Quello delle feste, quelle invernali in special modo, è il tempo del racconto e del raccontare. Le fiabe, le saghe. Del bene e del male. Oggi, i mezzi per assistere a uno spettacolo, guardare un film, una recita a teatro, ascoltare un audiolibro, si sono moltiplicati. Dalla nonna a Netflix si va dall’infrarosso all’ultravioletto quanto a spettro del visibile e del raccontare, appunto.
Però, il moltiplicarsi dei mezzi e della loro potenzialità tecnologica non deve farci perdere di vista l’importanza dell’immaginario. E di quella capacità, magica, di dare stupore che hanno le storie che sanno essere universali e inclusive.
Portate i vostri bambini a vedere lo Schiaccianoci, dunque. Il maestro Pietro è grande. Vedrete raccontato l’eterno scontro tra la sobrietà del bene e il male, seducente e carsico. In un sogno dove, come in un bazar coloratissimo, c’è tutto il mondo. Vedrete ballare i toreri spagnoli e subito appresso i pulcinella napoletani. Danze arabe e russe. Le streghe malvage e lo sbocciare dell’amore innocente.
Lasciate perdere le americanate dei super eroi. Ci si trovano giusto gli incubi di una società malata che suggerisce a se stessa il più catastrofico dei finali.

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