Quando ho letto i primi tweet circolare online sulla decisione del PD di Napoli di estendere l’arco delle alleanze ad NCD, consentendogli di partecipare alle primarie di partito della coalizione di centro-sinistra (?) ho avuto un brivido lunga la schiena e un sussulto interiore. Sono rimasto basito e poi mi sono irritato.

La prima domanda che mi viene in mente è: come si può definire primarie del centro sinistra qualche cosa che include un partito che si chiama nuovo centro destra?

La risposta è semplice: non si può fare. Si tratta di una contraddizione in termini. Si tratta di uno snaturamento incomprensibile agli occhi di tante iscritte e di tanti iscritti al PD, così come agli occhi di tante elettrici e tanti elettori del centro sinistra.

Si obietta dicendo: “ma NCD è al governo con il PD”. La risposta, anche questa abbastanza ovvia per me, è che le dinamiche parlamentari e di governo sono altro dalle dinamiche territoriali locali. Inoltre, al Parlamento gli italiani votano e le maggioranze si devono formare sulla base di quegli esiti elettorali, la democrazia è questa. Se NCD è al governo con il PD, così come in Germania la CDU è al governo con l’SPD, non mi stupisce affatto. Gli italiani, popolo sovrano, hanno votato in quel modo e diversamente non si può fare, considerando che il M5S nel 2013 ha chiuso le porte in faccia a Bersani. L’obiezione quindi è assai debole. Anzi, pretestuosa.

La dinamica che invece emergerebbe dalla scelta del PD di Napoli avrebbe delle conseguenze disastrose e darebbe inizio a una vera e propria trasmutazione genetica del partito. Le primarie di coalizione devono essere fatte (e magari sarebbe bene ri-discutere l’intero assetto dello strumento primarie nel PD) con i partiti che condividono valori e orizzonti riconducibili al centro-sinistra. Allo spirito socialdemocratico che ci dovrebbe contraddistinguere. Se penso alla Germania è assurdo pensare che a votazioni per la selezione di un candidato SPD venga concesso all’FDP o alla CSU di partecipare. Ed è assurdo anche l’opposto.

Bisogna distinguere nettamente tra dinamiche di partito e di coalizione, dove si chiede la partecipazione a iscritte e iscritti e simpatizzanti, e dinamiche parlamentari. Mi sembra anche assurdo doverlo ricordare.

Ma tornando a noi: l’identità di questo partito che fine farà? Abbiamo uno Statuto e un codice etico che ci collocano in una certa area politica. Siamo parte del Partito Socialista Europeo (PSE) e anche di questo dobbiamo tenerne conto. Ma inoltre, cosa assai più importante, noi non abbiamo niente a che spartire con NCD, composto da personalità protagoniste del ventennio berlusconiano. Complici, a mio modesto avviso, del disastro in cui ci troviamo da anni.

Badate bene, non è una cosa solo italiana. In un bellissimo incontro con DL21, il gruppo di sinistra della SPD, a Berlino, ho incontrato Gesine Schwan, candidata alla Presidenza della Repubblica federale tedesca, prof.ssa di scienza politica e fondatrice della Viadrina Universität, una delle più importanti università tedesche nell’ambito degli studi europei.  Ebbene, anche lei osservava, nel caso tedesco, come la perdita di una chiara collocazione politica socialdemocratica, da parte dell’SPD, troppo spesso affiancato alla CDU nei vari governi, abbia disorientato l’elettorato. Abbia concorso a una crisi di fiducia profonda. A una perdita, in sostanza, di un riferimento identitario chiaro. Ed è questo il punto centrale del problema: la nostra identità.

Noi siamo altro da loro. Lo dico convintamente e con forza. Credo che il nostro partito in questi ultimi due anni abbia percorso una strada sbagliata. Fatta di errori politici gravi che hanno poi condotto, in larga parte, allo scoramento, alla perdita di iscritte e iscritti, all’emorragia di elettrici ed elettori, così come alla costituzione di due soggetti esterni al PD, ma appartenenti all’area del centro sinistra, che sarebbe un gravissimo errore sottovalutare: Possibile di Pippo Civati e Sinistra italiana di Stefano Fassina.

Il 40% delle elettrici e degli elettori non vota più. Quel capitale politico è inutilizzato. Non perché siano ignavi (alcuni magari sì), ma perché non capiscono chi dovrebbe rappresentarli. E in che cosa si distinguono le politiche del CS da quelle del CD. Errori terribili che, come ho più volte scritto e detto, ci porteranno a uno scenario non positivo di crollo sistematico del consenso. Come accadde all’SPD nel 2005, che dal magnifico 40% circa è crollata al 25%. Un dato mai più cambiato, se non con lievissime flessioni in positivo, fino ad oggi. E che succederà dopo questa ennesima esperienza di Große Koalition? Chissà.

