La questione è sempre meridionale e mai settentrionale perché, quando ci sono questioni da affrontare, i settentrionali si fanno comunità e provano a risolverle, mentre i meridionali si limitano a uno : -‘Nzu. Ora poi lo faccio -. E non fanno mai niente.
Prendete ad esempio la questione degli hotspot, i centri di identificazione e smistamento dei migranti. In Europa, e quindi a Roma, si é deciso che bisogna accelerare e metterli in funzione. Sono 5: tutti in Sicilia. Uno di questi nel porto di Pozzallo, nel cuore costiero della provincia iblea. Si dà il caso che la costa iblea è l’unico pezzo di costa della Sicilia che non è stato stuprato da una certa politica di visione elettorale che, dal dopoguerra sino ad oggi, non ha fatto altro che trovare il modo di impedire uno sviluppo economico dell’isola che ne rispettasse la naturale bellezza. Priolo, Gela, Termini Imerese sono i tre megafalli piantati sulla schiena dell’isola. Schiena, nel senso inverso della metonimia. Il tutto per la parte.
La solidarietà è importante. Certo. I siciliani hanno sempre le braccia aperte. Ovvio. Ma possibile che di fronte ai diktat di Alfano, emissario autoctono della governance europea, nessuno di Pozzallo o della provincia iblea abbia avuto da ridire alcunché? Possibile che nessuna delle opposizioni si sia intestata la polemica che legittimamente rivendica il fatto che, dal punto di vista dell’immagine, la presenza di un hotspot è evidentemente un danno alla promozione turistica dei luoghi che sono tra i pochi nell’isola che segnano un trend in progressiva crescita quanto ad arrivi?

In Val di Susa, appena sono arrivati gli scavatori per costruire il tunnel che avrebbe dovuto ospitare le linee ferroviarie della linea ad Alta Velocità (TAV), la comunità di valsusini si è mobilitata. Si è fatta compatta opponendosi con tutte le sue forze a quanto deciso a Bruxelles, Roma e Torino. Esperti e intellettuali, hanno innervato la protesta ponendo questioni di carattere ambientale, di tutela della salute contestando le stesse ragioni economiche dell’opera.

Purtroppo la Sicilia, uccisa dall’emigrazione e dall’assistenzialismo che passa attraverso i tanti e troppi redditi da lavoro pubblico, non si è e non potrà mai opporsi a nulla perché non ha interessi economici, liberi e privati, che possano innervare qualunque protesta. Il fragilissimo tessuto economico privato non ha la cultura del farsi comunità perché non ha la forza di affermare un proprio tornaconto che ha una pervicace e legittima ambizione di diventare patrimonio comune per tanti.

Il nome Nhotspot, però, non ha nulla da invidiare a NoTav. Avrebbe il suo mediatico perché.

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