“What’s up” in inglese significa “Come va?” e da questa semplice espressione informale deriva WhatsApp, la app di messaggistica mobile più in voga del momento che ti consente di comunicare contemporaneamente e in modo rapido con più persone, di inviare foto, video e messaggi audio. Si verifica subito se il messaggio è stato letto, a seconda che appaia o meno la doppia spunta blu, si controlla se una persona ti sta scrivendo e se “online” o “offline”.

Chi di voi non fa parte di almeno tre o quattro gruppi wa? Quello della classe, dello sport e del catechismo per i figli, il gruppo della palestra e dei vari hobby per gli adulti. E poi ci sono i sottogruppi. L’altro giorno una mia amica mi ha rivelato che, oltre al gruppo wa della classe della figlia, lei appartiene anche ad un sottogruppo wa di mamme della stessa classe più in confidenza rispetto alle altre.

Perché questo grande successo? Cosa cambia WhatsApp nelle nostre relazioni e nel nostro modo di vivere e di comunicare? Quali sono i rischi? Il successo deriva sicuramente da due fattori inconfutabili: si tratta di una app gratuita e garantisce una comunicazione veloce ed efficace, creando anche nuove relazioni in modo facile e quasi istantaneo.

Cionondimeno il rischio è la ridondanza linguistica e la possibilità di deteriorare i rapporti interpersonali (soprattutto quando non sono molto strutturati) con la stessa facilità e velocità in cui vengono creati. Perché, ad esempio, un amico non mi risponde e mi ignora?

Secondo il grande filosofo e sociologo Zygmunt Bauman, inventore del concetto di “società liquida”, il vivere online ci rende più fragili perché siamo condizionati da tutti i movimenti ed i cambiamenti “virtuali” degli altri. Ed il problema è che spesso riportiamo questa fragilità dalla vita virtuale a quella reale.

 

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