare contro il golpe militare; la popolazione sta organizzando la resistenza armata, in particolare a Bobo Dioulasso, la seconda città del paese.

Il generale Gilbert Diendéré, già braccio destro di Blaise Compaoré, non ha gradito il rapporto che il governo di transizione stava per pubblicare sulla sicurezza nazionale, auspicando lo scioglimento della potentissima guardia presidenziale da lui stesso guidata.

In questi mesi la società civile burkinabè si è attivata per organizzare un governo di transizione, riscrivere le regole elettorali e dare un nuovo futuro alla Terra degli Uomini Onesti, questo il significato del nome del Paese nelle due principali lingue del paese nome dato dal Presidente Thomas Sankara negli anni ’80 al posto di Alto Volta. Sankara leader carismatico dell’intera africa sub-sahariana negli anni ’80 ha introdotto le prime politiche nazionali per lotta alla povertà, la parità di genere, la lotta all’AIDS e la scolarizzazione della popolazione. Sankara per partecipare ai meeting internazionali chiedeva passaggi agli aerei dei ricchi capi di Stato europei, non aveva un jet di stato e viveva in una residenza non sfarzosa; nel 1987 è stato ucciso, pare, proprio da Compaoré che lo ha sostituito alla presidenza del Paese.

Compaoré, negli anni ’90,  è stato apertamente appoggiato prima dalla Francia, per poi ricevere sostegno  anche da Gheddafi, il leader libico che aveva larga influenza in tutta l’Africa occidentale ed ha finanziato numerose infrastrutture nel paese; caduto Gheddafi, ad opera della Francia di Sarkozy, il Paese ha sofferto per l’aumento dei prezzi dei beni agricoli, causati dalla crisi del 2007, ma finora è riuscito a non divenire preda degli islamisti.

La Francia ha in questa crisi africana un ruolo centrale: ha permesso per decenni che Compaoré guidasse il paese da assassino dittatore, ha utilizzato il Paese come base militare operativa, ad esempio per l’attacco in Mali nel dicembre del 2012, ma non ha mai dato un supporto per la crescita economica e sociale, ad esempio attraverso la costruzione di infrastrutture. In Libia dopo l’intervento francese regna il caos più totale, idem in Mali. Speriamo che non si voglia occupare del Burkina Faso, la Terra degli Uomini Onesti.

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