Il commento dell'editorialista Angelo De Mattia

Ieri a Bruxelles si è svolta una delle riunioni decisive sull’istituzione delle bad bank. Si tratta di mettere fine a una vicenda che dura da oltre un anno e che, se si prendono a riferimento le proposte per la realizzazione del veicolo in questione, sabato prossimo, quando il Forex si terrà a Torino, compirà due anni, visto il progetto fu proposto dal governatore di Bankitalia Ignazio Visco nell’edizione 2014 di Roma del convegno degli operatori finanziari.

A poco alla volta sono cadute soluzioni che pure nel passato avevano dato buona prova, con particolare riferimento alla bad bank costituita a suo tempo presso il Banco di Napoli, il consuntivo del cui operare è giudicato unanimemente eccellente: le innovazioni normative non hanno consentito la riproposizione di un tale modulo che avrebbe risolto numerosi problemi e consentito di raggiungere validi risultati. Mettiamo pure questo aspetto in conto al tributo che bisogna pagare all’Unione, così come ad esso bisogna attribuire i diminuiti poteri in materia di promozione delle aggregazioni bancarie in capo alle autorità nazionali e soprattutto l’inadeguatezza Meccanismo unico di Vigilanza, considerato il grave errore commesso nel non informare tempestivamente e adeguatamente del significato del questionario inviato alle banche italiane sui crediti in sofferenza: si è permesso così che il disorientamento, la confusione e la speculazione avessero campo libero in borsa per tre giorni.

C’è da chiedersi come possa accadere che nella Vigilanza unica, pronta ad alzare il dito per contestare le inadeguatezze patrimoniali degli istituti, non si sia chiamato formalmente a rispondere chi di dovere. L’altra grave responsabilità politica pesa sulla Commissione Ue per gli ostacoli reiteratamente frapposti al progetto di bad bank in nome di una concezione assurda del divieto di aiuti di Stato, lontana dalla considerazione del punto 3 dell’articolo 107 del Trattato Ue. Dalla bad bank unica nazionale si è ora passati alla pluralità di veicoli della specie, istituibili da ciascun istituto che vi abbia interesse, a fronte del quale sarebbe ammessa la garanzia pubblica; ma nel confronto odierno restano aperti i problemi del prezzo della cessione dei prestiti al veicolo, del costo della garanzia e dell’ammontare complessivo stanziabile da parte dello Stato o dell’ente pubblico chiamato a concedere tale facilitazione. Saranno questi gli argomenti su cui si incentrerà la discussione, che si svolgerà sulla base di pure simulazioni non sussistendo prezzi di mercato per le cessioni e per la garanzia, al di là della valutazione che è stata fissata per le sofferenze (17,6% del loro valore) cedute alla bad bank dalle quattro bacche salvate, che tuttavia non può essere assunta a cogente parametro di riferimento.

L’aspetto singolare è che una struttura preposta al controllo e alla tutela della concorrenza, qual è quella alla quale sovrintende la commissaria Ue, pensi di fissare ex auctoritate i prezzi da stabilire: una patente contraddizione con la funzione istituzionale. Discende da ciò che dopo tanto tempo, se si vorrà veramente arrivare a una conclusione oggi o nei prossimi giorni, si dovrà per forza optare per una scelta pragmatica, bandendo prezzi-ombra e altre astruserie di cui si è parlato in questi mesi. Anche la burocrazia brussellese, che in questo caso si è illustrata per una vacua testardaggine, avrà finalmente capito che oltre non si può andare con il rigorismo, non di rado a senso unico, anche perché i danni provocati sono enormi. E, se malauguratamente non si dovesse arrivare a una conclusione, sarà doveroso darne immediata spiegazione indicando nel contempo il modo in cui si pensa di proseguire. Resta anche la necessità che, se gli ostacoli che continuassero a emergere da parte della Commissione risultassero particolarmente rilevanti, il governo riprenda la propria autonomia e provveda a emanare la misura che ha ipotizzato. Inseguire ancora un placet di Bruxelles sarebbe a questo punto massimamente deleterio per tutti, a cominciare dallo stesso esecutivo.

(Pubblichiamo questo articolo uscito sul quotidiano MF/Milano Finanza diretto da Pierluigi Magnaschi grazie all’autorizzazione del gruppo Class Editori)

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