Intervista a Filippo Vernassa.

Ho incontrato Filippo Vernassa, Direttore artistico dei teatri più prestigiosi di Bologna, alla conferenza stampa della riapertura del Teatro “Il Celebrazioni” di Via Saragozza, che si avvale della sua direzione artistica e di quella di Giovanni Vernassa e Carmela Angelini, tutti facenti parte della società di gestione Theatricon Srl. Mi rendo conto subito che l’argomento va ben oltre la presentazione di un restauro di un teatro, e tantomeno si parlerà solo della programmazione della prossima stagione. Filippo Vernassa apre la presentazione con un approccio schietto e deciso, illustrando da subito la sua posizione da manager d’azienda. Affronta numeri e progetti da imprenditore, non ha minimamente l’esuberanza tipica dei direttori artistici, ma Illustra al pubblico il calendario degli spettacoli, si sofferma su ogni dettaglio, facendo emergere in ogni parola la consapevolezza di realizzare un progetto che va ben oltre il programma artistico. Descrive così con passione, il suo lavoro ed i suoi obiettivi. La sua è una visione da imprenditore, tale da illustrare con estrema chiarezza tutti gli investimenti fatti per ristrutturare il teatro affinché riprendesse a vivere.Quindi gli chiedo subito:

– Da quanto tempo era chiuso il Teatro Il Celebrazioni? Il Teatro a febbraio 2014, era stato dichiarato inagibile per il pericolo di crollo del controsoffitto, a causa di infiltrazioni d’acqua. Il tutto faceva seguito ad una gestione non proprio di successo…

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– Come vi siete avvicinati al progetto? Eravamo informati sulle sorti del teatro tramite la Fondazione “Casa Lyda Borelli” (una casa di cura per artisti e operatori dello spettacolo), conoscendo la presidente Anna Majani. E siccome la nostra prima avventura, che avevamo intrapreso creando una cordata con altri imprenditori teatrali, aveva operato già al salvataggio dello storico teatro Duse per la stagione 2011/2012 raggiungendo in 4 anni ottimi risultati, sia di affluenza che economici, abbiamo pensato di consolidare l’esperienza fatta. Ecco, quindi, che abbiamo posto le basi per intraprendere una trattativa con la Fondazione per rilevare, con una  nuova gestione, Il Teatro Celebrazioni.

– Ma a chi appartiene Il Teatro delle Celebrazioni? Il Teatro in Via Saragozza, fa parte sempre del complesso della “Casa di Riposo Lyda Borelli per artisti drammatici”. E’ una struttura che risale al 1960 ed è tra le sale più capienti a livello regionale con i suoi 1000 posti.

 – Quanto avete dovuto investire per la ristrutturazione? L’investimento è stato di circa 800.000 euro di capitale privato e in più abbiamo il sostegno, come già altre volte nei nostri progetti, della Banca Popolare dell’Emilia Romagna, che ha sposato il progetto della nostra società, la Theatricon Srl. Il nostro approccio a questo business, ma soprattutto il nostro piano industriale, hanno quindi convinto il cda della fondazione che ci ha affidato la gestione per i prossimi 20 anni, formalizzando il contratto nel novembre 2014. Dopo un anno di lavori di ristrutturazione si ripartirà a novembre.

– Come mai ti occupi di fare del teatro un’impresa? Perché il teatro è impresa! Poi tutto è cominciato con mio padre: Alberto Vernassa che nel ’75, col fratello Sergio, inaugurò il teatro EuropaAuditorium con “Aggiungi un posto a tavola” (con Johnny Dorelli e Bice Valori). Papà era livornese, trapiantato a Bologna, e del teatro ha fatto la sua vita. E’ stato un gestore illuminato e ha avuto la capacità di vedere oltre l’orizzonte delle cose, portando a Bologna i migliori spettacoli, da Garinei e Giovannini a Montesano e Proietti. Io ho affiancato mio padre per soli quattro anni, prima della sua scomparsa nel 2002, ma l’obiettivo comune, anche con i miei soci della December Sevens Duemila, è sempre stato quello di ospitare spettacoli importanti, in sinergia con le migliori produzioni italiane ed estere.

