Lui è li sulla spiaggia di Settembre. Che è ancora più bella. Il bagnasciuga riluce sotto I colpi di spazzola. Quelli dell’onda, attraverso I gargarismi della schiuma.
Lui, sul bagnasciuga, infilza le stampelle, serra le mascelle. È dura, eppure sorride. Lei gli è di fronte. Lo incoraggia senza dire. Solo gli occhi parlano la lingua dei sensi. Del tutto. Dell’inizio prima che tutto iniziasse davvero. E lui, passo dopo passo, con il bagnosciuga e le onde a spingerlo, partecipi come infermieri, va verso di lei. Angeli custodi di una natura che ora fa, e talvolta disfa.
Arriva al fondo e torna indietro. Ripete quei passi che stanno dentro le immagini impresse nelle pupille di lei. I primi passi. È un esercizio il suo. Il più difficile. Quello di tornare a camminare da adulto fatto bambino dalla malattia.
La spiaggia è vuota. Perché la malattia seleziona I compagni di viaggio della vita come la prima tramontana d’autunno I bagnanti. Ma se la malattia sa essere peggio della morte, lei che è madre vince sulla malattia. Perché lei non si arrende mai. E a ogni passo, avanza la speranza e soccombe la malattia.

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