La polizia kosovara ha arrestato negli scorsi giorni altri tre giovani sospettati di terrorismo. Il fermo è avvenuto al confine tra Kosovo e Macedonia, da dove i tre erano entrati dopo che la Turchia ha reagito ad una comunicazione dei servizi di sicurezza kosovari rimpatriandoli. Sembra che avessero cercato in precedenza di recarsi in Siria a combattere per l’Isis. Il Kosovo, con 1,8 milioni di abitanti – 90% dei quali musulmani – secondo un rapporto di Kosovar Center of Security Studies, ha 232 concittadini presenti in Siria e Iraq, come foreign fighter. A Pristina il problema del radicalismo islamico è emerso nel dopoguerra del 1999.

Siccome il Kosovo è un paese instabile politicamente, con istituzioni fragili e con un tasso di corruzione alto, le charity islamiche, che spesso agiscono come cavallo di Troia del radicalismo, sono riuscite a inserirsi in questa cornice porosa e a reclutare giovani per a jihad in Siria e Iraq.

Venerdì scorso a Tirana, in Albania, durante una conferenza dal tema “La strategia di comunicazione dell’Isis in Albania”, il capo dei servizi segreti albanesi (SHISH), Visho Ajazi-Lika, ha detto che “il numero di coloro che sono coinvolti in queste reti è in crescita. D’altra parte, queste persone si sentono vuote e trovano conforto in queste reti. Le persone coinvolte sono ideologicamente molto determinate e subiscono un lavaggio del cervello, il che rende impossibile il controllo. Abbiamo solo un vantaggio: i radicalizzati non hanno il sostegno della famiglia o della società”. Secondo le autorità albanesi sono circa 140 persone che combattano nelle fila dell’Isis.

Presente alla conferenza anche il capo della Comunità musulmana albanese, Skender Bruçaj, il quale ha detto che il governo albanese dovrebbe affrontare la lotta contro l’estremismo anche nei social media. “I social network sono una fonte importante di questa organizzazione terroristica utilizza per il reclutamento”, ha detto Bruçaj.

Lo studio presentato dal professor Fabian Zhilla, preparato all’interno dell’Accademia di studi politici, dimostra che albanesi sono uno dei gruppi presi di mira per il reclutamento da Isis, che utilizza messaggi specifici solo per gli albanesi, o in altri casi per i “musulmani nei Balcani occidentali”.

Tuttavia i musulmani dei Balcani occidentali rimangono la più moderata delle popolazioni musulmane nel mondo, ma una minoranza esigua è stata indottrinata nelle forme più estreme dell’Islam, nelle scuole dei fratelli musulmani. Dopo la disintegrazione della ex-Jugoslavia nei primi anni ‘90 alcune fondazioni di beneficenza, principalmente arabe, hanno voluto entrare in gioco per orientare l’influenza di alcuni paesi che hanno ancora un forte retaggio culturale e religioso ottomano verso l’orientamento della Arabia Saudita, e perciò a parte i soldi hanno investito anche sui giovani poveri dei villaggi aprendo piccole madrase (scuole religiose), ma anche dando borse di studio per Arabia, Libia, Egitto e Siria.

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