Il commento di Paolo Mameli, senior economist della direzione studi e ricerche di Intesa Sanpaolo, sul dato produzione industriale.

La produzione industriale è calata per il secondo mese consecutivo a dicembre, di -0,7% m/m dopo il -0,5% m/m di novembre. Ci attendevamo una flessione (mentre le stime di consenso erano per un aumento di +0,3% m/m), che tuttavia è risultata più pronunciata del previsto. La variazione annua (in termini corretti per gli effetti di calendario) è tornata in territorio negativo per la prima volta da quasi un anno, a -1% da +1,1% precedente; peraltro, si tratta di un dato volatile, e la media mobile a 3 mesi resta positiva (a +1%). In termini grezzi, l’output a dicembre è rallentato a +2,1% da +4,3% a/a di novembre.

IL CONSUNTIVO 2015

In ogni caso, nell’intero 2015 la produzione è cresciuta per la prima volta dal 2011, dell’1% (da notare il +16,8% dei mezzi di trasporto e il +42,5% delle auto, un record assoluto). La contrazione di dicembre è dovuta al calo della produzione (il secondo consecutivo) nei comparti dei beni intermedi e strumentali (-1,8% e -1,3% m/m, rispettivamente). Anche il contributo dell’energia continua ad essere negativo (per il quinto mese consecutivo), come era facile attendersi viste le temperature superiori alla media registrate nel mese. Viceversa, c’è stato un recupero (dopo il calo del mese precedente) per i beni di consumo (+0,8% da -1,4% m/m di novembre), in particolare per i durevoli (+2,2% da -3,1% m/m precedente). Si tratta della conferma che la ripresa resta trainata dai consumi più che da export e investimenti, su cui pesano le incertezze riguardanti l’evoluzione dello scenario internazionale. In particolare la performance recente dei durevoli potrebbe essere spiegata dal calo dei tassi sui prestiti (e dalle più favorevoli condizioni di finanziamento).

LA MAPPA DEI SETTORI

Anche il dettaglio per settore di attività economica non è incoraggiante. Dei 13 comparti manifatturieri, solo 3 restano in crescita su base annua (erano ben 9 il mese scorso, in pratica la situazione tra settori in espansione e in contrazione si è ribaltata in un mese): si tratta, oltre ai “ben noti” mezzi di trasporto (che pure rallentano decisamente, a +9,2% a/a), dei prodotti petroliferi raffinati (+4,6% a/a) e dei prodotti chimici (+1,1% a/a). Viceversa i comparti più colpiti cono il metallurgico (-7,4% a/a) e la meccanica (- 4,3%): entrambi hanno invertito direzione di marcia (erano in crescita il mese scorso).

I CONFRONTI

In sintesi, il dato è negativo ma: 1) la flessione dell’output in Italia è stata inferiore a quella registrata sia in Germania che in Francia (-1,3%, al netto delle costruzioni, e -1,6% m/m rispettivamente); da notare che nel mese l’output è calato anche in Spagna, sia pure in minor misura (-0,2% m/m, prima flessione congiunturale dallo scorso agosto); 2) sulla variazione mensile della produzione industriale potrebbe aver pesato il ponte festivo di lunedì 7 e martedì 8 dicembre (la presenza di “ponti” ha spesso un’incidenza determinante sulla variabilità mensile dell’output); in tal senso, ci aspettiamo un rimbalzo a gennaio (stimiamo di 0,8% m/m).

LO SCENARIO

In ogni caso, il dato (oltre a creare un effetto statistico negativo di trascinamento sul trimestre corrente, che eredita dal precedente una variazione “acquisita” della produzione industriale di -0,6%) segnala rischi al ribasso sul dato sul PIL del 4° trimestre in uscita venerdì: l’output nell’industria è calato di un decimo negli ultimi 3 mesi dell’anno (dopo essere cresciuto di due decimi nei mesi estivi), il che segnala che l’industria non ha contribuito alla crescita del valore aggiunto nella parte finale del 2015. Ciò dovrebbe essere compensato da un contributo positivo dai servizi (più legati alla ripresa della domanda interna e meno esposti alle incertezze sullo scenario internazionale) e verosimilmente (ma in minor misura) dalle costruzioni. Tuttavia, il dato sulla produzione industriale suggerisce rischi verso il basso sulla nostra stima (già inferiore al consenso) di un PIL in crescita di appena 0,2% t/t come in estate. Ciò non dovrebbe comunque intaccare la variazione media annua del PIL nel 2015 (0,8% ovvero 0,7% se corretta per il numero di giorni lavorativi). Per l’anno in corso, manteniamo la nostra previsione – anche in questo caso, più cauta della media di consenso – di una accelerazione a 1,2% (anche se riconosciamo che i rischi verso il basso sono di recente aumentati).

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