La domanda è:- Si sarebbe festeggiato l’anniversario dei dieci anni delle Olimpiadi a Torino se non fossimo in campagna elettorale per la corsa a Sindaco dove Piero Fassino, sindaco uscente, è rappresentante di quel PD che si è intestato ogni merito delle Olimpiadi invernali del 2006? – . Ecco.

Piero Fassino va al Tg3 regionale a metà settimana e annuncia la tre giorni di giochi come un novello Nerone. Torino è la sua Roma. Musica, balli e danze. Luci e luminarie. Musei aperti, bracieri accesi. Mancano solo i sacrifici al Dio Apollo. E sia.

W le Olimpiadi della Nazione, momento di unione e di condivisione. Detonatore di tantissime cose. Alla miccia, dieci anni fa, Chiamparino e Ghigo con tanto di Coppola, da non confondersi con l’accezione sicula.
Dalle Olimpiadi della Nazione al partito della nazione, ecco Matteo fare Achille in sella a Verdini che in Parlamento vale quanto a Xalio e Banto. Matteo che manda avanti i due Aiace di Torino: Sergio e Piero.
Le previsioni meteorologiche, però, espressione moderna degli starnuti degli abitanti di Olimpo, sono pessime. Sono previste neve e pioggia per tutto il fine-settimana.
E non si capisce se gli Dei, sapendo di questi festeggiamenti per le Olimpiadi, non abbiano pensato a nuovi giochi e a nuovi atleti decidendo quindi di mandare la neve in montagna; o se, invece, adirati per questo abuso di anniversario abbiano deciso di farsi burla degli Achei del Pd.

Piero Fassino, dal canto suo, alle domande della giornalista del tg3 che gli chiedeva degli oneri dovuti al mantenimento dei costosi impianti sportivi costruiti per le Olimpiadi e oggi inutilizzati, risponde che tutti gli impianti sono funzionanti e impiegati. Udite queste parole, pare che sull’Olimpo a Zeus gli sia venuto un attacco di ridarella perché Ares, che è uno con la battuta sempre pronta, piglia e fa: – Si e come no. Infatti, ogni domenica al Circo Massimo di Cesana fanno la corsa sui i bob al posto delle bighe -. Diana, tanto le risate, per poco non si faceva la pipì addosso.

Dai classici greci a quelli da bacio perugina. Piero Fassino e Matteo Renzi – con quell’aria seriorissima il primo, spacconissima il secondo -, sembrano uscire dritti dalla penna di Oscar Wilde. Mentre Piero è sempre smunto, emaciato, serissimo. L’immagine ritta e sputata dell’impiegato dello Stato che assolve l’ingrato compito risparmiandolo alla comunità, Matteo – che sta dentro al quadro – s’ingrossa e fa inciuci. Non si frena e spinge sul pedale del marketing a tavoletta, fino alla propaganda.

Per gli avversari del Pd a Torino sarà durissima spuntarla. Messa per come si sta mettendo, tutto dovrà suonare come una partita tra sistema e anti-sistema. In modo da marginalizzare i concorrenti. Che è mossa assai astuta politicamente perché l’elettore torinese è assai conservatore. E la conferma arriva dalla spia verde. Che è spenta. La Lega è infatti assente. Perché gli interessi, non rottamabili, si abbeverano evidentemente alla stessa sorgente del Po.

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