L'approfondimento di Rossana Miranda

Il Partito Popolare Svizzero (SVP), formazione politica anti immigrazione con un terzo dei seggi in Parlamento, ha raccolto le firme necessarie per convocare un referendum il 28 febbraio prossimo. L’argomento: gli stranieri, aumentati con l’arrivo di rifugiati, comprometterebbero lo stile di vita elvetico.

LE POLEMICHE

L’ultimo censimento indica che nel 2015 in territorio svizzero vivono circa 1,1 milioni di immigrati. Circa il 25% della popolazione svizzera è straniera, la maggior parte proveniente da Paesi europei come l’Italia e la Germania. Anche il 68% dei reclusi nelle carceri sono stranieri. Col referendum del 28 febbraio – spiega Business Insider – si chiederà ai cittadini svizzeri se approvare l’espulsione immediata degli immigrati che abbiano violato la legge locale in qualunque modo: dall’omicidio all’eccesso di velocità alla guida.

SENZA APPELLO

Se questa legge dovesse essere approvata, gli stranieri saranno immediatamente rispediti nei propri Paesi d’origine dopo la sentenza di condanna, senza aver diritto a un appello. Potranno essere espulsi anche i figli di immigrati nati in Svizzera che non possiedono la cittadinanza, qualora accusati di aver commesso un delitto e che abbiano nella fedina penale due delitti minori commessi negli ultimi dieci anni.

IL SÌ IN VANTAGGIO

I manifesti che promuovono la campagna del Svp ritraggono una pecora bianca che spintona fuori dai confini svizzeri una pecora nera. Gli ultimi sondaggi indicano che i sostenitori del “sì” sarebbero leggermente in vantaggio rispetto ai contrari. Per Claude Longchamp, ricercatore dell’istituto GfS, se il quesito della consultazione venisse approvato “sarà un voto contro l’establishment e i grandi blocchi politici”.  Perché il “sì” passi basta la maggioranza semplice.

IL PRECEDENTE

La battaglia anti immigrati del Svp è cominciata nel 2010, quando attraverso un referendum venne chiesto al Parlamento di accelerare le espulsioni di stranieri in caso di reati gravi, ma preservando una “clausola di salvaguardia” che lasciava ai giudici il diritto di decidere su alcuni rimpatri, soprattutto per chi aveva origini svizzere.

SICUREZZA PUBBLICA

“La nostra priorità deve essere la sicurezza pubblica”, ha rimarcato un deputato del Svp, Heinz Brand. “La nostra proposta – ha spiegato – non ha l’obiettivo di rimpatriare il maggior numero di persone, ma di inviare un messaggio a chi potrebbe compiere un delitto”.

L’OPPOSIZIONE

Il Partito Liberale Democratico e il Partito Socialdemocratico si sono opposti allo svolgimento della consultazione, perché considerano le misure proposte razziste ed eccessive, e perché pensano possano incrinare i rapporti con l’Unione europea.

CONVENZIONE EUROPEA

I critici della riforma spiegano che i rimpatri automatici violerebbero la Convenzione europea sui diritti dell’uomo. Un ex giudice federale, Niccolò Raselli, leader della campagna per il “No” al referendum, sostiene che “negare a qualcuno la possibilità di essere interrogato, o di spiegare le circostanze del fatto prima della sua deportazione, danneggerebbe la giustizia svizzera ed europea”.

EFFETTI ECONOMICI

La Svizzera, rilevano molti osservatori, cerca ancora di riprendersi dai contraccolpi del passaggio del referendum per l’introduzione di quote per i lavoratori dell’Unione europea nel 2014: la decisione avrebbe infatti indebolito gli accordi commerciali con molti partner europei.

Grandi aziende multinazionali con base in Svizzera seguono con attenzione il referendum. L’impresa farmaceutica Novartis, ad esempio, ha due terzi dei suoi dipendenti di provenienza straniera e potrebbe decidere di cambiare sede dopo la consultazione.

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