I portoghesi andranno alle urne domenica prossima per scegliere un nuovo capo di Stato, che sarà il successore del conservatore Cavaco Silva, da dieci anni alla presidenza del Paese. È record di candidati per la storia democratica del Portogallo, ma i principali gruppi, il Partito Socialista (Ps) e il Partito Social Democratico (Psd), non ne hanno di ufficiali.

CRISI DEI PARTITI

Il Psd manifesta il suo sostegno a Marcelo Rebelo de Sousa, primo nei sondaggi, mentre il Ps si divide tra il candidato indipendente António Sampaio da Nóvoa e la socialista Maria de Belém. Secondo il politologo Nuno Augusto, in Portogallo, come nel resto dell’Europa, l’immagine dei partiti politici si è deteriorata progressivamente negli ultimi anni. In un’intervista di Euronews, Augusto spiega che c’è stato un “effetto di logoramento, un’enorme pressione per l’indipendenza del presidente della Repubblica dai partiti politici. Inoltre c’è un contesto recente segnato dal risultato delle ultime elezioni, di tutte le alleanze che si sono formate e il rapporto nato tra i candidati e il presidente della Repubblica”.

GOVERNO DI COALIZIONE

Nell’ultima tornata per eleggere il premier si è imposta la coalizione tra Psd e Pp, ma è stato il socialista António Costa a diventare primo ministro. Il Ps è riuscito ad ottenere il sostegno del Blocco di Sinistra, il Partito Comunista e il Partito Ecologista dei Verdi, e insieme hanno raggiunto la maggioranza in Parlamento. Un accordo fragile, però, a causa delle diverse posizioni politiche su debito pubblico e Nato, ad esempio. In questo quadro, il ruolo del presidente è cruciale per la stabilità politica del Paese.

“Siamo in un regime semipresidenziale. Non è parlamentare né presidenziale”, ha spiegato Augusto. “Una somma di fattori storici ha portato a dare al presidente della Repubblica il potere, fondamentale, di sciogliere il Parlamento e convocare elezioni, nominare governi e primi ministri”.

L’ULTIMO DIBATTITO

In un dibattito televisivo tra nove dei dieci candidati (l’unica a mancare è stata Maria de Belém, assente per la morte del collega socialista António de Almeida Santos), tutti hanno condiviso la necessità di trovare un accordo per garantire la stabilità politica. Marcelo Rebelo de Sousa e António Sampaio da Nóvoa hanno lanciato un appello per l’apertura di un dialogo istituzionale con l’esecutivo.

REBELO DE SOUSA, L’OPINIONISTA

Rebelo de Sousa, candidato di centrodestra e favorito nei sondaggi con il 55%, sostiene il bilancio proposto dal Parlamento per il 2016, perché prevede il ritiro graduale delle misure di austerità, senza violare le misure concordate con Bruxelles. Ha 67 anni e, se le previsioni dovessero essere confermate, vincerebbe al primo turno. È stato per molti anni opinionista politico in televisione. Non è il candidato ufficiale del Psd, ma conta sul sostegno del partito del quale è stato cofondatore, e anche su quello del Pp. Se sarà eletto, dovrà “coabitare” con il governo del premier socialista Costa.

SAMPAIO DA NOVOA, L’ACCADEMICO

Secondo un sondaggio di Eurosondagem, al secondo posto potrebbe esserci António Sampaio da Nóvoa con il 16,8% dei voti. Candidato indipendente ed ex rettore dell’Università di Lisbona, il suo programma verte sulla ristrutturazione del debito e la fine dell’austerità. “Non auspico una rottura con l’Unione europea” ha detto. “Non sostengo l’idea di non pagare unilateralmente il debito, ma auspico che all’interno dell’Unione europea ci sia quella solidarietà che consenta ai Paesi del sud, che hanno dei problemi, di trovare soluzioni realistiche e pragmatiche per risolvere la questione del debito che sta asfissiando le nostra capacità di crescita, di sviluppo e di mantenimento dello stato sociale”. Sampaio da Nóvoa, sostenuto dall’ex presidente Mário Soares, è molto critico sui programmi della Troika: “Questo fondamentalismo ideologico con cui il Portogallo è stato utilizzato per un esperimento del Fondo Monetario Internazionale ha dimostrato di essere un disastro, una catastrofe. Oggi tutti lo riconoscono”.

DE BELEM, L’AVVOCATESSA 

Al terzo posto, con il 16,3% dei voti, potrebbe esserci Maria de Belem. Avvocatessa dell’Università di Coímbra, è stata la prima donna presidente del Partito Socialista tra il 2011 e il 2014. Ha svolto l’incarico di ministro della Sanità tra il 1995 e il 1999 e di ministro delle Pari Opportunità nel 2000. Non è il candidato del Ps, ma è appoggiata dal ministro della Cultura, João Soares, figlio dell’ex presidente Mário Soares.

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