photo-1-554x399“Si discute l’Opzione Benedetto del blogger conservatore Rod Dreher, secondo il quale la sentenza della Corte suprema sulle nozze gay ha segnato per i cristiani la fine della cultur war in favore della “costruzione di forme di comunità locali all’interno delle quali la civiltà e la vita morale e intellettuale possa essere sostenuta attraverso i Secoli Bui che sono già sopra di noi”. Dreher cita l’ultima pagina del saggio Dopo la virtù del filosofo A. McIntyre, che così conclude “stiamo aspettando non un Godot ma un altro, certamente diverso, San Benedetto”. Rilanciato da Il Foglio, il dibattito da noi non sembra appassionare, ma dinanzi alle critiche alla logica del profitto di papa Francesco è doveroso chiedersi quale spazio ci sia per affermare una visione cristiana della società. Invero, un tema troppo impegnativo per la Rubrica, che qui vuole esprimere una opinione sulla Opzione Benedetto secondo una prospettiva che la vede complementare alle culture war.

A mio avviso, il senso dell’Opzione Benedetto può essere cercata nel rilanciare la visione cristiana della società puntando sull’universo delle arti e dei mestieri, le attività che sono sistema e strumento di interpretazione e trasformazione della realtà socio-economica.

Mi riferisco alla sfera di attività che MacIntyre identifica come “pratica”, ossia “qualsiasi forma coerente e complessa di attività umana cooperativa socialmente stabilita, mediante la quale valori insiti in tale forma di attività vengono realizzati nel corso del tentativo di raggiungere quei modelli che pertengono ad essa e parzialmente la definiscono”.

Si tratta di attività che trasformano il mondo ma ancor prima la persona che le esercita, con “un’estensione sistematica delle facoltà umane di raggiungere l’eccellenza e delle concezioni umane dei fini e dei valori impliciti”. Per intenderci, il lavoro del muratore non è una pratica; l’architettura sì.

Quella di MacIntyre è una definizione che bene esprime l’orizzonte concettuale che, dalla civiltà dei Comuni, connota le professioni, che oggi hanno assunto una latitudine che interessa tutti i lavoratori della conoscenza sin alle più avanzate frontiere del sapere e della tecnica.

Le pratiche, le professioni sono un terreno elettivo della cultura cristiana. Ad esse si rivolgono gli insegnamenti di S. Benedetto i cui precepta – l’Ora et Labora  scolpito sulla scalinata di Montecassino – hanno dato vita ai monasteri, centri di preghiera ma anche istituzioni civili ed economiche. I monasteri sono stati luogo e fonte di rielaborazione e testimonianza in chiave cristiana di concetti come impegno e dignità del lavoro, disciplina e qualità personali che, oggi, connotano le professioni. E a queste si rivolgono anche gli insegnamenti della dottrina sociale della Chiesa, come gli indimenticabili discorsi di Pio XII sull’esercizio di pratiche professionali che, anche nella classicità, erano considerate forme di sacerdozio laico (“quia nos sacerdotes appellat”).

Ecco, l’Opzione Benedetto potrebbe essere pensata come un progetto di ricostruzione cristiana della società che muove dalle pratiche/attività che informano la quotidianità del vivere. Queste si alimentano e alimentano comunità che, a loro volta, sono portatrici e beneficiarie dei valori intrinseci alle pratiche medesime, quale “arena in cui le virtù si manifestano”. Come quello da Norcia ha istituito il monastero centro di preghiera e istituzione sociale, il profetizzato Benedetto deve avere il coraggio di rifondare le istituzioni laiche della cristianità sottraendole alla ideologia della sovranità del mercato in favore di altre e più proprie tradizioni. Penso alla economia civile, che vede nell’attività economica e, segnatamente, nell’impresa un progetto da sviluppare in condizioni di efficienza. Perché ospedali, scuole, musei operano sì nel mercato ma il loro scopo è quello di curare malati, formare, tramandare il patrimonio storico e artistico e non già fare utili.

Pensare l’Opzione Benedetto significare avere l’impietosa onestà di prendere una decisione di sistema circa la validità dei fondamentali della dottrina sociale e, all’esito, promuovere le pratiche professionali, foriere di virtù laiche e cristiane, che innervando il tessuto sociale possono riedificarne architetture e ideali. L’opera di S. Benedetto lo testimonia: la civiltà cristiana si alimenta nell’Ora et Labora”. a. m. leozappa formiche nr. 8-9/2015

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