Il presidente iraniano Hassan Rouhani sarà a Roma sabato 14 e domenica 15, incontrerà sia il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, che il presidente del consiglio, Matteo Renzi, ma vi sarà anche uno storico colloquio in Vaticano con Papa Francesco. Ecco dettagli, obiettivi e sfide della visita

Grazie all’autorizzazione del gruppo Class editori pubblichiamo un estratto dell’articolo di Carlo Valentini apparso su Italia Oggi, il quotidiano diretto da Pierluigi Magnaschi

No, non dividiamoci anche sulla visita in Italia del presidente di un grande paese del Medio Oriente come l’Iran. Si può utilmente percorrere una via di mezzo tra la realpolitik assoluta, disposta a sacrificare tutto sull’altare del business, e i pasdaran dei diritti umani. Si tratta di intrecciare abilmente i due livelli, con l’obiettivo non di esportare con la forza ma di fare condividere a poco a poco anche in quella parte del mondo gli ideali della rivoluzione francese che hanno reso grande l’Europa e potranno rendere grande anche il Medio Oriente.

GLI INCONTRI

Il presidente iraniano Hassan Rouhani sarà a Roma domani e domenica, incontrerà sia il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, che il presidente del consiglio, Matteo Renzi, ma vi sarà anche uno storico colloquio in Vaticano con Papa Francesco. Al seguito, una folta delegazione di imprenditori e investitori. Il volume degli affari commerciali dell’Italia con l’Iran è attorno ai 700 milioni, una cifra quasi irrisoria ma giustificata dalle sanzioni internazionali che hanno bloccato lo sviluppo delle relazioni. Firmato l’accordo sul nucleare, l’Iran torna a essere un player dell’economia internazionale e l’Italia può inserirsi in questo suo desiderio di riscatto e di crescita.

POSSIBILE LIBERALIZZAZIONE

Lo sviluppo economico potrebbe anche favorire una liberalizzazione del regime, dove vige il pugno di ferro nonostante l’Occidente abbia salutato con favore l’ascesa di Rouhani, considerato il più accomodante tra gli ultraconservatori. La fotografia che arriva da Teheran è raccapricciante: duemila prigionieri sono stati giustiziati dall’inizio della presidenza di Rouhani (giugno 2013) a oggi. Con un crescendo che nell’anno in corso ha già registrato 854 esecuzioni, di cui 560 per reati di droga. Negli ultimi due anni anche una ventina di minorenni sono stati giustiziati.

LA REPRESSIONE DEL REGIME

I numeri si riferiscono ai processi ufficiali. Poi c’è la repressione nascosta politico-religiosa. Dall’estate 1988, quando Khomeini pronunciò una fatwa da pulizia etnica almeno 30 mila prigionieri politici sono stati impiccati, accusati di essere «nemici di Allah». Infatti è sufficiente essere riconosciuti colpevoli di Moharebeh (inimicizia contro Dio) per avere immediatamente la testa infilata nel cappio. Infine non si contano le torture, le amputazioni, le fustigazioni, le punizioni crudeli, disumane e degradanti inflitte nel nome della sharia.

I DIRITTI CIVILI

Riuscire a modificare questa situazione è impresa ardua e servirà senza dubbio una lunga marcia. L’hanno intrapresa, tra gli altri, Amnesty International e Iran Human Rights, che hanno anche invitato con due lettere Renzi, a non dimenticarsi dei diritti civili in occasione del suo incontro con Rouhami. Tra l’altro, l’Iran Human Rights segnala un fatto singolare: l’Iran, nella sua lotta al narcotraffico «utilizza le risorse internazionali dei programmi dell’ufficio delle Nazioni Unite per il controllo della droga e la prevenzione del crimine. Risorse che, di fatto, finanziano misure che portano sul patibolo centinaia di persone ogni anno, al termine di procedimenti giudiziari che spesso si svolgono a porte chiuse nei tribunali rivoluzionari, senza garanzie per i diritti degli imputati. Ed è questa la ragione per la quale vari paesi europei, come Danimarca, Irlanda, Gran Bretagna hanno smesso di dare il loro contributo, a fronte della constatazione che i finanziamenti a quei programmi si traducono, nel caso dell’Iran, in un incremento delle esecuzioni». Sarebbe auspicabile che l’Unione europea prendesse una decisione comune su questa faccenda.

RECIPROCA COMPRENSIONE

La bandiera dei diritti civili è quindi da dispiegare. Ma nel confronto, nell’incontro, nello sforzo di reciproca comprensione. Come del resto indica il Papa accettando di incontrare il presidente iraniano e in questo differenziandosi anni luce dall’Unione delle comunità ebraiche italiane che ha firmato un durissimo appello al governo italiano: «L’Iran di Rouhani è una spietata dittatura, che nega i più elementari diritti alla sua popolazione e continua a costituire una minaccia terribile per Israele, l’Europa e tutto il mondo. Un fatto che non può essere messo sotto al tappeto dai sorrisi e dalle strette di mano della diplomazia. Per questo è fondamentale che il primo ministro Matteo Renzi, incontrandolo, sollevi chiaramente e con incisività i problemi aperti».

IL RUOLO DELL’IRAN IN SIRIA

L’Iran va aiutato a proporsi come artefice di una mediazione che limiti i conflitti in questa parte del mondo. L’ingresso nella coalizione militare che si sta strutturando e che comprende Damasco, Baghdad, Mosca e appunto Teheran, farà senz’altro giocare a Rouhani un ruolo di primo piano nel post-Assad. È quindi anche sul piano degli assetti internazionali, oltre che dei diritti civili e dello sviluppo economico, che la visita del presidente iraniano in Europa ha un grande significato, e pure il fatto che essa parta dall’Italia, il paese che più si protende nel Mediterraneo, è indice di un’apertura iraniana che va e colta.

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