– Quante persone fanno parte di quest’azienda? Lo staff di Theatricon è costituito da 8 dipendenti e ha diversi servizi che sono esternalizzati in un’ottica di contenimento dei costi.

– Parlavi prima di tuo padre e tuo zio, Alberto e Sergio Vernassa, che da organizzatori teatrali hanno creato nel 1954 la Essevuteatro a Livorno… Sì, i miei cugini Barbara e Giovanni Vernassa proseguono con la Essevuteatro ed hanno ereditato una zona che si estende a tutta la Toscana, Emilia Romagna, Tre Venezie, acquisendo negli anni anche altri spazi teatrali tra cui 3 a Firenze ed 1 a Genova.

– Quanto è importante un approccio da aziendalista? Un approccio così imprenditoriale è fondamentale! I contributi pubblici sono quasi scomparsi, fondi per la cultura sempre meno, ci obbligano quindi ad un rigido monitoraggio di costi e importanti azioni di marketing e comunicazione per sostenere i ricavi, offrendo sempre una stagione piena di programmi di qualità. Importante per noi quindi la fusione di tecniche tipicamente “aziendali” per la gestione delle attività che però tengono conto delle peculiarità del mondo dello spettacolo e dei teatri in particolare. Direi comunque che questo modello è relativamente innovativo, probabilmente in Italia, ma decisamente consolidato all’estero, dove da sempre il mondo del teatro fa riferimento a proprietà private attraverso donazioni a sostegno dei loro progetti.

-Come definisci il rapporto con gli altri teatri? La proposta culturale offerta dalla città è molto variegata, ciò permette ai teatri di lavorare animati da uno spirito di collaborazione.

-Hai qualche suggerimento per l’evoluzione del teatro? Il futuro del mondo dello spettacolo dal vivo andrà sempre più verso un modus operandi in cui il finanziamento pubblico rappresenta una percentuale secondaria degli introiti delle imprese che lavorano nel settore dell’entertainment. Auspichiamo un riforma del settore con l’introduzione di nuovi strumenti di sostegno allo Spettacolo dal vivo, come l’introduzione del tax credit, attraverso cui imprese e cittadini  si sostituiranno allo Stato nel ruolo di mecenati.

– E’ importante per voi la comunicazione? Quanto investite in essa? Certo che è importante! Tanto quanto la qualità degli spettacoli. E’ fondamentale. Sennò come faremmo a richiamare così tanto pubblico per ogni spettacolo in cartellone? Investiamo circa il 15 per cento del nostro bilancio in comunicazione.

– Obiettivi futuri? Un riposizionamento del nuovo Celebrazioni, sia come marchio che come identità teatrale a livello regionale, ed in tre anni nel ranking dei migliori teatri italiani , al pari di Torino e Milano. Ma innanzitutto ora l’obiettivo è quello di ripartire in grande, con il nuovo cartellone ricco di 27 spettacoli che variano dalla prosa, alla danza, oltre ai musical e l’immancabile comicità. Il via sarà dato il 24 Novembre dallo spettacolo con Claudio Bisio e testi di Michele Serra: “Father and son”, sul quale abbiamo molte aspettative. Poi a dicembre ci sarà Claudia Gerini (che torna a teatro dopo diverso tempo); e poi ancora Neri Marcorè, due spettacoli di Cristina Comencini fino al nuovo anno che si aprirà a gennaio con Sabina Guzzanti.

Insomma la famiglia Vernassa è un esempio di quanto la cultura possa essere impresa.Che per gestire un teatro non basta avere una buona conoscenza delle arti e della storia dello spettacolo, ma meglio ancora se si ha una laurea in economia e s’investe nella cultura d’impresa. Questo è uno degli aspetti meno noti, ma in un paese come questo, ricco dei più bei e storici teatri, non si può non pensare alla possibilità di una carriera come quella di Filippo. E’ un’opportunità che andrebbe incentivata e sostenuta, e poi colta anche dai giovani. Oltre che ringraziarlo del suo tempo e della sua disponibilità, mi viene da essergli grata di avermi mostrato un aspetto in più, portando il mio sguardo dietro il sipario del palcoscenico.

Io tra Filippo e Giovanni Vernassa
Io tra Filippo e Giovanni Vernassa
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