Titoli bancari ieri in calo a Piazza Affari, dopo l’intesa tra Roma e Bruxelles su una garanzia sulla cartolarizzazione delle sofferenze (Gacs), che faciliterà lo smaltimento dei crediti deteriorati. Banco Popolare ha perso il 7,8%, Bper il 4,7%, Carige il 3,7%, Ubi il 3,2%, Unicredit il 3%, Bpm e Mediobanca l’1,5% e Intesa Sanpaolo l’1%.

In rialzo solo Mps (+1,1%). Borsa e operatori si sono mostrati ancora incerti sui benefici dello strumento. Da un punto di vista generale, l’intesa tra il ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan e la commissaria Ue alla Concorrenza Margrethe Vestager è giudicata positiva, perché conclude la trattativa dopo anni di discussioni in tema di bad bank o simili. Ma proprio le negoziazioni, realizzate dopo l’inasprimento delle regole europee sugli aiuti di Stato, hanno condizionato l’esito finale. Ora sarà necessario verificare se e in quale modo lo strumento attirerà l’interesse di banche e investitori. L’obiettivo non è quello di salvare le banche, che hanno già requisiti oltre le richieste Bce, ma aiutarle a cedere i crediti deteriorati, una zavorra per il credito e per l’economia italiana.
Come funzionerà il meccanismo? Le banche potranno creare veicoli (special purpose vehicle o Spv) che rileverannno le sofferenze. I veicoli, per comprarle, dovranno finanziarsi emettendo titoli di diversa rischiosità in diverse tranche (senior, junior e mezzanine).

Gli investitori potranno acquistare questi titoli. Così le sofferenze nei bilanci delle banche alla fine si trasformerebbero (attraverso i veicoli) in titoli acquistabili da investitori, come avviene nelle cartolarizzazioni. In più c’è la possibilità di una garanzia pubblica, varata per avvicinare banche e investitori. Lo Stato garantirà soltanto le tranche più sicure (senior), cioè quelle che sopportano per ultime le eventuali perdite (derivanti da recuperi sulle sofferenze inferiori alle attese). Le garanzie possono essere richieste dalle banche, a fronte del pagamento di una commissione periodica al Tesoro. Il prezzo della garanzia è stato al centro delle discussioni con la Commissione Ue: Roma e Bruxelles hanno concordato una soluzione di mercato e quindi non giudicata aiuto di Stato. Il prezzo è calcolato prendendo come riferimento i prezzi dei credit default swap degli emittenti italiani con un livello di rischio corrispondente a quello dei titoli garantiti. Come ha spiegato il Tesoro, il prezzo sarà crescente nel tempo, sia per tenere conto dei maggiori rischi connessi a una maggiore durata dei titoli sia per introdurre nello schema un incentivo a recuperare velocemente i crediti. Lo Stato rilascerà la garanzia solo se i titoli avranno ottenuto un rating uguale o superiore all’investment grade valutato da un’agenzia di rating.

Per i conti pubblici non cambierà nulla nel breve termine, perché le garanzie non incideranno né sul deficit né sul debito, come ha precisato Padoan. L’impatto potrà esserci solo se le garanzie saranno effettivamente escusse. Nel frattempo, però, le banche pagheranno per avere la protezione pubblica sui titoli senior, quindi ci sarà un beneficio per i conti pubblici. Già in passato i Monti-Tremonti bond per Mps e le garanzie pubbliche sui titoli utilizzati nelle operazioni Bce non hanno causato alcun costo per lo Stato e anzi hanno migliorato i conti pubblici per circa 2 miliardi.

Le banche, soprattutto quelle di dimensioni medio-piccole, stanno valutando la convenienza di veicoli e garanzie (mentre istituti più grandi potrebbero farne a meno, considerando la maggiore capacità di gestire i crediti deteriorati). Gli istituti potrebbero registrare perdite, con effetti sul capitale, se i veicoli acquistassero le sofferenze a valori più bassi rispetto a quelli contabilizzati nei bilanci (al netto delle svalutazioni già effettuate). In compenso, però, ci sarebbe il beneficio di liberarsi di una parte delle sofferenze. Secondo le prime valutazioni di Equita, «con garanzie per 20 miliardi, le banche possono cedere 74 miliardi di non perrforming exposure lorde (-49%)» e «l’intervento del governo permette un aumento del prezzo di cessione dal 15% al 28% del nominale (pari a un tasso di copertura del 72%)». Gli analisti, però, hanno osservato che alcune banche devono considerare i vincoli patrimoniali posti dalla Bce con i requisiti Srep: «Ipotizzando un buffer di 50 punti base, Unicredit e Carige non potrebbero sostenere le svalutazioni necessarie alle cessioni (cioè un aumento dei tassi di copertura al 72%), mentre Mps e Banco Popolare solo in parte (-21% e -25% di riduzione dello stock di non performing exposure). Tutte le altre banche, invece, potrebbero cedere l’intero portafoglio». Secondo Barclays le sei maggiori banche potrebbero aver bisogno di accantonamenti tra 6 e 28 miliardi nei diversi scenari, anche se la stima non ha considerato il valore della garanzia e la possibilità per gli istituti di non aderire allo schema.

Le analisi di ieri sono comunque preliminari, in attesa dei testi definitivi. Il Consiglio dei ministri della prossima settimana dovrebbe includere in un unico decreto le norme sulle garanzie pubbliche, quelle per velocizzare il tempo di recupero dei crediti deteriorati e quelle sulle Bcc. L’Abi ha rimandato il giudizio di merito sulla Gacs fino a quando le misure saranno pubblicate. Per il momento il dg dell’Abi, Giovanni Sabatini, ha espresso «soddisfazione per la costruttiva conclusione del lungo negoziato del governo con la Commissione europea sui crediti deteriorati che darà certezza del diritto al settore». Inoltre Sabatini ha osservato che le tranche senior con garanzia statale potranno essere usate come collaterale e acquistati dalla Bce nell’ambito del Quantitative easing. Il dg Abi ha aggiunto che, insieme ad altri strumenti, la Gacs «consentirà, in un orizzonte temporale ragionevole di tre anni, una riattivazione del mercato dei crediti deteriorati». L’auspicio di altri operatori è che la garanzia statale consenta di aumentare l’interesse di investitori come fondi pensione e assicurazioni.

Con ogni probabilità il tema delle sofferenze e delle garanzie pubbliche sarà affrontato dal governatore della Banca d’Italia Ignazio Visco al Forex di sabato, assieme a quello delle norme Ue sulla risoluzione delle banche. Ieri il vice direttore generale di Bankitalia Fabio Panetta è intervenuto (come già in passato) sul bail-in e ha osservato che «alla luce degli effetti degli interventi sin qui effettuati, è auspicabile da parte del legislatore sia italiano sia europeo una attenta rivisitazione delle modalità e dei tempi della loro attuazione, soprattutto quando le debolezze del sistema creditizio hanno natura sistemica e derivano da eventi di natura eccezionale». Panetta ha sottolineato che «se si incrina la fiducia si riduce l’efficienza del sistema finanziario, con danni per l’economia reale. L’impossibilità di ricorrere alla garanzia ultima da parte del settore pubblico può generare rischi; un sistema bancario soggetto a interventi dei risparmiatori in caso di crisi può incrinare la fiducia anche verso le passività che pure il nuovo sistema normativo europeo intende tutelare».

(Pubblichiamo questo articolo uscito sul quotidiano MF diretto da Pierluigi Magnaschi grazie all’autorizzazione del gruppo Class Editori)

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