Matteo Renzi all’ultima Assemblea PD,  a noi delegati e delegati, ha detto che del PD (partito) non vuole occuparsi. Che deve pensare all’Italia. Il problema è serio: perché si vedono le ripercussioni a livello locale del suo totale disinteresse per il partito. E pure gente come Matteo Richetti, che certo non è mai stato e non è un gufo ha ammesso che c’è un problema. Naturalmente dalla sua prospettiva, di un percorso di rottamazione interrotto. Dalla mia prospettiva è problema di identità del partito e di uno scivolamento palese al centro-centrodestra che disorienta tutte e tutti, compreso me.

Ora, le amiche e gli amici di Possibile si diranno soddisfatti del fatto che il PD di Napoli, da solo, senza nessuna discussione a livello nazionale, abbia preso una posizione simile. Ma sbagliano, perché non trarranno alcun beneficio elettorale da questo passo falso del PD napoletano. Le persone deluse scivolano nell’astensione. E se proprio decidono di votare, il gran dispetto sarebbe votare M5S, non certo Possibile o Sinistra Italiana.

Abbiamo sparsi qua e là in Italia modelli importanti, come Milano e Cagliari, dove le coalizioni di centrosinistra reggono e hanno successo. Dove il partito interlocutore è SEL e non NCD. Poi si vedrà, se sarà Sinistra Italiana un nuovo interlocutore credibile. Giacché Possibile ha detto: mai con il PD.

Di fronte a questo caos turba il silenzio della dirigenza nazionale del PD. Nessuno si è ancora pronunciato con parole chiare. E io chiedo invece che lo facciano e anche rapidamente. Perché non sono le voci critiche del PD a creare disaffezione e a incentivare il M5S nei sondaggi, ma queste assurdità, queste ambiguità, queste scivolate incomprensibili.

Credo fermamente, quindi, che il percorso giusto sia di riportare questo partito ai suoi valori e al suo orizzonte politico: la sinistra. Una sinistra riformista e quindi socialdemocratica. Capace di raccogliere la sfida del governo e di essere motore del cambiamento positivo che serve al Paese.

Mi definisco un pragmatico di sinistra. Perché non credo che bastino le grandi visioni e le grandi teorie a cambiare il mondo, ma fatti concreti. Purché coerenti con un certo set di valori e di idee. Lo sforzo che stiamo compiendo all’interno del Partito Democratico da mesi è giusto e mi convinco sempre di più che stiamo facendo bene. Da quando è nata ReteDem che ha raccolto esperienze e competenze molto importanti, si stanno creando fronti comuni all’interno della sinistra del PD. Le iniziative congiunte iniziate il mese scorso per gli emendamenti alla legge di Stabilità sono una prova della capacità e concretezza di cui la sinistra è capace, se si mette insieme e fa fronte comune contro le derive del momento, dettate ovviamente dalla volontà di galleggiare anziché di aspirare a grandi cose in una prospettiva di lungo termine.

Il 12.12.2015 si tiene una manifestazione congiunta tra i gruppi di minoranza del PD, con Sergio Lo Giudice (ReteDem), Gianni Cuperlo (SinistraDem) e Roberto Speranza (Sinistra Riformista). Un segno importante di impegno e di voglia di cambiare le cose. Deve essere chiaro alle iscritte e agli iscritti, e sta a noi, nei nostri rispettivi territori, saperlo spiegare e coinvolgere, che non c’è solo chi cerca l’alleanza con NCD o che si adagia su ogni decisione, che non ci sono solo novelli Paolo da Tarso convertiti sulla strada di Firenze, non certo per forte convinzione ma per interesse, ma c’è anche e soprattutto un gruppo ampio che vuole difendere i valori della sinistra nel PD, che vuole lavorare onestamente e concretamente per ri-collocare l’asse del partito verso sinistra e che vuole restituire ai valori che ci contraddistinguono il posto che meritano, quelli di bussola delle nostre azioni politiche: solidarietà, equità, giustizia sociale, rispetto della dignità umana, lotta alle discriminazioni e legalità, in ogni sua forma. Per citarne alcuni.

Questo fronte comune deve ora essere compatto e lavorare concretamente e incessantemente per la costruzione di questa alternativa necessaria e urgente, forse l’ultima possibilità, per il PD. La direzione è questa: ultima stella a sinistra questo è il cammino…

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