Ecco chi sono le donne delle Forze Armate italiane

Ecco chi sono le donne delle Forze Armate italiane

Chi sono le donne in armi nella storia anche italiana? Perché sono spesso invisibili o tutt’al più divenute simboli strumentali per affermare che il principio di antidiscriminazione con un Ministro donna a capo dei 4 comparti (proprio oggi divenuti 3 perché le guardie forestali sono state eliminate)? Chi sono in realtà le militari nelle forze armate contemporanee? Come vivono, lavorano e affrontano il combattimento accanto agli uomini?

A partire dalla seconda metà del Novecento le forze armate dei paesi occidentali hanno vissuto cambiamenti profondi: uno dei più significativi, dal punto di vista non solo organizzativo ma anche e soprattutto culturale e sociale, è rappresentato dalla sempre modesta ma stabile partecipazione femminile alla carriera professionale. Vi è un intreccio tra genere, guerra e servizio militare femminile, nel contesto Nato e nelle guerre contemporanee, dalla prima nel Golfo Persico a quelle tutt’ora in corso.

Ci interessa studiare i dati e avanzare un bilancio della spesso dimenticata presenza delle militari nelle file delle forze armate italiane che offre un punto di vista davvero originale su cosa sia l’Italia oggi. Non è retorico evidenziare che un cambiamento culturale e organizzativo così importante non poteva non comportare una vera e propria rivoluzione. Noi ci siamo posti la domanda a fronte di un fenomeno in crescita: da una parte le richieste di prepensionamento offerte dalla norma che stanno aumentando, e dall’altra i nuovi concorsi emanati dal Ministero della Difesa con scadenza delle domande il 15 febbraio prossimo e del quale non si è avuta molto notizia.

Infatti i concorsi, per esami, per l’ammissione di Allievi e allieve Ufficiali alla prima classe dei corsi normali delle Accademie delle Forze Armate per l’anno accademico 2016-2017. Sono così suddivisi: a) Esercito: 140 posti per il concorso, per esami, per l’ammissione di Allievi al primo anno del 198° corso dell’Accademia Militare; b) Marina: 118 posti per il concorso, per esami, per l’ammissione di Allievi alla prima classe dei corsi normali dell’Accademia Navale; c) Aeronautica: 80 posti per il concorso, per esami, per l’ammissione di Allievi alla prima classe dei corsi regolari dell’Accademia Aeronautica; d) Carabinieri: 50 posti per il concorso, per esami, per l’ammissione di Allievi al primo anno del 198° corso dell’Accademia Militare per la formazione di base degli Ufficiali dell’Arma dei Carabinieri.

Sappiamo che all’interno delle quattro Forze Armate le donne, sin da subito impiegate all’estero analogamente all’omologo personale maschile, in tutti gli incarichi operativi hanno ottenuto lusinghieri risultati in tutti i contesti. In particolare il loro impiego le ha viste protagoniste in Iraq, in Afghanistan, nella penisola Balcanica, in Libano per l’effettuazione di attività nei confronti di personale femminile locale come le perquisizioni, ricerca di informazioni,azioni operative e incursioni, interazione con donne autoctone, nonché interventi medici, che hanno contribuito a migliorare la percezione della popolazione locale nei confronti dell’intero contingente nazionale. Qui in Italia inoltre le militari sono sempre più numerosamente impiegate in servizi delicati che riguardano contrasto alla delinquenza spaccio, terrorismo, ecc. E’ lecito domandarsi se sotto ogni aspetto riguardante lo stato giuridico, l’avanzamento, la formazione, l’addestramento e l’impiego del personale femminile, sia evitato il generarsi di discriminazioni e l’assenza di preclusioni e di particolari limitazioni sia all’impiego che nelle carriere. Ma ci domandiamo se il livello di integrazione ha raggiunto buoni risultati poiché, il dato relativo alla presenza femminile nelle tre Forze Armate e nell’Arma dei Carabinieri si aggira intorno ad una percentuale limitatissima del 3%.

L’idea della donna, calata nell’ambito familiare e poco incline ad imbracciare le armi, ostacola ulteriormente l’accesso ancora oggi e non ci risulta che nei 4 corpi vi sia,per esempio, un’adeguata riserva di privacy nelle strutture come i bagni riservati, e dunque anche questo comporta una difficoltà che coinvolge le donne italiane, così come una maggiore partecipazione femminile alle vita politica del paese così ancora dominata dal potere maschile. È difficile immaginare come in un clima ancora così ostile possa farsi strada un rafforzamento favorevole all’ingresso delle donne nelle Forze armate. Non essendo presente, infatti, nella Costituzione Italiana, una disposizione che espressamente escluda le donne dalla carriera militare, l’approvazione definitiva solo della legge
380 nel 1999 ha dato il via a questo ingresso così ancora lento.

Bisogna anche sottolineare che politicamente non c’è ancora un’apertura culturale e favorevoli alla donna in armi: anzi è osteggiato dai pacifisti. E’ ancora dominante l’idea che adattare la donna e il corpo femminile alla vita militare, la natura stessa dell’animo femminile impedisce alla donna, che è portatrice di vita, di diventare promotrice di morte. Diverse, quindi, sono le opinioni in tema di donne soldato. Anche all’interno del mondo femminile si può assistere ad una spaccatura tra chi è contrario allo scoppio di un conflitto, e di conseguenza condanna la partecipazione femminile ad esso, e chi apprezza invece l’ingresso delle volontarie nelle caserme come l’aprirsi di nuovi orizzonti professionali. Qualunque possa essere l’opinione in proposito, non resta che aspettare constatare con il tempo se la presenza femminile nell’esercito potrà apportare dei vantaggi, così come ne ha portati nella vita politica e sociale. Il fatto è che avere un Ministro donna nelle Forze Armate non fa primavera.

ultima modifica: 2016-01-23T17:39:13+00:00 da Alessandra Servidori

 

 

 

 

 

 

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