E vorrei per una volta passeggiare per Roma, magari in Piazza del Campidoglio e rimanere sconvolta nel trovarmi davanti una mega scultura in acciaio cromato color giallo-oro al posto della statua di Marco Aurelio, o magari imbattermi nel bellissimo fauno dormiente che tiene sopra la gamba una sfera azzurra specchiante sotto l’arco di Costantino a pochi passi dal Colosseo.

Vorrei che ad un pazzo come Jeff Koons gli facessimo curare una mastodontica aiuola nella gloriosa e statica Villa Borghese facendo inciampare la nostra vista in un meravigliso Puppy (come al Guggenheim Museum di Bilbao) o rimanere interdetti attraversando il Ponte degli Angeli (o magari a Castel Sant’Angelo stesso) nella vista di un coloratissimo Balloon Dog come abbiamo abbiamo avuto la fortuna di vedere a Venezia.

Tutto ciò accade anche nella “culla della civiltà” l’antiquata e conservativa Firenze ma non a Roma!

Ecco che in piazza Signoria, vicino alla copia del David di Michelangelo, si staglia da pochi giorni una delle ultime folli sculture, in acciaio color oro, dell’artista più contrastato, idolatrato (da me sicuramente!) e contestato da molti, che manda in visibilio trattative in gallerie ed aste raggiungendo cifre iperboliche.

Jeff Koons è contro.

E’ la follia dell’arte o l’arte che rende folli ma, se Palazzo Vecchio a Firenze ha aperto le porte al suo Pluto e Proserpina, ed alla copia rivisitata del Fauno Barberini di Roma con un fauno dormiente dal corpo meravigliosamente ed eroticamente scolpito in gesso bianco, dove esplode il contrasto di una sfera azzurra specchiante poggiata sopra la gamba, allora noi nella capitale possiamo osare!

Voglia irrefrenabile di andare a Firenze.

Plauso al sindaco Dario Nardella che ha trovato accordi con il giovane collezionista ed esperto d’arte, Fabrizio Moretti.

Insomma l’arte contemporanea nella sua vivacità, sprezzante di regole, ci fa gioire e ci scuote dal torpore millenario di questa sì meravigliosa città, ma noiosa come poche altre al mondo riescono ad essere!

Foto di Emiliano Cribari   –   Pietro Savorelli

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