Le due mozioni (opposte) sui diritti di Internet

Le due mozioni (opposte) sui diritti di Internet
L'intervento di Massimo Melica, avvocato specializzato in diritto applicato alle nuove tecnologie

Riceviamo e volentieri pubblichiamo

La Camera dei deputati ha approvato ieri due mozioni dedicate ai principi di Internet. La prima mozione, che ha preso il nome da quello del deputato Stefano Quintarelli come primo firmatario, costituisce il lavoro svolto da una Commissione di studio promossa dalla presidenza della Camera. La seconda mozione è stata presentata dal gruppo della Lega Nord e prende il nome del primo firmatario, il deputato Davide Caparini.

Le due mozioni approvate, che costituiscono un indirizzo al governo in materia di diritti esercitati durante l’utilizzo della rete Internet, hanno due visioni opposte, due metodologie e finalità diverse, tanto da renderle – al di là delle premesse – inconciliabili tra loro. Quindi, a quali principi ci si dovrà attenere in futuro?

A CHI SI RIVOLGONO

Sulla mozione Quintarelli, occorre sottolineare che essa è nata attraverso l’avventurosa procedura di una Commissione di studio atipica, che ha visto coinvolti parlamentari ed altri soggetti scelti dalla Presidenza della Camera. Al termine è stata aperta una consultazione pubblica, cercando di dare legittimazione alla modalità adottata, senza tener conto che, in sede parlamentare, le regole non possono essere creative nel rispetto dei dettami costituzionali.

Come ho avuto modo di evidenziare anche in questo sito, la “Carta per i diritti in Internet” ha una serie di complessità che complicano l’utilizzo di Internet e soprattutto mostra un eccesso di potere nell’imporre regole e condotte alle persone e alle aziende senza tener conto la connotazione planetaria dello strumento.

La mozione Caparini ha invece il merito di rivolgersi agli Stati, riportando principi generali sulla affermazioni dei diritti civili, richiamando anche i doveri che moralmente i fruitori di Internet hanno.

LE CONCLUSIONI

Anche le conclusioni delle due mozioni sono diverse, la prima mozione impegna il Governo ad attivare ogni utile iniziativa per la promozione e l’adozione a livello nazionale, europeo e internazionale dei principi contenuti nella Dichiarazione della Commissione per i diritti e i doveri in Internet istituita presso la Camera dei deputati oltre a promuovere un percorso che porti alla costituzione della comunità italiana per la governance della rete definendo compiti e obiettivi in una logica multistakeholded. In sintesi chiede di accreditare un gruppo di lavoro e costituire una comunità italiana per la governance della Rete. Certo che non sembrano altruistiche queste richieste.

La mozione di Davide Caparini della Lega Nord chiede più semplicemente l’impegno del Governo a considerare i principi enunciati in premessa come basilari per iniziative normative e regolamentari che incidano sull’utilizzo della rete e sui diritti e doveri delle persone in relazione all’utilizzo di Internet e di promuovere la diffusione dell’utilizzo delle tecnologie digitali.

LO SBANDAMENTO

Personalmente non avvertivo l’esigenza di un dibattito parlamentare su questa materia, tuttavia devo riconoscere la qualità della mozione Caparini, con cui ha mostrato – nella sua pragmaticità – di centrare con spirito costruttivo, non autoreferenziale e senza dubbio terzo, un difficile tema come quello di Internet.

Concludo evidenziando come le agenzie di stampa abbiano riportato la notizia, assicurando la massima visibilità alla mozione governativa senza menzionare la seconda mozione che – entrambe approvate con una differenza di soli 14 voti – assumono la stessa forza vincolante e di indirizzo per il Governo.

Anche questi particolari denotano lo sbandamento istituzionale in cui ci troviamo.

Buon Internet a tutti, quella libera.

(Per una completa comparazione delle due mozioni leggere qui)

ultima modifica: 2015-11-04T11:26:51+00:00 da Massimo Melica
  • Luca

    Se la mozione Quintarelli parlava di fare la “governance” in una “multistakeholded”, io sono contrario. Solo per l’inutile ricorso a termini anglofoni incomprensibili.
    Tutti gli enti pubblici devono solo ed esclusivamente farsi capire, questa sì che sarebbe una buona legge per Internet.