L'intervento di Antonio Borgese, presidente di Great Place To Work

Il sondaggio su maternità e lavoro condotto da “Il Corriere delle Sera”, in occasione della manifestazione “Il tempo delle donne”, mostra un disagio diffuso, tra i genitori che lavorano: la maternità è vista come un ostacolo alla vita lavorativa, con una critica specifica al welfare italiano e ai fattori culturali che ancora penalizzano la donna nella conciliazione tra professionalità e cura dei figli.

L’analisi di ciò che fanno le migliori aziende per cui lavorare della classifica di Great Place To Work può fornire qualche utile spunto su come le organizzazioni possano aiutare i propri dipendenti nel work life balance. Le 20.883 persone, che hanno risposto al sondaggio, sottolineano una serie di carenze dell’attuale legislazione ed esprimono una richiesta di maggiore flessibilità e servizi: è interessante vedere come le soluzioni, che alcune delle migliori aziende per cui lavorare propongono, vadano proprio nella direzione delle richieste emerse, mostrando come il superamento di alcune criticità sia a portata di mano.

L’85% delle mamme e il 74% dei papà vede in un accrescimento della flessibilità di orario uno dei correttivi che potrebbero aiutare la conciliazione tra casa e lavoro. Le aziende maggiormente attente alle esigenze dei collaboratori prestano spesso attenzione a concedere il part time a chi ne fa richiesta. In Volkswagen Financial Services, tutte le mamme che rientrano dalla maternità e lo chiedono, accedono al part time indipendentemente dalla soglia percentuale prescritta dal contratto di lavoro. Conte.It, società di assicurazioni, ha una politica detta del “Rientro contento”. I neo genitori godono di una serie di facilitazioni per bilanciare gli impegni lavorativi con quelli privati. I dipendenti non soggetti a turni possono fruire di un’ora di riduzione dell’orario giornaliero. Il personale sia femminile che maschile che lavora in turni può scegliere la pianificazione che preferisce e ha diritto di lasciare il lavoro prima delle 18.

Il 78% delle mamme e l’84% dei papà chiedono una maggiore sostenibilità economica degli asili nido: diverse aziende hanno organizzato strutture interne, o offrono servizi di baby-sitting, come benefit. Ikea dà la possibilità alla mamma di portare il proprio bambino al lavoro in caso di necessità.

L’“home working” è una soluzione proposta dal 66% delle mamme e dal 69% dei papà, che hanno risposto al sondaggio: sono diverse le aziende che hanno intrapreso questa strada e alcune di esse riservano questa facilitazione alle persone, come i genitori, che lo necessitano per far fronte alle incombenze famigliari.

Le diverse forme di flessibilità che abbiamo passato in rassegna, e il lavoro remoto in particolare, consentono una gestione più efficace del tempo lavorativo, con significativi incrementi di produttività, dimostrati da diversi studi.

Una delle criticità maggiori emerse dall’indagine è che l’impegno genitoriale riguarda soprattutto la donna. La nascita di un figlio finisce per costituire in alcuni casi un impedimento al proseguimento dell’attività professionale: il 7% delle lavoratrici che hanno preso parte al sondaggio non è rientrato al lavoro. Per affrontare questo tipo di difficoltà, Conte.It concede indifferentemente a uomini e donne le facilitazioni parentali.

Il sondaggio mostra inoltre che il 38% delle donne che non rientra al lavoro lo fa per la difficoltà di conciliare lavoro e famiglia: le aziende più sensibili a questa problematica femminile, e tra queste Mellin, offrono alle proprie dipendenti un supporto particolare, da parte del personale, per il reinserimento nell’attività lavorativa.

Gli esempi visti mostrano che rispondere alle esigenze delle persone più che un costo rappresenta un investimento sulla persona, che nel lungo periodo consente ritorni significativi. In primo luogo limita il turn over e i relativi costi, in secondo luogo, accresce l’impegno delle persone come risposta all’attenzione dimostrata dall’azienda nei loro confronti.

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