Chi pensava che Alessandro Baricco avesse esaurito la sua vena artistica, chi pensava che, in ossequio all’adagio che dice che chi non sa fare insegna, avesse oramai appeso gli scarpini della narrazione al chiodo, si deve ricredere. Palamede, l’eroe cancellato è bellissimo. Non è un libro, ma è lo sfogliarsi del racconto dentro l’arena del teatro. Un cuntu è questo spettacolo a più voci.
Baricco si rivela un grandissimo perché pesca nell’Ellade un personaggio che è epico nella sua discrezione. Che è esemplare nel non essere rappresentativo, nell’ aver fatto a botte con l’antonomasia.
Palamede è un greco ed è un giusto. È la parte buona dell’intelligenza, quella che spesso e volentieri soccombe contro la parte nera: l’astuzia. Che dell’intelligenza è la parte pratica, opportunista, che è sempre al passo con i tempi. Al posto giusto al momento giusto. Diabolica. Quella di Ulisse, insomma, dei cosiddetti battutisti che sanno sempre strappare un sorriso e piacere a tutti.
L’allestimento scenico è perfetto. Quell’idea dello sfrangersi dei cristalli alla fine della prima parte, rende perfettamente l’idea del venire meno della giustizia. Del venire meno del terreno sotto i piedi di chi subisce l’ingiustizia. Senza giustizia, viene meno anche la libertà e tutto si sfascia.
In scena con lo stesso Baricco, Michele di Mauro, esperto e bravissimo attore astigiano, a suo agio nei ruoli drammatici. E poi la bellissima e grecissima – anche se per metà siciliana e per metà piemontese – Valeria Solarino. A lei, Baricco affida il pezzo più bello dell’opera. La difesa di Palamede presa direttamente dai pochissimi frammenti rimasti dal Palamede di Gorgia da Lentini. Già perché quel poco che si sa su Palamede, lo si deve quasi tutto al filosofo siciliano. Gorgia mise a punto la sua tecnica oratoria basata sul ricorso al ragionamento per assurdo, all’utilizzo del mito, e all’uso persuasivo della parola e della voce, proprio su “ Palamede” e su “Elena”. Grazie a Rai5 uno spettacolo così bello è stato messo a disposizione anche di chi a teatro non può andare. Anche di chi, abitando quel ghetto che è il sud più sud – la Sicilia – pensa che la sua emancipazione venga dalla realizzazione dell’autostrada quando invece è proprio prendendo la statale da Catania verso Ragusa che si passa da Lentini. Già, la città di Gorgia.

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